Brevi esposizioni a bassi livelli di inquinamento legate a morti premature degli anziani

Francesca Dominici: Qualsiasi livello di inquinamento atmosferico è dannoso per la salute umana

[29 dicembre 2017]

«Negli Stati Uniti, le esposizioni di breve periodo all’inquinamento atmosferico da particolato fine e all’ozono,  anche a livelli ben al di sotto degli attuali standard di sicurezza nazionali, sono legate a un maggior rischio di morte prematura negli anziani. Il rischio era ancora più alto tra gli anziani a basso reddito, di sesso femminile o neri», a dirlo è il nuovo studio “Association of Short-Term Exposure to Air Pollution with Mortality in Older Adults” pubblicato sul Journal of the American Medical Association (JAMA) da un team di ricercatori dell’Harvard T.H.  Chan School of Public Health.

Secondo la leader del team di ricerca, Francesca Dominici,  docente di biostatistica alla Chan School  e condirettrice dell’Harvard data science initiative, «Questo è lo studio più completo sull’esposizione all’inquinamento a breve termine e la mortalità. Abbiamo scoperto che il tasso di mortalità aumenta quasi in modo lineare con l’aumento dell’inquinamento atmosferico. Qualsiasi livello di inquinamento atmosferico, non importa quanto basso, è dannoso per la salute umana»

Gli studi hanno dimostrato che il particolato PM2,5  inalabile e l’ozono, in particolare da aprile a settembre, sono associati a un aumento dei tassi di mortalità. Secondo i National Ambient Air Quality Standards (Naaqs) stabiliti dall’Environmental protection agency (Epa), le esposizioni a lungo termine a PM2,5  sono considerate sicure se rientrano in una media giornaliera di 12 microgrammi per metro cubo di aria (12 μg/m3) nel corso di un anno. Lo standard massimo giornaliero è di 35 μg/m3.  Per l’ozono nella stagione calda non esiste uno standard annuale; lo standard per 8 ore è 70 parti per miliardo (ppb).

I ricercatori hanno valutato le esposizioni giornaliere all’inquinamento atmosferico utilizzando modelli previsionali che hanno fornito stime accurate del PM2,5 e dell’ozono per la maggior parte degli Stati Uniti, comprese le aree non monitorate. Quindi, hanno collegato i dati sull’inquinamento atmosferico con i dati sulla mortalità dell’intera popolazione per un periodo di 13 anni, dal 2000-2012, degli U.S. Medicare residenti in 39.182 aree Zoning Improvement Plan (Zip code, i codici postali Usa) che rappresentano il 93% degli Zip codes statunitensi,  Durante il periodo di studio, sono morte 22 milioni di persone nella popolazione interessata dallo studio che ha così rilevato che, «per ciascun aumento quotidiano di 10 μg/m3 nell’aumento giornaliero di PM2,5 e di 10 ppb nell’ozono della stagione calda, il tasso di mortalità giornaliera è aumentato rispettivamente dell’1,05% e dello 0,51%». Gli autori dello studio evidenziano: «Anche se questo può sembrare un piccolo aumento, l’impatto sulla salute pubblica è enorme se applicato a tutta la popolazione statunitense di anziani. Ad esempio, un aumento di appena 1 μg/m3 di PM2,5 giornaliero nel corso di un’estate negli Usa avrebbe portato a 550 morti in più all’anno e a 7.150 morti in più nel corso del periodo di studio di 13 anni. Un aumento di appena 1 ppb nell’ozono quotidiano durante l’estate porterebbe a 250 morti aggiuntivi all’anno o a 3.250 morti aggiuntivi nell’arco di 13 anni».

Alcuni sottogruppi di popolazione si sono dimostrati particolarmente vulnerabili all’esposizione di breve durata all’inquinamento atmosferico. Tra i beneficiari del Medicaid (che hanno redditi bassi), l’aumento di mortalità legato all’aumento del PM2,5 è stato tre volte superiore a quello delle persone che hanno un reddito che li esclude dal Medicaid. Anche le donne e le persone di colore hanno un rischio di mortalità superiore del 25% rispetto ai maschi o ai bianchi. I ricercatori ipotizzano che «La povertà, uno stile di vita insalubre o lo scarso accesso all’assistenza sanitaria possono svolgere un ruolo in queste disparità».

A giugno, lo studio “Air Pollution and Mortality in the Entire Medicare Population”, condotto da alcuni degli stessi ricercatori coinvolti nella nuova ricerca,  aveva rilevato che l’esposizione a lungo termine all’inquinamento atmosferico è legata a un aumentato rischio di morte prematura, anche a livelli inferiori a quelli degli standard Usa per l’esposizioni a lungo termine. Questi risultati stanno svolgendo un  ruolo centrale nelle revisione annuale del Naaq realizzata dall’Epa.

Joel Schwartz, un epidemiologo ambientale del Department of environmental health della Chan School, ha detto che «Le nuove scoperte sul rischio di mortalità a causato dall’inquinamento atmosferico breve termine suggeriscono che l’Epa dovrebbe rivalutare anche il Naaqs giornaliero» e Qian Di, il principale autore dello  studio, ha concluso: «Non importa dove vivi – nelle città, nei sobborghi o nelle aree rurali – fintanto che respiri l’inquinamento atmosferico, sei a rischio».