Individuato il gatto dorato

Incredibile: fotografato il felino più misterioso del mondo [PHOTOGALLERY]

Per la prima volta 5 specie di gatto selvatico avvistate in una foresta del Borneo in concessione

[5 novembre 2013]

Una spedizione scientifica di ricercatori della Zoological Society of London (Zsl) e dell’Imperial College London  ha  ripreso con una trappola fotografica il gatto dorato del Borneo  o gatto della baia, il felino meno conosciuto del mondo, in una foresta pluviale semi-inesplorata. I gatti dorati adulti pesano 3 – 4 kg con corpi lunghi intorno a 60 centimetri, esclusa la lunga coda che ha una striscia bianca sul lato inferiore e una piccola punta nera, che è spesso difficile da vedere a causa del modo in cui la arricciano verso l’alto. Il mantello rossastro rende questo gatto distinguibile dagli altri felini della regione, ma sono stati avvistati anche alcuni individui con una colorazione grigio-nera.

Fino al fino al 1998 non esisteva nessuna foto di un gatto selvatico della baia  nel suo habitat della foresta pluviale e fino al 2009 nessun filmato. «Fino ad ora  – spiegano i ricercatori britannici –  il gatto della baia (Pardofelis Badia) era stato ripreso da fototrappole solo una manciata di volte nella sua patria nella foresta del Borneo ed è stato fotografato solo in natura , per la prima volta nel 2003. Ma mai così tante immagini di questo animale erano state riprese, con le evidenze di altre quattro specie di gatto selvatico», il tutto in una zona dove ci sono numerose concessioni forestali e dove questi felini non dovrebbero prosperare.

Questa zona è una delle 4 sole aree forestali di tutto il Borneo,  la terza isola più grande del mondo, dove finora sono state segnalate tutte le 5 specie: oltre al gatto dorato del Borneo,  il leopardo nebuloso della Sonda (Neofelis diardi) , il gatto leopardo (Prionailurus bengalensis), il gatto dalla testa piatta (Prionailurus planiceps) e il gatto  marmorizzato (Pardofelis marmorata).

Oliver Wearn, un ricercatore della Zsl e dell’Imperial College London  spiega: «Abbiamo scoperto che le telecamere messe a  caso hanno una grande influenza sulle specie registrate.  Questo è qualcosa che mi è stato insegnato a scuola, mi ricordo di aver fatto un progetto su quali specie vegetali erano più abbondanti sul nostro campo di gioco, e  mi veniva insegnato a lanciare un quadrato sopra la mia spalla in una direzione casuale prima di vedere quali piante c’erano al suo, piuttosto che metterlo in qualche parte che sembrava un buon posto dove metterlo, lo stesso principio vale qui» .

Le trappole fotografiche, come ben sanno i lettori di greenreport.it, stanno fornendo informazioni preziose sulla presenza di molte specie di mammiferi e uccelli, comprese quelle più “ricercate” come la tigre. Si tratta spesso di specie molto elusive che evitano accuratamente di avvicinarsi ai ricercatori, invece le trappole fotografiche lavorano per mesi ed in silenzio nella foresta, con la pioggia e con il sole, e forniscono immagini sempre più strabilianti e confortanti della tenace presenza di animali rari anche dove si credevano scomparsi. Wearn sottolinea che «Le telecamere registrano avvistamenti multipli , a volte di specie che potremmo essere molto fortunati a vedere anche dopo aver trascorso anni in un territorio . Per esempio , ho visto il leopardo nebuloso solo due volte in tre anni di lavoro sul campo , mentre le mie macchine fotografiche hanno registrato in soli otto mesi  14 sequenze video di questo felino enigmatico».

Tutte e 5 le specie di felini trovate sono carnivori molto importanti per la salute degli ecosistemi forestali, visto che predano una vasta gamma di altri animali, ma sono anche fortemente  in pericolo: 4 delle 5 specie sono classificate come minacciate di estinzione a livello mondiale nella Lista Rossa dell’Iucn.

Non si sa quasi nulla delle abitudini del  misterioso gatto della baia, ma si pensa che anche lui sia a rischio di estinzione a causa della diffusa perdita del suo habitat nel Borneo, nello Stato malese del Sabah. Si stima che ormai sopravvivano solo 2.500 Pardofelis Badia.

Robert Ewers, del dipartimento di scienze della vita dell’Imperial College London, a capo del Safe tropical forest conservation project in Borneo, dove sono stati avvistati i rari gatti selvatici, è molto soddisfatto: «Siamo rimasti completamente sorpresi nel  vedere così tanti gatti dorati  in questi siti nel Borneo dove le foreste naturali sono stati così pesantemente concessionate per il commercio del legname. Gli ambientalisti sono abituati a pensare che pochissimi gli animali selvatici possono vivere nella foresta in concessione, ma noi ora sappiamo che questa terra può essere il rifugio di molte specie in via di estinzione. Il nostro studio oggi mostra una solida prova che anche i carnivori di grandi dimensioni , come ad esempio questi magnifici gatti dorati, possono sopravvivere nelle foreste con concessioni commerciali».

Il team di ricercatori dello Zsl e dell’Imperial College London continuerà a studiare gli effetti delle concessioni forestali sulle popolazioni della fauna selvatica, estendendo lo sguardo da questi carismatici felini ad altre specie piccole e grandi di mammiferi. L’obiettivo è quello di raccogliere informazioni più dettagliate tra i produttori di olio di palma, dando loro le  informazioni necessarie per prendere le loro piantagioni più “mammal-friendly” e per valutare se la salvaguardia di macchie di foresta all’interno di queste aree potrebbe essere una valida opzione per salvare i mammiferi del Borneo.