Come l’inquinamento dell’aria ci annebbia anche il cervello

Il declino cognitivo degli anziani è collegato ai i livelli di particolato PM2.5

[23 giugno 2014]

Il particolato prodotto dal traffico e altre fonti di inquinamento atmosferico possono accelerare il declino cognitivo negli anziani: si tratta di una conclusione di non poca importanza per una società in continuo invecchiamento quella contenuta nello studio “Fine Particulate Matter Air Pollution and Cognitive Function Among U.S. Older Adults”, realizzato da Jennifer Ailshire, dell’università della Southern California,  e  Philippa Clarke, dell’università del Michigan.

«Abbiamo deciso di esaminare la relazione tra l’inquinamento atmosferico e la funzione cognitiva negli adulti più anziani – spiega la Ailshire – perché non c’è una crescente evidenza di come l’inquinamento atmosferico di particolato fine influisca sulla salute e sullo sviluppo del cervello, ma è stata data relativamente poca l’attenzione a quello che questo significa per l’invecchiamento del cervello».

La Ailshire e la Clarke dicono che, in base ai loro risultati, «migliorare la qualità dell’aria potrebbe essere una strategia importante per ridurre il declino cognitivo correlato all’età. Ci sono alcune evidenze che suggeriscono come le persone che vivono in aree più inquinate abbiano maggiori tassi di declino cognitivo, e il collegamento non è spiegato dalla ricchezza degli individui o da altri fattori sociali».

Le due ricercatrici statunitensi hanno estrapolato i dati da una vasta indagine ancora in corso e iniziata nel 1986, e hanno concentrato la loro analisi su 780 partecipanti che – al momento della rilevazione 2001-2002 – avevano 55 anni o più, ma avvertono che per alcune aree le misurazioni di routine dell’inquinamento dell’aria non sono state avviate fino alla fine degli anni ’90. La funzione cognitiva è stata misurata con test matematici e mnemonici, e i partecipanti hanno ottenuto un punteggio in base al numero di errori cognitivi fatti.

I livelli di inquinamento atmosferico per il quartiere di ciascun partecipante sono stati calcolati utilizzando i livelli di particolato PM2.5 rilevati dall’Air Quality System dell’Environmental Protection Agency Usa. Dall’analisi è emerso che le concentrazioni di PM2.5 nell’area dove vivevano i partecipanti allo studio erano 13,8 microgrammi per m3, al di sopra degli standard di qualità dell’aria del Epa che è di 12 microgrammi/m3.

Poi Ailshire e Clarke hanno confrontato i dati sui livelli di inquinamento con i punteggi degli errori cognitivi e hanno scoperto che le persone che vivono in zone ad alto inquinamento – con 15 microgrammi/m3 o più di PM2.5 – avevano punteggi di errori una volta e mezzo superiori a quelli dei partecipanti che vivevano in aree a basso inquinamento (con al massimo 5 microgrammi/m3).

Anche la povertà e altri fattori sociali – e i problemi di salute – influenzano la funzione cognitiva, e le autrici dello studio fanno notare che i quartieri più poveri tendono (anche) a essere più inquinati. Ma dopo che sono stati esaminati i dati su istruzione, occupazione, sesso, stato civile e diversi altri fattori, le differenze nei tassi di errore cognitivi sono rimaste.

La Ailshire  ribadisce come «l’evidenza che emerge mostri un legame tra l’inquinamento atmosferico e la funzione cognitiva, e suggerisce che l’inquinamento atmosferico può danneggiare il cervello così come il cuore e i polmoni».

Questa nuova ricerca si aggiunge a un numero crescente di studi che suggeriscono che le esposizioni giornaliere più elevate all’inquinamento atmosferico influenzano le capacità di pensare dei cervelli in invecchiamento (e non solo). Gli scienziati  credono che il particolato possa influenzare la funzione cognitiva negli adulti più anziani per i suoi effetti nocivi sul sistema cardiovascolare, che è collegato al cervello attraverso i vasi sanguigni, e probabilmente agendo direttamente sul cervello stesso.

La Ailshire  conclude: «Anche se trovare un legame tra l’aria che respiriamo quotidianamente e la salute a lungo termine del nostro cervello è allarmante, la buona notizia è che negli ultimi dieci anni abbiamo fatto notevoli progressi nel ridurre i livelli di inquinamento atmosferico in tutto il Paese (gli Usa, ndr) e ci sono gli sforzi in corso per ridurlo ulteriormente. Eppure, l’opinione pubblica deve capire che a vivere in ambienti inquinati che ci sono rischi per la salute, in particolare per gli anziani, e dovremmo essere tutti più consapevoli dei problemi relativi alla qualità dell’aria».