Rischio e percezione del rischio: il caso Prato

Diossine, se le caldaie inquinano 23 volte più di un inceneritore ma si fa finta di non sapere

[16 ottobre 2015]

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Dopo le alluvioni l’autunno soffia sulla Toscana i primi freddi, e a breve su tutto il territorio regionale si potranno tornare ad accendere caldaie e riscaldamenti. Presenze rassicuranti all’interno di case e uffici, che garantiscono costantemente tepore durante i mesi più rigidi dell’anno: una comodità sconosciuta fino a non molti decenni fa, e della quale usufruiamo tutti (com’è ovvio che sia) più che volentieri.

Esattamente il contrario di quanto accade quando l’attenzione si sposta dalla piccola caldaia all’arcigno inceneritore. Entrambi sono impianti che rendono un servizio utile all’umano vivere, ma il secondo (che pur contribuisce a chiudere il ciclo integrato dei rifiuti, quando questi non possono essere altrimenti recuperati, evitando che finiscano in discarica o peggio dispersi nell’ambiente) viene spesso vissuto dai territori che lo ospitano come una forza estranea occupante, che ammorba l’aria con le proprie emissioni.

L’annunciata sorpresa è che, in genere, avviene il contrario. Si prenda ad esempio le diossine, composti tossici prodotti da innumerevoli attività umane e bandiera di ogni anti-inceneritorista che si rispetti. E si prenda come riferimento il tranquillo e civile territorio pratese, dove insiste l’inceneritore di Baciacavallo, funzionale al trattamento di acque reflue e industriali dell’area. In questo caso, l’inceneritore emette in aria il 3,5% delle diossine presenti nella Provincia di Prato, mentre le caldaie presenti nelle residenze dei cittadini contribuiscono per l’82,4%, circa 23 volte tanto. Eppure, un comitato contro le caldaie non si è mai visto.

I dati sono noti e disponibili, diffusi da anni dall’Arpat, che già nel 2013 scriveva: «Per quanto riguarda le diossine si è portati a pensare che gli inceneritori ne siano la fonte principale diemissioni in atmosfera. Questo in genere non è vero, come nel caso Baciacavallo. Infatti da un’analisi dei dati di emissione di diossine riportati nella disaggregazione dell’Inventario nazionale delleemissioni all’anno 2010 in relazione alla provincia di Prato, emerge che l’inceneritore di Baciacavallo è scarsamente rilevante nell’ambito del territorio pratese».

Questo non ha scalfito convinzioni ormai radicate, sia in parte della cittadinanza che in parte dei media locali, e ieri l’Agenzia ha ritenuto opportuno pubblicare nuovi chiarimenti nel merito. Il che non significa lodare gli impatti emissivi di un inceneritore, che è necessario controllare adeguatamente (e utilizzare lo stretto necessario), ma avere un quadro più obiettivo della realtà che ci circonda. Nonostante tutto, c’è da scommettere che non si restringerà di molto la forbice tra rischio e percezione del rischio; è difficile combattere un pericolo che non si conosce, ma ancor più difficile è sbarazzarsi di un pregiudizio che non vogliamo lasciare.