Colombia, disperato appello dei Nukak: fateci tornare nella nostra terra ancestrale (VIDEO)

Intanto i guerriglieri dell’Eln fanno saltare il più grosso oleodotto del Paese

[1 febbraio 2018]

L’accordo di pace tra governo della Colombia e le Fuerzas Armadas Revolucionarias de Colombia – Ejército del Pueblo (Farc) ha finito per portare a galla tutte le contraddizioni di questo grande e splendido Paese dove scorrazzano ancora guerriglieri “marxisti-leninisti” e squadroni della morte di milizie narco-dfasciste e dobve i profughi interni si contano ancora a migliaia. Tra questi ultimi c’è il  popolo indigeno dei Nukak  che chiede alle autorità colombiane la restituzione delle sue terre ancestrali.

Survival International, che oggi ha rilanciato le loro richieste, spiega che «I Nukak sono una delle tribù più minacciate del pianeta, e l’ultimo popolo indigeno della Colombia costretto al contatto. I Nukak lottano da quasi tre decenni per poter vivere in pace nelle loro terre ancestrali. Da quando sono stati contattati con la forza nel 1988, hanno dovuto lasciare la loro foresta a causa degli attacchi e dei massacri subiti. Più del 50% è morto per via di malattie come la malaria e l’influenza, e delle violenze inflitte da taglialegna, coltivatori di coca, paramilitari e altri invasori che hanno sottratto loro terra e risorse». L’ONG che difende i diritti dei popoli autoctoni è molto preoccupata: «L’elenco delle 65 popolazioni indigene che in Colombia rischiano l’estinzione fisica e culturale sta crescendo. Nonostante questo suo drammatico record, il governo colombiano non si è ancora dotato di una politica pubblica per i popoli indigeni in contattati».

Survival pubblica un video (che rilanciamo) nel quale un rappresentante dei Nukak chiede al governo di Bogotà permettere al suo popolo di tornare nel suo territorio ancestrale: «Perché parliamo di territorio? Perché nel nostro territorio abbiamo tutto. Lì abbiamo il nostro cibo, il nostro sostentamento. È lì che abbiamo tutte le conoscenze, gli insegnamenti per i giovani».

Il territorio dei  Nunak è stato riconosciuto legalmente solo nel 1993, grazie ad una campagna internazionale condotta da Survival Internatonal, dall’ Organización Nacional Indígena de Colombia (Onic) che riunisce 47 organizzazioni indigene e da altre associazioni, «Ciò nonostante . denuncia Survival – , la loro foresta si è ritrovata invasa da gruppi armati illegali e da coltivatori di coca. Si crede vi siano anche molte mine antiuomo. Per non trovarsi nel mezzo del violento conflitto armato che per anni ha scosso la Colombia, molti sono stati costretti alla fuga. Nel suo “Capitolo etnico”, l’Accordo finale per la fine del conflitto e la costruzione di una pace stabile e duratura, firmato nel 2016 dal governo della Colombia e dalle Farc, include un accordo specifico per il ritorno e la restituzione dei territori al popolo Nukak. Tuttavia, il rientro alla loro terra non è ancora avvenuto. Delle loro case nella foresta non è rimasto nulla, e questo popolo indigeno nomade che un tempo viveva di caccia e raccolta è stato in gran parte ridotto a comunità di rifugiati sedentarizzati. Vivono in accampamenti di fortuna con tetti di lamiera, non possono cacciare né pescare come prima, e per nutrirsi dipendono dagli aiuti del governo o sono costretti a lavorare, sfruttati, come raccoglitori di coca. Soffrono di malattie come la tubercolosi e sono malnutriti. Alienati e senza speranza, molti consumano droghe e alcol. La violenza domestica e gli abusi sessuali proliferano, e alcuni non trovano altra soluzione che il suicidio».

Il direttore generale di Survival, Stephen Corry, conclude: «Dal loro primo contatto alla fine degli anni Ottanta, i Nukak hanno visto morire la metà del loro popolo. Sono stati devastati dalle malattie importate dai missionari evangelisti e da altri invasori delle loro terre, e hanno vissuto sulla loro pelle la spaventosa violenza del conflitto armato. Contrariamente a qualsiasi aspettativa, sopravvivono. È tempo che il governo del paese li risarcisca per la sofferenza incalcolabile che gli è stata causata: deve restituire ai Nukak le loro terre ancestrali!».

L’Onic denuncia «Le azioni violente con le quali le forze militari continuano a vittimizzare le comunità indigene della Colombia» e dice che due indigeni  del Pueblo Betoy en Arauca sono stati assassinati il  19 gennaio da uomini della Fuerza Titán dell’Ejército Naciona (cioè l’esercito regolare), per questo ha sollecitato un intervento del presidente colombiano  Juan Manuel Santos Calderón e sono già arrivate le scuse delle forze armate al popolo Embera di cui i due indios facevano parte.

Ma la tregua in Colombia è fragile e il 9 gennaio è scaduta quella con l’ultimo gruppo di guerriglieri “marxista leninista” del Paese l’Ejército de Liberación Nacional (Eln) che aveva chiesto un’immediata ripresa dei colloqui per  una tregua conme quella con le Farc e non per un semplice cessate il fuoco, richiesta che non è stata accolta dal governo.

Per questo,visto che il tavolo di trattative a Quito (la capitale dell’Ecuador) non riprendeva e che l’esercito regolare e le milizie di destra stavano occupando il territorio grazie alla smobilitazione dei guerriglieri, il comando centrale dell’Eln il 10 gennaio,  ha deciso di lanciare un’offensiva su quello che chiama il fronte orientale e non ha trovato meglio da fare che bombardare il più grande oleodotto della Colombia.

L’Eln – fondato nel 1964 da un gruppo di studenti e sacerdoti filo-cubani, e ormai ridotto a poche migliaia di militanti armati – dice che la sua offensiva si è resa necessaria anche per «Le detenzioni arbitrarie e gli assassinii di civili da parte delle Fuerzas Armadas del Estado. Situazione aggravata dalla minaccia del ministro della guerra contro l’Eln di inasprire l’offensiva se non accetteremo una proroga del cessate il fuoco».

Così i gueriglieri hanno fatto saltare centinaia di metri dell’oleodotto Caño Limón Coveñas in 4 località e l’oleodotto CPF in due punti, mentre hhanno attaccato anche una sub.strazione del complesso petrolifero di Aguazul, nel dipartimento di Casanare. Commando dell’Eln hanno attaccato teso anche imboscate a soldati dell’esercito, della marina e a poliziotti in 4 località, facendo diverse vittime.

Quello che hanno ottenuto è sicuramente l’ennesimo disastro ambientale di una guerra infinita  che dura da 53 anni. L’ennesimo disastro ambientale, visto che l’Eln sferra attacchi contro l’oleodotto Caño Limón fin dagli anni ’80, come metodo estorsivo per costringere le compagnie petrolifere a finanziare la guerriglia.

Secondo la compagnia petrolifera statale Ecopetrol, che gestisce  Caño Limón, i ribelli hanno attaccato l’oleodotto più di mille volte e lo hanno messo completamente d fori servizio in totale per più di 10 anni, provocando, dal 2000, lo sversamento di 1,5 milioni di galloni di greggio. Questa volta bombardamento dell’oleodotto è stato realizzato per costringere il governo a tornare al tavolo delle trattative a Quito.

pI colombiani, e soprattutto i popoli indigeni e gli afrocolombiani, che vivono nelle zone di conflitto sono quelli che hanno più da perdere da questa violenza continua: la guerra civile è costata la vita a più di 200 000 persone e ha creato 7 milioni di profughi interni, nessuno ha ancora quantificato gli enormi danni ambientali.

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