Decreto Ilva il governo mette la fiducia in Senato. Sel: «Ennesimo passo falso». No anche da M5S

Pd: «Oltre l’emergenza, costruire il futuro». Bocciati gli emendamenti, Vendola: «Fatto grave»

[19 febbraio 2015]

Oggi il governo ha posto, ottenendola,  l’ennesima fiducia sul Decreto Ilva di Taranto e per il senatore brindisino del PD Salvatore Tommaselli «L’approvazione del decreto Ilva è motivo di grande soddisfazione per chi, come me, ha seguito da vicino negli ultimi tre anni il dramma e il travaglio di una vicenda che ha colpito in primo luogo la città di Taranto ma che, per importanza, ha avuto e ha un rilievo enorme per l’intero Paese. Finalmente la politica ha potuto dare con questo provvedimento una risposta definita e complessiva alla ferita inferta in passato ai lavoratori dello stabilimento e agli abitanti della città che ospita il principale polo siderurgico europeo. Si intravede ora la possibilità di superare l’emergenza del commissariamento, la cui opera è stata certamente fondamentale, e trasformare gli annunci in fatti, così come abbiamo fatto durante l’esame in Senato, con norme che definiscono con certezza risorse finanziarie e strumenti per rendere possibile coniugare la continuità produttiva e il risanamento ambientale. Bisogna essere consapevoli che siamo solo all’inizio e che tanto deve essere ancora fatto per Taranto e per il rilancio dell’azienda. Tuttavia oggi è possibile parlare davvero di una svolta decisiva per il futuro dell’Ilva»

La frattura nel centro-sinistra è evidente: «Votiamo no alla fiducia posta dal Governo sull’ennesimo decreto Ilva. Senza imbarazzo – ha detto  il senatore Dario Stefàno di SEL  – Ci aspettavamo che, al settimo decreto sull’Ilva, il Governo tenesse fede all’impegno di approcciare con coraggio le grandi questioni sul tappeto, affrontando la crisi del polo siderurgico tarantino, tenendo insieme i necessari interventi di ambientalizzazione dei processi produttivi, di tutela della salute di un’intera comunità e di rilancio economico e sociale di un intero territorio. Non si può accettare l’ottusa indisponibilità ad accogliere qualsiasi contributo emendativo, tanto più per quello che prevedeva la possibilità di incrementare di qualche decina di unità, con risorse regionali, l’organico di Arpa Puglia, notoriamente sottodimensionato e impossibilitato a svolgere le proprie funzioni di controllo. Né può considerarsi sufficiente l’accennata apertura al polo oncologico, con lo stanziamento di una cifra irrisoria che mortifica ulteriormente la nostra comunità. Si tratta di un film già visto, di una nuova occasione persa che rimanda solo il problema. In Italia pesa l’assenza di un piano organico di politica industriale. Il nostro Paese non può fare a meno della siderurgia e delle decine di migliaia di posti di lavoro ad essa collegati. Ma non si può più, al contempo, tollerare che i Tarantini si ammalino e muoiano di inquinamento, che i figli della nostra terra vivano come minacciati da una spada di Damocle, che le aziende dell’agroalimentare o del turismo jonico, ad esempio, siano violentate nelle loro identità e nei loro sogni di far grandi la qualità delle produzioni e le eccellenze locali. Per una vicenda complessa come quella di Taranto, servono impegni e energie straordinarie ma il Governo ha balbettato anche stavolta».

La pensa diversamente Massimo Mucchetti, presidente PD della commissione Industria di palazzo Madama, che intervenendo in aula ha detto: «Il disegno di legge di conversione ha migliorato il decreto che dà corpo normativo alle soluzioni che ora consentiranno all’Ilva di riprendere, investire e rendere più compatibile la produzione con l’ambiente circostante. Con questo decreto il commissario ex decreto Ilva, ha potuto chiedere l’amministrazione straordinaria in base alla legge Marzano, senza non avrebbe potuto. A questo scopo il decreto estende ai nuovi commissari i poteri, i doveri e le guarentigie del vecchio commissario ex decreto Ilva, altrimenti la cosa non funzionava. Quindi era un passaggio indispensabile. Diversamente, l’alternativa sarebbe stata il fallimento e nessuno ne avrebbe tratto vantaggi, se non gli avvoltoi che ancora sognano la chiusura del sito siderurgico di Taranto e si illudono di lucrare i loro piccoli vantaggi dalla bonifica del sito a spese dello Stato»

Per il Movimento 5 Stelle sono intervenuti in aula anche Carlo Martelli, che ha invitato i cittadini di Taranto ad affacciarsi alla finestra e ad urlare «Sono incazzato nero e tutto questo non lo accetterò più» e Vilma Marinese che ha denunciato «L’ennesima presa in giro del Governo Renzi» che farà aumentare la rabbia dei cittadini di Taranto.  Nel mirino pentastellato c’erano soprattutto l’Aia e le garanzie ambientali e occupazionali.

Ai grillini ha risposto la senatrice del PD Camilla Fabbri, presidente della Commissione d’inchiesta sugli infortuni sul lavoro, secondo la a quale «Le polemiche sterili del M5S sul provvedimento sull’Ilva dimostrano quanto la loro politica sia totalmente priva di contenuti e distante dalle esigenze di cittadini e imprese. La norma precisa come il piano ambientale si intende attuato se entro il 31 luglio sono realizzate, almeno nella misura dell’80 per cento, il numero delle prescrizioni Aia in scadenza a quella data, mentre il 100 per cento delle prescrizioni deve essere completato entro il 4 agosto 2016. In realtà siamo di fronte ad un provvedimento all’avanguardia nel settore e per la tutela dell’ambiente e della salute, nonché una legge che salvaguardia l’occupazione e sostiene l’indotto. Inoltre, il provvedimento si potrà positivamente caratterizzare per quanto riguarda l’adozione del piano della salute e sicurezza sul lavoro che, indipendentemente dai futuri assetti aziendali, dovrà garantire il completamento del piano stesso e la sua totale applicazione».

Ma in una nota il  presidente della Regione Puglia Nichi Vendola, commentando la bocciatura in Senato da parte del Governo degli emendamenti al decreto Ilva, scrive: «Giudico molto grave il colpo di mano avvenuto al Senato sul cosiddetto decreto salva Ilva. Si sono cancellati tutti gli emendamenti che qualificano una politica ambientale e sanitaria nella citta di Taranto. Si copre con lo scudo della non punibilità per legge la figura del commissario straordinario mentre non si accoglie la richiesta inderogabile di consentire all’Arpa di implementare gli organici necessari a svolgere compiti sempre più gravosi. Si mette una posta di 500mila euro sul fantomatico reparto di oncologia pediatrica. Si lascia inalterato quel criterio di percentuale che consente di rispettare la legge anche nel caso in cui si rispetti solo l’80 per cento delle prescrizioni dell’Aia. E sono tutte le forze attive e intellettuali della città di Taranto e della Puglia e dell’Italia che ama Taranto che chiedono di correggere quel testo, di non sciupare ancora una volta l’occasione di annodare un rapporto leale con i tarantini. La ferita di Taranto non è solo quella dell’inquinamento che ha asfissiato la città.. E’ anche quella dello scoramento dei cittadini, afflitti da una crescente povertà e spesso frustrati dalle tante promesse disattese dello Stato. Chiedo a nome di tutti i pugliesi, di compiere un gesto di buona politica. Lo chiedo al Parlamento, lo chiedo come Presidente di una Regione che è consapevole dei propri limiti ma è anche orgogliosa delle proprie risorse. Vi chiedo di ripensarci».