Concordia, Arpat: «Inquinamento ok, ma rischi con il rigalleggiamento»

[20 gennaio 2014]

L’impatto sull’ambiente marino determinato dal naufragio della nave Costa Concordia e dalle operazioni necessarie alla sua rimozione, ad oggi, sulla base dei parametri monitorati da Arpat, sembra confinato essenzialmente “all’area di cantiere”, cioè la zona in cui si è operato per la rotazione del relitto e si sta operando in vista della sua rimozione.

A questo proposito infatti le analisi delle acque prelevate nelle immediate vicinanze del relitto (10 – 20 metri) e presso il punto di presa del dissalatore utilizzato per la produzione di acqua potabile, non hanno evidenziato situazioni di evidente criticità e i relativi test di tossicità hanno sempre dato esito negativo.

E’ la stessa Arpat che lo dice segnalando la pubblicazione del report “La qualità ambientale nell’area marina interessata dall’incidente della nave Costa Concordia (Isola del Giglio 13 gennaio 2012)“, nel quale riassume sinteticamente un quadro della situazione, dal punto di vista degli impatti ambientali rilevati a seguito del naufragio e delle successive operazioni svolte nell’area

Le concentrazioni di metalli, prosegue la nota, sono risultate sempre entro i limiti previsti dalla normativa (standard di qualità del D.Lgs. 152/2006) con l’unica eccezione del mercurio che nelle nostre acque è presente anche per cause naturali.

Le analisi di parametri fisico-chimici e biologici effettuate anche a maggiore distanza (1 – 3 km e oltre) mostrano alcuni superamenti per il mercurio, che tuttavia non sembrano riconducibili al naufragio della Costa Concordia.

L’indice trofico TRIX è caratterizzato da valori bassi indicando una situazione di acque scarsamente produttive con un livello di trofia basso in tutta la parte a sud della Toscana.

L’indice CARLIT relativo alle macroalghe non presenta alterazioni degne di rilievo.

Per quanto riguarda la Prateria di posidonia le minime fluttuazioni che si rilevano, per entrambe le postazioni di monitoraggio (Cannelle e Cala Cupa) si ritiene, al momento, non siano né particolarmente significative, né da imputare ad una reale situazione di sofferenza della prateria, rimane tuttavia la necessità di continuare il monitoraggio.

All’interno dell’area di cantiere, al contrario, pur con tutti gli accorgimenti possibili messi in atto per mitigare l’impatto, le conseguenze della dispersione dei sedimenti, detriti, cemento etc. derivanti sia dalle operazioni di perforazione e realizzazione di un falso fondale sia dall’ombra generata dalle imbarcazioni, stanno provocando la perdita diretta delle comunità bentoniche presenti, in particolare Posidonia oceanica, Pinna nobilis e Coralligeno, tra quelle più pregiate.

L’estensione effettiva di questa zona potrà essere valutata solo alla fine dei lavori di rimozione, comunque la mappa riportata sopra mostra una immagine aggiornata e abbastanza dettagliata della situazione. La mitigazione possibile dell’impatto viene assicurata attraverso le prescrizioni impartite dall’Osservatorio, mentre il monitoraggio, all’interno di tale zona, è effettuato prevalentemente da Costa Crociere (mediante l’Università La Sapienza di Roma) secondo il piano approvato dall’Osservatori.

In merito alle acque interne al relitto, di cui è stata stimata, per quanto possibile, quantità e composizione, risultano contaminate essenzialmente da sostanze organiche, metalli, idrocarburi e ftalati, acque che, in occasione della rotazione (parbuckling), non hanno dato luogo a situazioni ambientali di particolare criticità.

A questo proposito bisognerà verificare quanto potrà accadere durante il proseguimento delle operazioni di recupero, con particolare attenzione alla fase di rigalleggiamento, durante la quale le acque interne, in buona parte, saranno riversate all’esterno, con un impatto che Costa Crociere dovrà valutare e portare all’attenzione dell’Osservatorio ambientale, di ARPAT e ISPRA.