Come migliorare la sicurezza alimentare in Europa

Negli ultimi 60 anni la chimica ha prodotto oltre 100.000 nuove molecole di sintesi, ma solo per l’1-2% è stato valutato l’impatto sulla salute umana

[17 agosto 2015]

cibo sicurezza alimentare

L’Autorità europea per la sicurezza alimentare (Efsa) ricopre un ruolo molto importante nel campo della prevenzione dei rischi sanitari in Europa. Però, nonostante sia uno dei sistemi di protezione della sanità pubblica più efficaci al mondo, secondo il Comitato economico e sociale europeo (Cese) è necessario continuare a studiare le possibilità di migliorare il sistema attuale in ragione dei nuovi interrogativi posti dalla scienza. A tale proposito, nel parere “L’attuale sistema a garanzia della sicurezza degli alimenti e degli approvvigionamenti alimentari nell’Ue e le possibilità di migliorarlo” il Cese formula le sue proposte.

La trasparenza della procedura di valutazione dei nuovi prodotti, chimici o di altro tipo, destinati a entrare nella catena alimentare costituisce sicuramente una condizione importante per aumentare la fiducia dei consumatori nei confronti del sistema e dei prodotti valutati.

Negli ultimi 60 anni sono state immesse nell’ambiente oltre 100.000 nuove molecole prodotte dalla chimica di sintesi. Tuttavia, solo una parte trascurabile di tali prodotti (1-2%) è stata valutata sotto il profilo dei possibili rischi per la salute umana. E al di là delle sostanze che entrano direttamente nella catena alimentare (additivi, residui di pesticidi o di materie plastiche) e che, in via di principio, sono sottoposte alla procedura di valutazione, ne esistono altre che vi possono accedere indirettamente, tramite il suolo, l’aria o l’acqua.

Il Cese ritiene che proprio in questo settore siano possibili alcuni miglioramenti. Ad esempio, gli studi obbligatori presentati dai fabbricanti e finalizzati a dimostrare l’innocuità di un determinato prodotto non vengono pubblicati sulle riviste scientifiche. I dati grezzi di tali studi non sono messi a disposizione della comunità scientifica in modo sistematico, e in più il segreto commerciale è apertamente invocato in un buon numero di casi. Secondo il Comitato ciò non sia giuridicamente corretto dato che, secondo la stessa Efsa, i dati contenuti negli studi obbligatori non hanno carattere riservato.

Per questo chiede alla Commissione europea di apportare le opportune modifiche alla regolamentazione, per far sì che quest’ultima imponga, dopo la perizia effettuata dall’Efsa, di pubblicare sistematicamente sul sito web dell’agenzia di Parma gli studi obbligatori utilizzati e i relativi dati grezzi.

Il compito dell’Efsa è complicato dall’esistenza di studi scientifici i cui risultati sono chiaramente influenzati dalla fonte del loro finanziamento, e che possono quindi dare adito a forti controversie. Quindi il Comitato raccomanda all’Efsa di rivolgere un’attenzione particolare a questo fenomeno, dal momento che la letteratura scientifica è un riferimento importante della procedura di valutazione.

Il Cese raccomanda alla Commissione europea di stabilire, dopo aver consultato la comunità degli endocrinologi, un elenco dei prodotti che possono avere un impatto negativo sullo sviluppo del sistema endocrino. Chiede alla Commissione di applicare il principio di precauzione alle sostanze che figureranno in questo elenco, in attesa che la comunità scientifica pervenga a una posizione condivisa sulla loro pericolosità ormonale o sulla loro innocuità.

Il Cese, inoltre chiede che venga garantita la piena tracciabilità degli alimenti «dall’azienda agricola alla tavola» (compresi quelli importati), così da permettere ai consumatori di scegliere alimenti di una certa qualità e conformi alle norme di sicurezza in vigore nell’Ue.