Legambiente ed Expédition MED: «Normative più strette a tutela delle Aree marine protette»

Collisione in Corsica, chiazza di 10 km2 di carburante e lunga 20 Km. Santuario Pelagos a rischio

Il ministro francese fornisce nuovi particolari sull’incidente: comportamento anomalo della nave tunisina

[9 ottobre 2018]

Secondo Legambiente e l’ONG francese Expédition MED, impegnate nel progetto Pelagos Plastic Free per difendere la biodiversità del Santuario dei cetacei dall’inquinamento da plastiche, «L’incidente tra le due navi avvenuto ieri a largo della Corsica mette a rischio l’area del Santuario dei cetacei Pelagos, un ecosistema di enorme interesse scientifico grazie alle sue caratteristiche naturali e al patrimonio di biodiversità che custodisce».

Legambiente e Expédition MED, lanciano un appello ai governi di Italia, Francia e Monaco «affinché si mettano in campo tutte le opzioni per limitare i danni provocati dallo sversamento di olio combustibile in mare e si intervenga in tempi rapidi con una normativa ad hoc per il traffico delle merci in quest’Area Specialmente Protetta d’Importanza Mediterranea (Aspim)».

Per Sebastiano Venneri, responsabile mare di Legambiente, «La collisione fra le due navi avvenuta al largo della Corsica ha dell’incredibile per le dinamiche dell’incidente e perché ancora una volta assistiamo impotenti a uno sversamento importante di sostanze inquinanti in una zona protetta. E’ evidente che, come chiediamo da tempo, sia necessario normare in maniera più stringente i traffici marittimi in una porzione di mare così preziosa come il Santuario Pelagos. Ci ritroviamo invece a sperare nella buona sorte e nelle condizioni meteomarine che consentano di recuperare la maggior parte delle sostanze oleose che stanno fuoriuscendo dai serbatoi delle navi».

Intanto il ministro dell’Environnement et de la Transition écologique della Francia, François de Rugy,  ha detto che la collisione tra la nave ro-ro tunisina e la portacontainer cipriota deriva da «Un comportamento della nave ro–ro totalmente anormale» e ha aggiunto che «Non c’era nessuno sveglio al timone della nave ro-ro. Altrimenti la collisione si sarebbe potuta evitare»

L‘inchiesta sulla dinamica dell’incidente è aperta, ma de Rugy ha precisato alcune cose sulle operazioni in corso a 28 km a Nord di Capo Corso: per quanto riguarda la separazione delle due navi incastrate, «L’operazione è Iniziata, ma è molto complicata.  Ci sono quasi 10 metri dalla prua della nave tunisina che si sono incastrati ello scafo della nave portacontainer».

Il ministro francese ha confermato che il carburante finito in mare è circa 600 tonnellate e che le navi anti.inquinamento italiane stanno pompandolo, l’inquinamento «tende ad allungarsi verso nord», il che dovrebbe tranquillizzare per possibili conseguenze nel mare protetto del Parco Nazionale dell’Arcipelago Toscano.

Ieri pomeriggio la striscia di  carburnte si estendeva su un fronte di quasi 20 km nel pomeriggio, ma de Rugy ha detto che «E’ al di fuori dei confini del parc marin du Cap Corse et de l’Agriate» e ha assicurato che i team civili e militari – francesi e italiani – «Stanno facendo di tutto perché questo incidente non abbia conseguenze ecologiche».

Infatti è stato attivato il Piano Polmar (Marine Pollution): 7 navi francesi e italiani sono sul posto de sono state installate panne galleggianti intorno alle due navi per contrastare ogni nuova perdita.

De Rugy ha anche annunciato che «Una volta disincastrata, la nave tunisina verrà a Bastia dove può essere riparato ma sarà tenuta sotto sorveglianza». Per quanto riguarda la portacontainer cipriota, farà rotta verso Genova, «Il porto più vicino in grado di ospitare barche di queste dimensioni».  il ministro francese ha confermato che la nave cipriota «Era ancorata in quella posizione dal 27 settembre e aveva riferito la sua posizione». Comunque, nonostante la collisione, le due navi sono in buone condizioni.

Sulla questione interviene anche la presidente del Wwf Italia Donatella Bianchi; «Nonostante il meccanismo di sicurezza legato a Ramogepol si sia immediatamente attivato, cosa sarebbe successo se la collisione fosse avvenuta all’interno dello Stretto di Bonifacio, un’area estremamente fragile che continua ad essere esposta ad un traffico estremamente elevato? Avremmo avuto un disastro ambientale in grado di mettere a rischio uno dei patrimoni naturali del nostro Paese, compresa l’area marina de La Maddalena. L’area delle Bocche di Bonifacio è tra le zone paesaggisticamente più belle e ricche di biodiversità del Mediterraneo, con caratteristiche naturali di assoluta rilevanza ed unicità, come viene testimoniato dalla stessa istituzione della area marina protetta de La Maddalena. Si tratta, però, anche una zona di navigazione molto pericolosa, con un volume elevato di traffico di navi di ogni genere, comprese navi con carichi pericolosi (petroliere, chimichiere e gasiere). Per questi motivi, l’area gode di diversi provvedimenti e livelli di tutela, nazionali e transnazionali – continua Donatella Bianchi che aggiunge – “Come dimostra l’incidente a largo della Corsica, purtroppo, il pericolo non è solo legato alle navi che trasportano carichi pericolosi, come le petroliere o le chimichiere, ma anche alle enormi quantità di carburante che sono presenti nelle cisterne delle navi che costituiscono, di per se, un rischio».