Ambiente e salute in Toscana, la relazione sanitaria dell’Ars

Per l’inquinamento atmosferico valori costantemente peggiori rispetto alle linee guida Oms

[11 ottobre 2016]

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Presentando la nuova relazione sanitaria redatta dall’Ars l’assessore Saccardi ha decantato i meriti «dell’ambiente, del clima, del buon cibo» nel forgiare una delle popolazioni più longeve nel panorama nazionale e dunque del mondo. Quali sono dunque le matrici ambientali che l’Ars è andata a esaminare?

Nella sua relazione, l’Agenzia regionale di sanità si occupa di inquinamento atmosferico e dei corpi idrici, come anche della produzione di rifiuti sul territorio.

Per quanto riguarda quest’ultimo aspetto, i dati si limitano ad osservare i rifiuti urbani – che rappresentano in quantità circa un quarto dei rifiuti speciali –, sottolineando produzione procapite e raccolta differenziata: rispettivamente 601 kg (al secondo posto nazionale dopo l’Emilia-Romagna) e 44,3% (poco al di sotto del dato nazionale, 45,5%). Particolare non indifferente è la certificazione del dato, che in Toscana avviene grazie al lavoro dell’Agenzia regionale recupero risorse (Arrr), caso unico in Italia. L’Ars non evidenzia particolari criticità né si sofferma oltre sul capitolo rifiuti, per il quale rimandiamo dunque ad altre analisi (ad esempio, qui, qui e qui).

Complessivamente, anche le acque di balneazione sono promosse nell’esame Ars, all’interno del quale si osserva come anche «nel 2015 si conferma in Toscana il dato molto positivo sulla loro qualità: il 91% delle aree (242) ed oltre il 97% dei km di costa controllati si colloca infatti nella classe di qualità “eccellente”. Le criticità più diffuse sono nella costa toscana settentrionale – in particolare nel litorale apuo-versiliese – che rappresenta il 6% di quella regionale e dove si trovano più di 1/3 delle aree di classe peggiore».

Ben peggiore lo stato delle acque interne, con appena il 27% dei punti nei corsi d’acqua classificato in stato ecologico uguale o superiore a “buono” (che sale al 69% guardando lo stato chimico). Eufemisticamente, si parla dunque di qualità delle acque interne toscane «non prossima» al raggiungimento degli obiettivi della Direttiva europea. Trend negativo anche per la «qualità delle acque destinate alla potabilizzazione, con nessun campione che rientra nella categoria A1 (qualità buona), solo l’8% nella categoria A2 (qualità sufficiente) e il 90% nelle categorie che richiedono interventi per la potabilizzazione».

Infine, l’Ars analizza attraverso i dati Arpat la qualità dell’aria che respiriamo. Una performance in netto peggioramento con l’emergenza vissuta lo scorso anno: «Il trend in diminuzione delle medie annuali di PM10 osservato fino al 2014 ha visto nel 2015 un’inversione di tendenza registrando un +10%. Il limite normativo di 40 μg/m3 è rispettato in tutte le stazioni, ma i valori medi sono ovunque superiori alle linee guida dell’OMS (20 μg/m3). Anche i superamenti del limite giornaliero di 50 μg/m3, nel 2015 hanno registrato un aumento rispetto a quanto era avvenuto nell’anno precedente. Il maggior numero di sforamenti è avvenuto nella zona del Valdarno pisano e della Piana lucchese con il 60% delle stazioni che non hanno rispettato il limite normativo, ma anche nella zona di Prato e Pistoia dove il limite non è stato rispettato nel 50% delle stazioni». Ovvero, le aree a più alta intensità di traffico veicolare e caratterizzate da attività industriali impattanti, senza dimenticare l’apporto – spesso decisivo – del riscaldamento in appartamenti e uffici.