Rischi di sottostima: standard definiti quasi 20 anni fa e molto meno severi rispetto alle linee-guida Oms

Corte dei conti Ue: la salute dei cittadini non è sufficientemente protetta dall’inquinamento atmosferico

Ogni anno circa 400.000 decessi prematuri e diseconomie legate alla salute per centinaia di miliardi di euro

[12 settembre 2018]

Secondo la nuova relazione speciale Inquinamento atmosferico: la nostra salute non è ancora sufficientemente protetta”, pubblicata dalla Corte dei conti europea, «le azioni dell’Ue volte a proteggere la salute umana dall’inquinamento atmosferico non hanno prodotto l’impatto atteso».  La Corte ricorda che «ogni anno, l’inquinamento atmosferico provoca nell’Ue circa 400.000 decessi prematuri e comporta diseconomie legate alla salute per centinaia di miliardi di euro. Tuttavia, questi considerevoli costi umani ed economici non si sono ancora tradotti in un intervento adeguato nell’intera Ue. Gli inquinanti atmosferici responsabili della maggior parte di tali decessi prematuri sono il particolato, il biossido di azoto e l’ozono troposferico; le persone nelle zone urbane sono particolarmente esposte a tale rischio».

Il fulcro della politica dell’Ue in materia di aria pulita è la direttiva sulla qualità dell’aria ambiente del 2008 che definisce le concentrazioni limite di inquinanti nell’aria. La Corte ha «esaminato l’impianto della direttiva e valutato se gli Stati membri vi abbiano dato efficace attuazione e le modalità con cui la Commissione ha monitorato e promosso il rispetto della direttiva. Inoltre, ha valutato se la qualità dell’aria sia stata adeguatamente considerata in altre politiche dell’Ue e opportunamente sostenuta dai fondi dell’Ue e se i cittadini siano stati informati in modo adeguato sui temi relativi alla qualità dell’aria».

Il membro della Corte dei conti europea responsabile della relazione, Janusz Wojciechowski, evidenzia che «l’inquinamento atmosferico costituisce il principale rischio ambientale per la salute nell’Unione europea. Negli ultimi decenni, le politiche dell’Ue hanno contribuito alla riduzione delle emissioni, ma la qualità dell’aria non è migliorata allo stesso ritmo e ha ancora un notevole impatto sulla salute pubblica».

Gli standard sulla qualità dell’aria applicati dall’Ue sono stati definiti quasi 20 anni fa e la Corte ha rilevato che «alcuni sono molto meno severi rispetto alle linee-guida dell’Organizzazione mondiale della sanità e ai livelli suggeriti dai più recenti riscontri scientifici. Se da un lato le emissioni di inquinanti atmosferici sono diminuite, dall’altro la maggior parte degli Stati membri non rispetta ancora le norme dell’Ue in materia di qualità dell’aria e non intraprende azioni sufficientemente efficaci per migliorare la qualità dell’aria. Vi è inoltre il rischio che l’inquinamento atmosferico sia stato sottostimato poiché potrebbe non essere stato misurato in siti idonei. I piani per la qualità dell’aria, un obbligo fondamentale introdotto dalla direttiva sulla qualità dell’aria ambiente, spesso non hanno prodotto i risultati attesi. La Commissione incontra una serie di limitazioni nel monitorare la performance degli Stati membri quanto al conseguimento dei valori-obiettivo per la qualità dell’aria. Le misure di esecuzione da essa attuate fino ad ora non sono riuscite a far sì che gli Stati membri rispettassero i limiti definiti a tale riguardo dalla direttiva. Secondo la Corte, malgrado l’azione legale intrapresa dalla Commissione contro molti Stati membri e la pronuncia di sentenze ad essa favorevoli, gli Stati membri continuano a violarli spesso».

La Corte ha constatato che «i finanziamenti dell’Ue per la qualità dell’aria possono fornire un sostegno utile, ma che i progetti finanziati non sempre sono sufficientemente ben mirati. Durante le visite agli Stati membri, sono stati osservati alcuni validi progetti, in particolare tra quelli sostenuti dal programma dell’Ue Life».

La Corte dei Conti europea evidenzia che «l’inquinamento atmosferico costituisce un problema urgente di salute pubblica e la sensibilizzazione e l’informazione dell’opinione pubblica svolgono un ruolo fondamentale nell’affrontarlo, secondo la Corte. Di recente, i cittadini hanno mostrato maggiore interesse per la qualità dell’aria e si sono appellati ai giudici nazionali, che in vari Stati membri si sono pronunciati a favore del diritto all’aria pulita». Ma secondo la Corte «La direttiva sulla qualità dell’aria ambiente è meno esplicita nel tutelare i diritti dei cittadini all’accesso alla giustizia rispetto ad altre direttive in materia di ambiente. Le informazioni messe a disposizione dei cittadini riguardo alla qualità dell’aria erano talvolta poco chiare, a giudizio della Corte».

Per migliorare la qualità dell’aria nell’Ue, la Corte raccomanda alla Commissione europea di «adottare azioni più efficaci; far aggiornare la direttiva sulla qualità dell’aria ambiente; integrare la politica relativa alla qualità dell’aria nelle altre politiche dell’Ue e di conferirle priorità; sensibilizzare l’opinione pubblica e di fornire migliori informazioni ai cittadini».