I dati della Regione mostrano una società che invecchia, «dove cronicità e non autosufficienza andranno a crescere»

Buona salute in Toscana, ma l’inquinamento da Pm10 è superiore «alle linee guida Oms»

I primi indiziati per la cattiva qualità dell’aria (con le maggiori criticità a Prato, Pistoia e Lucca) rimangono il traffico stradale e il cattivo riscaldamento degli edifici

[5 luglio 2017]

In Toscana lo stato di salute dei cittadini è mediamente buono, con un’aspettativa di vita ai vertici nazionali – e dunque mondiali –, talmente accentuata da mettere in crisi il profilo demografico nazionale. Ogni giorno in Toscana nascono infatti 75 bambini, muoiono 116 persone e quanti rimangono sono sempre più vecchi: al 1°gennaio 2016 i toscani sono in tutto 3.744.398, con gli anziani al 25%, il doppio dei giovani under15.

Con la natalità in diminuzione dal 2008, sono circa 27mila i toscani nati nel 2016, a fronte dei circa 42.500 deceduti (circa 2/3 per tumori – si ammalano ogni anno circa 13.800 uomini e 12.700 donne – o malattie dell’apparato cardiocircolatorio): la mortalità è dunque tornata a livelli simili al periodo pre-2015, anno caratterizzato da un picco di mortalità «riconducibile al calo di vaccinazioni antinfluenzali e all’ondata di calore estiva che colpì i più anziani».

«Al contempo l’aspettativa di vita in Toscana cresce da oltre trent’anni più che altrove ed i cosiddetti “decessi evitabili” continuano a diminuire. Questi fenomeni – spiegano dalla Regione, dove ieri sono stati illustrati i nuovi dati Ars raccolti nella Relazione sanitaria regionale 2016 – evidenziano che, in presenza di bassa natalità e con il recente rallentamento dei flussi migratori, è a rischio il ricambio generazionale e si rafforza il processo di invecchiamento: saremo quindi una regione sempre più anziana, nella quale cronicità e non autosufficienza andranno a crescere».

Più che la salute è dunque la gestione della vecchiaia a preoccupare, anche se tra i principali “determinanti di salute” non mancano alcune criticità. Lo testimonia lo stato di salute dell’ambiente, che influisce naturalmente su quello di chi – come noi – lo abita. A fronte di un contesto generalmente buono occorre ancora migliorare molto, soprattutto per quanto riguarda la qualità delle acque superficiali e l’inquinamento atmosferico.

Per quanto riguarda le prime, i dati Arpat che solo nel 53% dei punti monitorati lo stato chimico è classificato come livello “buono”, una valutazione che crolla ulteriormente quando si osserva lo stato ecologico: in Toscana oltre il 68% dei siti risulta in stato inferiore al buono.

Venendo all’inquinamento atmosferico, secondo «i dati della rete di monitoraggio regionale di qualità dell’aria gestita da Arpat, nel 2016 i valori delle medie annuali di PM10 restano stabili rispetto a quanto osservato negli anni più recenti», come spiegano dall’Agenzia regionale di sanità, ma «stabili» non significa anche ottimali: «Il limite normativo di 40µg/m3 è rispettato in tutte le stazioni, ma i valori medi annuali sono ovunque superiori alle linee guida dell’Organizzazione mondiale di sanità (20µg/m3)». Le aree più critiche sono ben circoscritte, con i valori medi più alti che «si sono verificati presso la stazione di traffico di FI-Gramsci e presso le stazioni di fondo di LU-Capannori e PT-Montale, a testimoniare un elevato livello di fondo per le zone di Prato-Pistoia e del Valdarno pisano e della Piana lucchese».

Anche per quanto riguarda il PM2.5 i valori nel 2016 risultano piuttosto stabili rispetto agli anni precedenti, con il limite normativo di 25µg/m3 rispettato in tutte le stazioni, ma anche in questo caso «il valore di 10µg/m3 raccomandato dell’Oms nel 2016 è superato in 13 stazioni su 15».

Come per gli anni passati, inoltre, anche nel 2016 «i valori di ozono superano il limite normativo per la protezione della salute umana nel 50% delle stazioni di monitoraggio e quello per la protezione della vegetazione nell’80%», e un campanello d’allarme arriva pure dai dati riguardanti i livelli di biossido di azoto (NO2), che «confermano la criticità del fattore traffico».

Una consapevolezza, questa, che è bene radicare a fondo: i dati mostrano che la costante presenza d’inquinamento atmosferico oltre i limiti è collegata in modo diretto e robusto con l’intensità del traffico stradale e con la presenza di edifici riscaldati (quando la stagione lo necessita, naturalmente) malamente, con scarsa efficienza. Una responsabilità verso la salute di tutti, che tutti chiama in causa.