Nel 2013 ha provocato la morte di 5,5 milioni di persone, 6 volte più della malaria

Inquinamento dell’aria, i costi per l’economia mondiale arrivano a 5.000 miliardi di dollari l’anno

Una piaga che colpisce soprattutto i paesi a basso e medio reddito, le cui industrie producono però (anche) per i ricchi

[14 settembre 2016]

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Banca mondiale e Institute for health metrics and evaluation (Ihme) hanmno presentato il rapportoThe Cost of Air Pollution: Strengthening the economic case for action” dal quale emerge che l’inquinamento dell’aria è al quarto posto tra i maggiori fattori di rischio di morte prematura nel mondo e attualmente è il tipo di inquinamento più mortale.

Lo studio, che ha l’obiettivo di determinare il costo delle morti premature legate all’inquinamento dell’aria (casalingo ed esterno) per fornire argomenti economici in favore della lotta contro questo tipo di inquinamento e di facilitare le decisioni prioritarie un un contesto di rarità delle risorse. Banca mondiale e Ihme spiegano che «le perdite di entrate da lavoro imputabili a questi decessi si fissa intorno ai 225 miliardi di dollari nel 2013», mentre stimano che, sempre nel 2013, «le malattie legate all’inquinamento dell’aria esterna hanno provocato la morte di 5,5 milioni di persone». Causando enormi sofferenze umane e costi economici eccezionali.

Infatti, anche se i più colpiti sono bambini e anziani, la mortalità prematura legata all’inquinamento dell’aria ha anche delle pesanti ricadute sulla popolazione in età lavorativa in termini di entrate da lavoro che, secondo lo studio, «rappresentano praticamente l’equivalente dell’1% del Pil (precisamente lo 0,83%) nell’Asia del Sud. Nella regione dell’Asia dell’Est e del Pacifico, che si confronta con l’invecchiamento della sua popolazione, queste perdite rappresentano lo 0,25% del Pil. Invece, nell’Africa sub-sahariana, dove le conseguenze dell’inquinamento dell’aria diminuiscono la capacità di guadagno di una popolazione in gran parte giovane, le perdite di reddito da lavoro rappresentano ogni anno l’equivalente dello 0,61 % del Pil».

Il rapporto evidenzia che se si guardano le perdite dal punto di vista del benessere (welfare losses), secondo un metodo abitualmente utilizzato per valutare costi e benefici delle regolamentazioni ambientali in un dato Paese, «il costo totale dei decessi prematuri dovuti all’inquinamento dell’aria, mettendo insieme ogni classe di età, è stimato in più di 5.000 miliardi di dollari nel 2013. In Asia dell’Est e in Asia del Sud queste “perdite di benessere” rappresentano l’equivalente di circa il 7,5% del Pil».

Perdite finanziarie enormi ma che sono banali rispetto al potenziale costo umano dell’inquinamento atmosferico. I decessi legati all’inquinamento esterno sono in forte aumento nelle regioni densamente popolate che conoscono una rapida urbanizzazione, mentre il numero di morti imputabili all’utilizzo di combustibili solidi per riscaldarsi e cucinare resta costante, nonostante i progressi fatti sul piano dello sviluppo e dell’accesso a migliori servizi sanitari. «Globalmente, le malattie causate dall’inquinamento dell’aria indoor ed esterna sono state all’origine di un decesso su 10 nel 2013 – si legge nel rapporto – cioè una cifra 6 volte più elevata dei decessi provocati dalla malaria».

Come osserva Laura Tuck, vice-presidente della Banca  mondiale per lo sviluppo sostenibile, l’inquinamento dell’aria «ha come conseguenza quella di minacciare il benessere delle popolazioni, di mettere in pericolo il capitale naturale e materiale, limitando la crescita economica. Con questo studio, che fissa i costi economici della mortalità prematura legata a questo flagello, speriamo di trovare eco tra i decision makers e fare in modo che dedichino maggiori risorse al miglioramento della qualità dell’aria. Lotta contro l’inquinamento urbano e investendo nelle fonti più pulite di energia possiamo riuscire a ridurre le emissioni di particolato pericolose, rallentare il cambiamento climatico e, soprattutto, salvare delle vite».

Il rapporto stima che a causa dell’inquinamento dell’aria gli Usa perdano 45 miliardi di dollari all’anno, mentre il Regno Unito 7,6 miliardi e  la Germania 18 miliardi. Se si passa ai grandi Paesi emergenti, la Cina perde uno sbalorditivo 10% del suo Pil e l’India circa l’8%. Come si vede, quella dell’inquinamento dell’aria è una piaga che colpisce soprattutto i paesi a medio e basso reddito, dove il 90% della popolazione è sottoposta a pericolosi livelli di inquinamento atmosferico; a loro volta, le emissioni responsabili di tali inquinamento arrivano frequentemente da industrie legate alla produzione di beni da esportare nei ricchi paesi occidentali, che si trovano così “co-responsabili” di tanta sofferenza.

«Questo rapporto e il carico di malattie associate all’inquinamento dell’aria sono una chiamata urgente all’azione – ha dichiarato Chris Murray, direttore dell’Ihme – Di tutti i diversi fattori di rischio per morti premature, l’aria che respiriamo è uno su cui i singoli individui hanno poco controllo. I politici responsabili nei settori della salute e dell’ambiente, così come i leader industriali, si trovano a far fronte a crescenti esigenze – ed aspettative – nell’affrontare questo problema».