Antartide, era già inquinato dal piombo delle industrie prima che l’uomo conquistasse il Polo Sud

[30 luglio 2014]

E’ stato l’esploratore norvegese Roald Amundsen il primo uomo a raggiungere il Polo Sud nel dicembre del 1911 e 113 anni dopo, con lo studio “Antarctic-wide array of high-resolution ice core records reveals pervasive lead pollution began in 1889 and persists today”, pubblicato su   Scientific Reports, un  team di ricercatori europei, statunitensi ed australiani,  ha dimostrato che già allora il cuore ghiacciato dell’ Antartide era inquinato dalle attività antropiche della rivoluzione industriale.

Il team ha trivellato 16 carote di ghiaccio in aree molto distanti tra loro in tutta l’Antartide, compreso il Polo Sud , realizzando così la ricostruzione più accurata e precisa mai da fatta sulla datazione dell’inquinamento da piombo nel continente più meridionale della Terra. I nuovi dati riguardano un periodo di 410 anni  che va dal 1600 al 2010.

Il leader del team di scienziati, Joe McConnel, che dirige l’ultra-trace ice core analytical laboratory  del Desert Research Institute (Dri) del Nevada, spiega che «I nostri dati dimostrano il drammatico impatto di attività industriali come la fusione, l’estrazione mineraria e la combustione dei combustibili fossili anche sulle aree  più remote del mondo.  E’ chiarissimo che  la contaminazione da piombo industriale era diffusa in tutta l’Antartide dalla fine del XIX secolo, più di due decenni prima che i primi esploratori conquistassero il Polo Sud. L’idea che Amundsen e Scott stessero viaggiando sulla neve che evidentemente era stata contaminato dal piombo dalle attività siderurgiche e minerarie in Australia e  che l’inquinamento da piombo a quel tempo fosse quasi alto come in qualsiasi altro periodo da allora, è sorprendente per non dire altro».

Tutte le misurazioni del piombo e delle altre sostanze chimiche utilizzate nello studio sono state effettuate utilizzando il sistema di analisi di carote di ghiaccio e  le particolari condizioni atmosferiche dell’Antartide  si sono rivelate ideali per tracciare l’ inquinamento industriale.

Un altro autore dello studio, Paul Vallelonga, del Centre for Ice and Climate dell’università di Copenhagen, sottolinea che «Il piombo è un metallo pesante tossico con un forte potenziale di danneggiamento degli ecosistemi. Mentre le concentrazioni misurate nelle carote di ghiaccio antartiche sono molto bassei, i documenti dimostrano che le concentrazioni atmosferiche e dei tassi di deposizione sono aumentati di circa sei volte alla fine degli anni 1880, in coincidenza con l’inizio delle attività di estrazione a Broken Hill, nel sud Australia e della fusione nella vicina Port Pirie».

I tempi e l’entità delle variazioni della deposizione del  piombo in tutta l’Antartide, così come la caratteristica firma isotopica del piombo di Broken Hill presente in tutto il continente, suggeriscono che questa singola fonte di emissione nel sud dell’Australia sia sta responsabile dell’inizio dell’inquinamento da piombo in Antartide intorno alla fine del XIX secolo e che resti ancora oggi una fonte significativa di inquinamento

Molte carote di ghiaccio per realizzare lo studio sono state raccolte  nell’ambito di progetti finanziati dalla National Science Foundation Usa ed altre carote, altri camioni sono stati forniti da collaboratori internazionali, tra cui il British Antarctic Survey,  l’Australian Antarctic Division e l’Alfred Wegener Institute tedesco.  Secondo Tom Neumann, del Nasa Goddard Space Flight Center,  «Le carote di ghiaccio ottenute  attraverso collaborazioni internazionali sono state  fondamentali per il successo di questo studio che ci hanno permesso di sviluppare i dati di parti  dell’Antartide non  visitate spesso dagli scienziati statunitensi.  Queste comprendono la regione di Dome, nell’Antardide orientale,  e la grande sezione dell’East Antartide  visitata dalla Norwegian-United States Scientific Traverse of East Antarctica».

Anche se non corrono i pericoli mortali dei primi esploratori, per gli scienziati che lavorano in Antartide i rischi non mancano: «Mi ricordo il giorno, nel 1999 – racconta McConnel – quando abbiamo trivellato il nucleo profondo circa 15 km dal Polo Sud  South Pole. La temperatura era di meno 100 gradi Fahrenheit con un vento freddo quindi, quel giorno, è stato  difficile convincere il team sul terreno a lasciare la cambusa della South Pole station».

I dati delle nuove trivellazioni del ghiaccio dimostrano che le concentrazioni di piombo in Antartide hanno raggiunto un picco nel 1900 e sono rimaste elevate fino alla fine degli anni 20, con brevi cali durante la Grande Depressione ed alla la fine della Seconda Guerra Mondiale. Le concentrazioni sono poi aumentate  rapidamente fino al 1975 e sono rimaste elevate fino agli anni ‘90. Da allora in  tutto il continente antartico le concentrazioni di piombo sono diminuite, ma sono ancora circa 4 volte superiori rispetto a prima dell’industrializzazione, nonostante la quasi completa eliminazione della benzina al piombo e di altri sforzi per mitigare le emissioni industriali in molti Paesi dell’emisfero sud.

McConnell  conclude: «Le nostre misurazioni indicano che, nel corso degli ultimi 130 anni, circa 660 tonnellate  di piombo industriale si sono depositate sulla superficie coperta di neve dell’Antartide. Mentre i recenti livelli di contaminazione sono inferiori, ad oggi persiste una contaminazione industriale del continente antartico chiaramente rilevabile… quindi abbiamo ancora molta strada da fare».