In Toscana 1,1 milioni di euro alla sorveglianza sanitaria per gli ex esposti all’amianto

Sul territorio regionale come su quello nazionale, però, servono impianti per smaltire in sicurezza le milioni di tonnellate ancora presenti sui territori

[6 maggio 2016]

Amianto

In Toscana le persone che negli anni sono state esposte all’amianto per motivi professionali si stima siano circa 5.600; a questi lavoratori (dimessi o tuttora al lavoro in aziende diverse da quelle dove sono stati in precedenza esposti), di 30-79 anni di età, la Regione offre, per i 30 anni successivi alla cessazione della lavorazione a rischio di esposizione ad amianto, un percorso di sorveglianza sanitaria organizzato e omogeneo su tutto il territorio regionale.

Per finanziare la copertura di questo percorso, una delibera approvata nel corso dell’ultima giunta, (nel triennio 2016-2018) 1,134 milioni di euro.

«La Regione Toscana da tempo è impegnata su più fronti per contrastare il fenomeno degli infortuni e delle malattie professionali – commenta l’assessore al diritto alla salute Stefania Saccardi – Due mesi fa abbiamo varato il Piano strategico regionale 2016-2020 per la sicurezza del lavoro. In questa strategia rientra anche questo percorso che vogliamo offrire a tutti i lavoratori che sono stati esposti all’amianto. Un percorso che, com’è giusto che sia, è completamente gratuito per i cittiadini». Tutte le prestazioni previste dal percorso – visite ed esami da ripetere periodicamente – saranno infatti totalmente gratuite. Per questo è stato istituito un nuovo codice di esenzione, D99, esenzione per lavoratori ex esposti ad amianto, valido per tutte le prestazioni previste dal percorso: spirometrie, Rx al torace, Tc al polmone, ecc.

Per tranciare finalmente i ponti con l’incubo amianto, però, oltre alla doverosa assistenza sanitaria a chi è già malato occorre intervenire in modo deciso per frenare quella che è un’epidemia ancora in corso. Per fare questo occorre bonificare e, di conseguenza, approntare impianti e volumetrie in discarica per smaltire i rifiuti d’amianto in sicurezza. Impianti e spazi che, spesso per un’irrazionale resistenza proprio da parte dei territori colpiti, nonostante le numerose promesse ancora non sono assolutamente sufficienti all’interno del territorio regionale e nazionale.