Classe acustica, l’inquadramento delle attività piccolo-industriali o artigianali

[4 novembre 2015]

rumore

In presenza di un’attività piccolo-industriali o artigianali ciò che qualifica la classe acustica è l’entità dell’apporto sonoro dell’attività insediate nell’area. La destinazione residenziale è uno degli usi contemplati in alcune delle classi acustiche, ma la sua assenza non giustifica, in quanto tale, l’inserimento del sito in classi acustiche più elevate, non proporzionate alla natura dell’area e alla destinazione d’uso, perché la classificazione si basa sulla ponderata valutazione quantitativa dei diversi parametri previsti dalla normativa.

Lo afferma il Tribunale amministrativo del Piemonte (Tar) – con la sentenza n.1440 – in riferimento all’integrazione e la modifica del piano di classificazione acustica del Comunale di Margarita dove la società che svolge attività di autodemolizione e recupero dei relativi materiali è proprietaria di alcuni terreni. Terreni classificati dal Comune come “aree di intensa attività umana” (classe IV); scelta contestata dalla società.

Secondo la società la classificazione corretta dell’area dove ricade il suo sito produttivo sarebbe altra ossia la classe V che riguarda le aree prevalentemente industriali. E questo – a detta della società – perché esiste una chiara convergenza di dati fattuali e di previsioni urbanistiche favorevoli all’inserimento in classe V dei relativi mappali, in quanto attestanti la natura esclusivamente produttiva e niente affatto residenziale dell’area.

La zonizzazione acustica è il risultato della suddivisione del territorio urbanizzato in aree acustiche omogenee. Si concretizza nel Piano comunale di classificazione acustica (Pcca) che è lo strumento di pianificazione in base al quale il territorio comunale viene suddiviso in 6 classi acusticamente omogenee (aree particolarmente protette, prevalentemente residenziali, di tipo misto, intensa attività umana, prevalentemente industriali, esclusivamente industriali), tenendo conto delle pre-esistenti destinazioni d’uso già individuate dagli strumenti urbanistici in vigore.

Sulla base della normativa (Dpcm 14/11/97) è possibile individuare quali aree possono rientrare nelle sei classi. Per esempio nell’area intensa attività umana (Classe IV) rientrano le aree urbane interessate da intenso traffico veicolare, con alta densità di popolazione, con elevata presenza di attività commerciali e uffici, con presenza di attività artigianali; le aree in prossimità di strade di grande comunicazione e di linee ferroviarie; le aree portuali, le aree con limitata presenza di piccole industrie. Mentre nelle aree prevalentemente industriali (Classe V)  rientrano le aree interessate da insediamenti industriali e con scarsità di abitazioni.

Ma la normativa in questione non contiene elementi testuali indicativi della necessaria coesistenza di tutte o di alcune di tali caratteristiche. Ed è anche poco plausibile sul piano logico che il legislatore abbia voluto condizionare la zonizzazione in particolare della classe IV alla sussistenza cumulativa di tutte le note descrittive riportate dalla normativa.

Per rientrare nella classe acustica IV, non è detto che alla presenza di attività piccolo-industriali o artigianali debba necessariamente associarsi una presenza di destinazioni residenziali. Così come non è detto che l’assenza di un contestuale uso residenziale, renderebbe vincolato l’inquadramento dell’area in classe V.

Sembra dunque ragionevole ritenere che i parametri riportati nella definizione della classe IV sono suscettibili di combinazioni di diverso tipo e che dette variabili aggregazioni, per rientrare nella comune classe acustica, devono essere stimate sul piano quantitativo come dotate di un impatto tendenzialmente equivalente, proporzionato alla comune definizione di aree ad intensa attività umana. Quindi ciò che determina l’inserimento in classe IV è “la ponderata valutazione quantitativa dei diversi parametri descrittivi considerati come particolarmente significativi a fini classificatori”.