In Ucraina vince la destra, ma la democrazia “occidentale” è ancora un sogno

[27 ottobre 2014]

In Ucraina si sono tenute le elezioni anticipate ma, nonostante una bassa partecipazione (al 40%) lo spoglio procede lentamente. Comunque andrà non si è trattato certo dell’apoteosi democratica che sognavano europei ed americani e si conferma la forza condizionante della destra nazionalista che ha fatto la “rivoluzione/golpe” di Piazza Maidan ma ha scatenato anche la guerra civile con la popolazione russofona che ha finito per frantumare il Paese con l’annessione della Crimea alla Russia e la creazione delle “repubbliche” autonome della Novorossia nell’est del Paese che ha disertato il voto e dove continuano i combattimenti tra nazionalisti e filo-russi.

Gli ultimi dati non ufficiali davano, con il 30% delle schede scrutinate,  appaiati al 21,6% il Blocco del presidente Petro Poroshenko (dato come sicuro vincitore dagli occidentali)  e il Fronte del popolo, costituito da partiti della destra nazionalista e filo-fascista, guidato dal premier Arsenij Jatsenjuk dato per spacciato e già con l valige in mano). Una brutta notizia se si pensa che le elezioni erano state convocate proprio per liberarsi della troppo ingombrante presenza di partiti i cui militanti sfilano esibendo i simboli della destra ucraina alleata di Hitler durante la Seconda Guerra mondiale.

I dati delle proiezioni elettorali confermano più o meno quelli  ufficiali pubblicati con il 25% delle schede scrutinate: la destra del Fronte Popolarwa al 221,69% e il Bolocco di Poroshenko al 21,69%, probabilmente nuovamente costretti a governare insieme ma rappresentando in realtà nemmeno il 20% dell’elettorato ucraino.

La nuova democrazia “filo-occidentale” ucraina comincia con una devastante dimostrazione di sfiducia nel nuovo corso e fa capire quanto la distanza tra i miliziani/militanti di Piazza Maidan ed i guerriglieri e l’avventura militare anti-russofoni sia distante dal sentire del popolo ucraino.

In questo Paese sfiancato dalle opposte demagogie e dalle promesse mai mantenute, dalle ruberie di politici ed oligarchi e dal terrore scatenato dai manipoli neofascisti e neonazisti che si scambiano colpi di Kalashnikov con  gli indipendentisti filo-russi, il 10,55 dei voti è andato al partito personale del sindaco di Lvov, Andrei Sadovy Samopomish, seguito con il 9,62% dal Blocco di opposizione che raggruppa diversi ex parlamentari filorussi del Partito del Regioni dell’ex presidente Viktor Ianukovitch e dal Partito radicale di Oleg Liachko al 7,64%, mentre il Partito Patria della pasionaria della rivoluzione arancione (ed ex icona dimenticata della libertà ucraina) Iulia Timoshenko precipita al 5,87% e supererebbe per un pelo il quorum del 5% necessario per accedere alla Rada, il Parlamento Ucraino, cosa che non riesce per la prima volta dall’indipendenza al Partito comunista Russo, forte nel Donbass che ha disertato in massa il voto.

Un flop che ha fatto dire a Marcus Papadopoulos, del giornale britannico Politics First, che «Le legislative in Ucraina sono state una farsa, un oltraggio alla democrazia. Prima di tutto, il governo ucraino pro-occidentale capitanato da Piotr Poroshenko ha impiegato la tattica della violenza e dell’intimidazione per reprimere le voci della comunità russofona dell’Ucraina, per esempio con le parate no-nazi organizzate recentemente ad Odessae  Kharkov, la distruzione dei monumenti russo/sovietici, compresi quelli dedicati alla Seconda Guerra Mondiale, ed attacchi fisici contro i politici russofoni come Piotr Simonenko».

Ma se l’esibizione della forza nazionalista ha certamente pesato nella scarsa partecipazione al voto, forse Papadopoulos ha più ragione quando ricorda che i Partiti filo-russi e di sinistra in Ucraina hanno praticamente cessato di esistere: «Dopo il colpo di Stato di febbraio sostenuto dall’Occidente, che ha permesso di rovesciare un presidente democraticamente eletto, il governo di Poroshenko ha utilizzato i media ucraini per demonizzare il Partito delle Regioni (cosa molto facile da fare, visto l’alta percentuale di cleptomani ndr) e il Partito comunista,  accusandoli di essere dei traditori e degli agenti del governo russo: Numerosi ucraini non avevano semplicemente nessuna scelta di voto alle ultime legislative. I governi e i media occidentali riconoscono il risultato delle elezioni ucraine, ma la realtà  è che milioni di ucraini non hanno votato, per paura o perché non avevano nessuno da scegliere. L’Ucraina attualmente è un Paese dove milioni di cittadini sono perseguitati dal governo, sostenuto dall’Occidente, a causa del loro background culturale. Queste persone sono diventate dei sub-cittadini nel proprio Paese. L’Ucraina si è unita alla lunga lista dei Paesi che illustrano amaramente la politica perfida dell’Occidente».

Papadopoulos pecca di propaganda al contrario, ma è difficile dire  che le elezioni ucraina abbiano spostato, come credevano gli europei, il governo di Kiev verso un approccio più moderato ed inclusivo, visto che la politica è ancora dominata dalla destra radicale, probabilmente arrivata prima, e che imporrà le sue scelte di governo.

Il presidente della commissione affari internazionali della Duma, Alexei Pushkov, non ha aspettato i risultati finali per avvertire su Twitter  che «E’ fin d’ora chiaro che le elezioni  non potranno modificare  la configurazione del potere. E questo potere non può dare niente di nuovo al Paese, perché è privato delle risorse finanziarie. Quel che aspetta l’Ucraina  non è l’integrazione nell’Europa, ma una perdita totale della sua indipendenza in cambio dei bocconi che le saranno gettati dagli Usa e dall’Ue. L’Ucraina deve aspettarsi un triste futuro».

Ora, detto che è abbastanza strano e sospetto che un politico russo si preoccupi per l’indipendenza ucraina, è anche vero che dalle rivoluzioni arancioni finite nelle ruberie e nel tradimento e dalla rivolta di Maidan finita nella guerra civile e nello scontro suicida con Mosca, l’Ucraina non ha davvero avuto in cambio quel futuro di democrazia e progresso che le era stato promesso. E’ probabilmente per questo che gli elettori (e non solo quelli filo-russi) sono rimasti a casa a guardare il loro Paese che sfiorisce in questo brutto autunno nel quale sventolano le bandiere brune e rosse del suo sanguinoso ed ingombrante passato filo-nazista e sovietico.