Centro oli di Viggiano, una nuova fumata nera preoccupa la Val d’Agri

Le reazioni di associazioni sindacati e Partiti dopo l’ennesimo incidente nell’impianto Eni

[15 dicembre 2016]

Dopo l’ennesima fiammata che ieri ha provocato una densa nube di fumo nero dal Centro Oli di Viggiano, in Val d’Agri, Eni in Basilicata ha pubblicato il 14 dicembre una stringata nota nella quale si legge: «Si è verificata alle ore 15:30 circa di oggi una fuoriuscita di fumo denso da un camino del centro olio val d’agri, della durata di alcuni minuti. L’evento, le cui cause sono in fase di verifica, è comunque riconducibile a una non ottimale combustione all’interno di un termodistruttore. Eni conferma che al momento che non si riscontrano scostamenti nei parametri registrati dalle centraline di monitoraggio della qualità dell’aria e le attività sul termodistruttore sono completamente sotto controllo. Le Autorità e gli Enti competenti sono stati prontamente informati».

Ennio Di Lorenzo presidente Circolo di Legambiente Val D’Agri, spiega su La Nuova Ecologia che «C’è stato un blocco della quinta linea con la relativa bruciatura di combustibile non ottimale che vuole dire tutto e niente. Questo si riaggancia alla questione di questo impianto un po’ da sempre: non c’è mai stata una tensione a virtuosismi produttivi.  Eni prospetta di raddoppiare l’area ma non bisognerebbe pensare ad ampliamenti. Se vuole rimanere dovrebbe adeguare le sue condizioni. Il territorio ha subito vent’anni di esperienze di incidenti  e il Centro Oli dovrebbe da una parte realizzare una transizione per uno superamento e in parte reinvestire le royalties sulla manutenzione del territorio e del monitoraggio. Ma in realtà continua una gestione maldestra nei confronti del territorio in cui opera e dall’altra però attenta all’investimento in tecnologie che garantiscono maggiori estrazioni senza pensare al contesto».

Sull’incidente sono intervenuti per primi i consiglieri reginali del Movimento 5 Stelle Gianni Leggieri e Gianni Perrino: «Non possiamo esimerci dal commentare le immagini che ancora una volta provengono dalla Val D’Agri. Questa volta non si tratta della solita fiammata, ma di colonne dense di fumo nero provenienti dalle ciminiere dell’impianto, fumo che si sta spandendo per tutta la valle. Chissà quale sarà la dichiarazione preconfezionata ad hoc dall’ufficio stampa di Eni, di sicuro qualcosa all’insegna del tuttappostismo, magari dovuta a normali attività di manutenzione. La verità è solamente una: l’Eni sta continuando a fare i propri porci comodi ed a condurre uno sporco esperimento sulla pelle di decine di migliaia di cittadini, mentre la Regione e Arpab sembrano fare spallucce come al solito. La prepotenza del cane a sei zampe va oltre ogni limite e il recentissimo terremoto scatenato dall’inchiesta Trivellopoli non sembra preoccupare i vertici dell’azienda. Anche la Regione sembra che stia affrontando in maniera superficiale le incombenze relative alla costituzione di parte civile nel processo. Avevamo già avanzato dei dubbi sul contenuto fumoso della delibera che autorizzava il presidente a costituirsi in giudizio in rappresentanza della Regione stessa nel procedimento penale. Ieri i dubbi si sono rafforzati leggendo alcuni quotidiani che riportavano la contestazione da parte del Gup della procura di costituzione di parte civile firmata dall’assessore Franconi e non da Pittella. Infine ricordiamo che il Consiglio speciale da noi richiesto sulla riapertura del Cova, richiesta per la quale qualche consigliere ci aveva pure canzonato, non si è ancora tenuto. Assessore Pietrantuono, se è tra noi, batta un colpo».

Il segretario generale Cgil Basilicata, Angelo Summa, si chiede: «Cosa deve succedere ancora nella Val d’Agri per assumere il tema della sicurezza ambientale quale tema centrale? Arpab e Asp non possono limitarsi ad una mera presenza burocratica per la registrazione degli effetti di questi continui e preoccupanti fenomeni. La totale assenza di strutturalità nell’effettuazione dei monitoraggi e l’inadeguatezza delle strumentazioni a disposizione sono certamente imputabili a responsabilità politica.  Da anni, come Cgil Basilicata, denunciamo questa situazione, che ha portato inesorabilmente a far sfociare nella piena conflittualità questo rapporto critico tra lavoro e ambiente. L’Eni avrebbe dovuto utilizzare questa fase per la messa in sicurezza dell’impianto come scelta di responsabilità, cosa che non è avvenuta. E dunque, dopo l’ennesima “fumata nera” che si aggiunge al susseguirsi di fiammate presso il Centro Olio di Viggiano, siamo ancora in attesa di capire quali siano le azioni programmatiche e strategiche che il neo costituito assessorato regionale all’ambiente intende adottare».

A rispondere indirettamente alla Cgil è stato l’assessore regionale all’ambiente Francesco Pietrantuono: «Verificheremo se sono corrette le giustificazioni addotte da Eni, secondo le quali l’evento di oggi, caratterizzato da un denso fumo fuoriuscito da un camino del Centro Oli, a causa di una non ottimale combustione all’interno di un termodistruttore, non avrebbe fatto registrare scostamenti nei parametri verificati dalle centraline di monitoraggio». Pietrantuono ha anche annunciato che «La Regione metterà in campo ogni utile azione affinché a Viggiano possano essere subito impiegate nuove tecnologie in grado di evitare il ripetersi di simili fenomeni. Ringrazio le forza dell’ordine e l’Arpab per il tempestivo intervento. Valuteremo non appena dati ed informazioni saranno certi».

Intanto, oggi l’assessore lucano era a Milano per partecipare a un convegno sulla sicurezza anche ambientale delle attività minerarie ed energetiche, un’iniziativa alla quale erano presenti anche i vertici Eni e Pietrantuono ha assicurato che avrebbe posto anche il «tema legato alla sicurezza del Centro Olio di Viggiano, anche alla luce della fumata nera» e che «Nel corso dell’incontro, in cui verranno presentati i principali risultati di una serie di attività di ricerca, tra cui il prototipo di un innovativo sistema di indicatori per la Sicurezza upstream, l’assessore Pietrantuono si farà portavoce di una serie di istanze provenienti dalle aree interessate alla coltivazioni petrolifere finalizzate ad innalzare il livello tecnologico e scientifico dei sistemi di sicurezza».

La trasferta milanese dell’assessore è stata duramente attaccata da Gianni Rosa, capogruppo regionale di  Fratelli d’Italia: «Sulle due questioni ambientali lucane più rilevanti, Centro Oli di Viggiano e Tecnoparco, definire infelici le dichiarazioni dell’assessore Pietrantuono sarebbe un eufemismo. Il giorno dopo la nuvola nera che si è sprigionata dal Centro Oli, Pietrantuono scappa a Milano. E scappa per parlare di “sicurezza ambientale”? Sembra una boutade. E invece è tutto vero. La Basilicata che ha dimostrato essere la meno sicura sul fronte dell’ambiente, va in un convegno a Milano a parlare di cosa? Di quanto sono stati incapaci, miopi, menefreghisti i vertici regionali fino ad ora? Di quanto sono stati complici nell’inerzia, nel “tutto a posto”?  E cosa dice il nostro assessore all’ambiente sulla fumata nera di ieri? Rassicura: “verificheremo”, “controlleremo”. E ringrazia pure l’Arpab che fino ad ora non ha fatto nulla. Ancora un volta, si dà fede a quanto unilateralmente dichiarato dall’Eni. Ancora una volta si sottovaluta il problema. Non ci sono sforamenti, dichiara l’Eni e riprende Pietrantuono. Ma ci prendono in giro? Forse, all’assessore ed anche ai vertici Eni è sfuggito un piccolo (per noi non tanto piccolo) dettaglio emerso dall’inchiesta: i problemi derivano dai tentativi della società di raddoppiare la produzione».

La Rosa conclude: «Lo sa l’Eni e non può non saperlo la Regione e l’assessore. Dunque? Servirebbe una presa d’atto da parte di tutti del fatto che l’impianto non è adeguato e, quindi, smetterla di fare tentativi che prima o poi potrebbero finire male. Prima un adeguamento serio e solo dopo si può pensare alla produttività».

Secondo il portavoce del Comitat sviluppo aree interne lucane (Csail), Filippo Massaro, «La fumata nera dal Centro Oli di Viggiano rimette in discussione la fiducia dei cittadini della Val d’Agri nei confronti delle istituzioni che dovrebbero tutelarli per gli aspetti principali della vita delle persone: la salute e l’ambiente».

Massaro, che ha annunciato  una nuova iniziativa di mobilitazione con le comunità innanzitutto di Viggiano, Grumento e Villa d’Agri-Marsicovetere «perché il fatto non sia declassato ad episodico e si concretizzi una forte risposta popolare e civica», sottolinea che «Ovviamente la nota dell’Eni non ci tranquillizza per niente mentre registriamo ancora una volta un ritardo ingiustificabile da parte dell’Arpab. Quanto alla Regione, le dichiarazioni dell’assessore Pietrantuono sono talmente scontate da non meritare alcuna considerazione. Ci mancherebbe altro che la Regione non si occupi di acquisire rapporti da Eni ed Arpab. Il problema è piuttosto un altro: qual è il ruolo della Regione senza attendere che altri svolgano azioni di monitoraggio diretto e soprattutto nelle fasi di prevenzione e di gestione dell’emergenza. E’ intollerabile che come accaduto in tutti questi anni per i ripetuti episodi di fiammata anomala dal Cova anche questa volta non si attivino iniziative immediate di controllo continuando invece a delegare all’Eni l’esercizio del controllo. Ci rendiamo conto che i sindaci fanno quello che possono ma da loro ci attendiamo una pressione più forte nei confronti del Governo Regionale. Il 2016 dunque si avvia a chiudersi nello stesso modo in cui è iniziato senza segnare quel minimo di svolta che pure le inchieste giudiziarie avrebbero richiesto. In proposito se sarà confermata l’esclusione della Regione da parte civile ci troveremmo di fronte ad un nuovo episodio capace di acuire il distacco cittadini-istituzione. E’ dunque sempre valida la proposta del Csail: si realizzi una rete civica di sentinelle dell’ambiente, della salute e del territorio con il supporto di personalità scientifiche».

Dalla versione “minimizzatrice” della Regione a guida PD sembra distaccarsi  Annalisa Di Giacomo, responsabile ambiente dei Giovani Democratici Basilicata «Si è registrato nella giornata del 14 Dicembre intorno alle ore 15.30, uno spaventoso quanto pericoloso episodio presso il Centro Olii di Viggiano che con la fuoriuscita di una densa fiammata nera ha messo a rischio tutti i dipendenti dell’impianto al quale, oltre che al palese danno ambientale, si aggiunge la forte preoccupazione di tutto il popolo Lucano. A seguito delle tempestive risposte da parte di Eni che afferma che non sono stati segnalati scostamenti nei paramenti registrati dalle centraline di monitoraggio della qualità dell’aria, I Giovani Democratici di Basilicata chiedono: Maggiore chiarezza e trasparenza sulle verifiche in corso, in quanto appare anomalo il guasto avvenuto oggi e sull’attività generale dell’impianto; All’Ufficio Compatibilità Ambientale della Regione Basilicata e ad Arpab se sono state ottemperate tutte le prescrizioni previste nell’AIA soprattutto nell’attuazione di soluzioni rapide, volte ad affrontare e ad evitare nell’immediato altri eventuali malfunzionamenti dell’impianto; tra le prescrizioni riteniamo importante ricevere risposte se vi sono stati o meno adempimenti sulla predisposizione di un piano di monitoraggio in continuo delle emissioni in corrispondenza di ciascun camino e se sono state adottate tecniche più efficaci per scongiurare questi episodi. L’impianto è noto per il ripetersi continuo e costante delle anomalie e delle fiammate oltre livelli medi che ingenera nella popolazione preoccupazioni e un continuo stato di inquietudine; crediamo che vadano ricercate soluzioni che eliminino le cause dell’attivazione così frequente delle procedure di sicurezza che generano il fenomeno delle fiammate, ultima, molto più forte ed evidente quella di oggi. Chiediamo infine che vi siano nuove verifiche degli organi competenti nel valutare la sicurezza dell’impianto al fine di scongiurare effetti di più grave portata per gli abitanti del territorio e di tutti i lavoratori del Centro».