Decrescita alla pechinese. Nel 2014 chiuse 329 fabbriche inquinanti, ma lo smog non molla

[26 gennaio 2015]

L’assemblea popolare municipale di Pechino ha dichiarato che nella capitale cinese sono state chiuse 329 fabbriche inquinanti solo nel 2014; sono state inoltre avviate 30 piattaforme industriali di sostegno e cooperazione e 53 programmi per spostare le imprese inquinanti al di fuori della metropoli.

Secondo un rapporto presentato dal sindaco di Pechino, Wang Anshun, sono stati chiusi anche 36 mercati con merci di scarso livello, e le autorità municipali hanno respinto 3.760 richieste per creare imprese perché proponevano attività vietate e limitate dalla legge. Secondo il rapporto, «lo smantellamento delle funzioni non essenziali da Pechino è diventato una priorità nel quadro dello sviluppo coordinato delle municipalità di Pechino e Tianjin e della provincia dell’Hebei». Altre 300 fabbriche dovrebbero essere chiuse nel 2015.

Ma proprio in questa enorme megalopoli infinita nel nord della Cina lo smog venefico non molla: il Centro meteorologico nazionale della Cina ha mantenuto anche oggi l’allarme giallo a Pechino, Tianjin e nelle province dell’Hebei, dell’Heilongjiang, di Jilin, del Liaoning, dello Henan, dello Shandong, del l’Anhui e del Jiangsu.

Un fronte freddo in arrivo dovrebbe dissipare lo smog da stasera nel centro e nell’est della Cina, e domani la pioggia e la neve dovrebbero alleviare la situazione in molte zone del centro, dell’est e del sud della Cina. Più imponente ancora, però, sembra soffiare il vento del cambiamento (economico) all’interno del gigante asiatico. Tra mille contraddizioni la sostenibilità rimane comunque un orizzonte possibile.