Incendio Norman e collisione a Ravenna: la sicurezza in mare ai tempi della globalizzazione

[29 dicembre 2014]

I due incidenti in mare di ieri – l’incendio sul traghetto Norman e la collisione a Rovenna – riportano alla ribalta il problema della sicurezza dei trasporti marittimi alla quale era stata messa la sordina dopo il successo del trasferimento dall’Isola del Giglio a Genova del relitto della Costa Concordia. Le due tragedie rivelano quella zone grigia, lontana dalle crociere e dall’industria del divertimento, che è fatta del duro e pericoloso lavoro dei marittimi in un mondo dive la trasparenza sembra un lusso.

Ancora una volta ci si chiede come mai un traghetto, varato nel 2009,  con certificati problemi di sicurezza potesse essere nel bel mezzo di una tempesta con a bordo materiale pericoloso – quanto e quale forse non  lo sapremo mai, come per la Moby Prince – e non è bastato l’attivismo sui social network del nostro premier Matteo Renzi per nascondere  un evidente ritardo nei soccorsi, così come traspare evidente l’irritazione del governo greco e di altri protagonisti delle operazioni di soccorso per l’atteggiamento da disinvolto protagonista del nostro premier.

Mentre scriviamo il bilancio dell’incendio sulla Norman e di 5 morti, ma a bordo ci sarebbe rimasto ancora soltanto il comandante (con 400 e più persone tratte in salvo), è invece chiara la discreta sovrapposizione di competenze e protagonismi e che quella nave ha subito in pochi anni un vorticoso passaggio di proprietà ed armatori e cambi di nomi – che sembrano ormai la norma –  e che l’ultima ispezione aveva trovato problemi di sicurezza anche per quanto riguarda anche i portelloni taglia-fuoco. Probabilmente poteva andar peggio se non ci fossero stati  un capitano ed un equipaggio che sembrano essersi dimostrati all’altezza della situazione e se la cosa fosse avvenuta in un tratto di mare meno trafficato.  Nonostante disguidi e ritardi, la nostra Marina ed i nostri elicotteri sono intervenuti con la solita professionalità, salvando nuovamente vite come fanno quotidianamente in  naufragi meno mediaticamente seguiti nel Mediterraneo, strappando profughi e migranti ad un destino scritto dai trafficanti di carne umana.

Sembra andata peggio, nella nebbia di Ravenna, agli equipaggi della  nave turca Gokbel e della Lady Aziza, che batte la bandiera di comodo del Belize ma ha un equipaggio siriano. Anche qui, dopo la pietà per i morti, bisognerà vedere quante e quali norme di sicurezza fossero rispettate a bordo di due navi che fanno parte di quella flotta dimenticata che trasporta attraverso mari ed oceani  le merci della globalizzazione in un mondo dove i diritti dei lavoratori e la sicurezza sembrano costosi optional.