Dieselgate Renault? Le domande di Le Monde sulla Commissione Royal

Le associazioni ambientaliste all’attacco: mancanza di trasparenza

[24 agosto 2016]

Dieselgate Renault

Nell’ottobre 2015, dopo che venne scoperto quello che è stato chiamato il dieselgate Volkswagen, la ministro dell’ambiente francese, Ségolène Royal, istituì una commissione  d’inchiesta incaricata di testare le emissioni di un campione di 100 veicoli diesel rappresentativi del parco automobilistico francese. 10 mesi più tardi  Réseau Action Climat  (Rac) e  France Nature Environnement  (Fne) dicevano che,  «Malgrado la gravità dei risultati mostri una quasi generalizzazione dei superamenti  delle norme di emissioni in condizioni reali di guida, la commissione d’inchiesta non ha ancora reso il suo rapporto finale. Aspettiamo ancora le decisioni politiche per rimediare a una situazione inaccettabile sia per la salute pubblica che per l’ambiente».

Rac e Fne il 29 luglio hanno pubblicato il dossier “Diesel : l’enfumage n’est pas prêt de s’arrêter…” basato sulla «imperiosa necessità di dar prova di trasparenza».

Ma, come scrive oggi Éric Béziat  su Le Monde,  l’operazione trasparenza non è per nulla riuscita: «La commissione Royal, creata al fine di chiarire all’opinione pubblica il reale  livello di emissioni degli inquinanti delle automobili, è accusato in un’inchiesta del Financial Times pubblicata il 23 agosto di aver favorito Renault passando sotto silenzio dei dettagli fastidiosi per il costruttore».

Ma cosa ha scritto il Financial Times? Secondo il  quotidiano britannico  iol rapporto finale della commissione  Royal avrebbe omesso delle informazioni chiave che lascerebbero supporre che, in condizioni di guida reali,  i veicoli diesel della Renault emettono  da 10 a 11 volte più gas tossici che durante i test anti-inquinamento. Il  Financial Times, che si basa sulle testimonianze di 3 dei 17 membri della commissione, punta il dito soprattutto contro la versione diesel della Renault Captur: il filtro dagli ossidi azoto (NOx) di questo modello funzionerebbe nelle condizioni di test, ma non nelle normali condizioni di guida su strada.

Charlotte Lepitre, che fa parte della commissione per conto di France Nature Environnement, citata dal Financial Times,  ha confermato a Le Monde che   l’inchiesta aveva evidenziato una regolazione dei veicoli  Renault che porterebbe il loro sistema anti-inquinamento a non funzionare più quando l’auto viaggia per molto tempo.  Béziat  sottolinea che «Nessuno di questi fatti appare formalmente nel rapporto finale del 29 luglio». Il Financial Times suppone che il governo francese, visti i risultati catastrofici per la Renault, stia tentando di salvaguardare l’impresa automobilistica, della quale lo stato è azionista al 20%.

Le Monde fa tre domande:

Renault ha truffato?  «I nostri veicoli non sono equipaggiati con software imbroglioni», risponde la direzione della Renault. Un’affermazione confermata da Hélène Peskine, rappresentate del ministero dell’ambiente nella commissione: «Molto presto, i nostri test hanno dimostrato che i motori della Volkswagen erano formattati per comportarsi diversamente durante la procedura di omologazione e sulla strada. Questo non è il caso della Renault».

Però resta un bel problema: dall’inizio dei test, nel dicembre 2015, i Captur diesel  hanno avuto dei risultati pessimi: dopo 1.000 Km non veniva rilevato più nessun disinquinamento. I test erano talmente cattiv i che questo modello top della  Renault non aveva più il diritto di circolare sulle strade francesi.

Alla Renault ammettono: «Abbiamo commesso un errore di calibrazione sui nostri motori 1.5 L DCI che equipaggiano i Captur diesel –  dicono alla Renault – Improvvisamente, la NOx Trap, il pezzo che intrappola gli ossidi di azoto, era saturo e non funzionava più». Dopo questa scoperta, a gennaio Renault decise il richiamo, ancora in corso, di 15.000 auto per ricalibrare correttamente la combustione.

Resta il fatto che la casa automobilistica francese si è andata ad aggiungere alla cattiva compagnia formata da  Nissan, Fiat, Opel e Volkswagen e che per la Commissione Royal sussiste il dubbio che abbia utilizzato un software truccato. Renault è ancora sotto inchiesta della Direction générale de la répression des fraudes.

L’altra domanda che si fa Le Monde è: Lo Stato ha protetto il costruttore francese?  L’ufficio di Ségolène Royal assicura che «Nessun risultato è stato dissimulato», ma non riesce a nascondere un qualche imbarazzo: «Abbiamo pubblicato tutto nel rapporto finale, ma avremmo potuto essere più espliciti sulle msure di miglioramento richieste ai costruttori, in particolare il richiamo delle 15.000 Renault».

Questo non ha impedito che la commissione, fin dall’inizio, si mostrasse conciliante con le case automobilistiche francesi. Le Monde scrive che «Quando gli esperti hanno scoperto i primi risultati disastrosi della Renault in dicembre, è stato deciso di non divulgarli immediatamente».

Gli esperti del ministero dell’ambiente replicano che «Non sarebbe stato nel nostro ruolo. Abbiamo un dovere di neutralità. D’altronde, PSA, l’altro costruttore francese nel quale ormai lo Stato è anche azionista, ci ha al contrario accusato di non mettere in evidenza i suoi eccellenti risultati».

Da parte della Renault, l’accusa di connivenza con lo Stato viene respinta con decisione: «Siamo stati assolti da ogni sospetto di frode dalle commissioni di inchiesta tedesca, britannica, italiana e coreana, che non hanno nessun interesse ad avvantaggiarci».

L’ultima domanda di  Béziat è: «Ci sono dissensi all’interno della commissione Royal?» e la risposta è evidentemente sì: «I difensori dell’industria automobilistica francese vedono in questa nuova peripezia un misura ritorsiva più che uno scandalo ambientale». Mentre le case automobilistiche misurano le parole, le Ong che fanno parte della commission Royal (France Nature Environnement, Réseau Action Climat, Transport  et Environnement) sono le fonti del Financial Times.

Un membro della Commissione ha confermato a Le Monde che la tensione è stata molto alta quando è stato deciso di non rivelare i primi test fallimentari della Renault e che i rappresentanti delle Ong si sono sentiti sempre esclusi dalle discussioni “ultratecniche” tra i rappresentanti delle case automobilistiche e quelli del governo, cosa che secondo loro ha esposto i risultati al rischio di manipolazione.