Disastro petrolifero in Perù. A rischio la foresta amazzonica e le comunità locali

Rottura nell’oleodotto che trasporta il greggio dal nord del Paese attraverso le Ande, fino alla costa del Pacifico

[27 giugno 2016]

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Nuova fuoriuscita petrolifera in Perù, secondo il governo di Lima è la terza più importante da gennaio lungo il vetusto oleodotto – che ha raggiunto i 40 anni di servizio – una infrastruttura petrolifera che negli ultimi 5 anni ha prodotti 20 incidenti con un grave inquinamento.

Secondo gli abitanti di un  villaggio indigeno, lo sversamento di greggio è stato avvistato il 24 giugno, ma probabilmente, come in altri recenti inquinamenti petroliferi nella foresta amazzonica peruviana, l’oleodotto perdeva già da giorni e alla fine il petrolio ha raggiunto il fiume Marañón, dove è stato notato e segnalato.

La compagnia statale Petroperu, che gestisce l’oleodotto, e l’Organismo de Evaluación y Fiscalización Ambiental, (OEFA) dicono di aver inviato già il 25 giugno squadre anti-inquinamento per verificare cause e danni dello svrsamento, ma non è ancora nota l’estensione della fuoriuscita, che secondo quanto dicono gli indigeni avrebbe già pesantemente colpito le comunità rivierasche di Bagazán e Angamos.

Il disastro petrolifero è il terzio avvenuto quest’anno dopo quello vicino a Chiriaco, nella regione di Amazonas, nel nord del Perù, e di ayuriaga, una comunità di indios Wampis vicino al fiume Morona. Petroperu dice che in ognuno di questi incidenti sono stati sversati circa 1.000 barili di petrolio, ma ambientalisti e comunità locali dicono che sono molti di più e che sono stati pesantemente inquinati i fiumi Chiriaco e Morona al Marañón, due dei principali affluenti peruviani del Rio delle Amazzoni.

I continui incdenti petroliferi hanno danneggiato l’approvvigionamento idrico e la pesca per almeno 30 comunità. Nel 2014, due sversamenti dallo stesso oleodotto inquinariono il territorio e l’acqua delle comunità Kukama di Cuninico e San Pedro, nella valle del Marañón inferiore.

A febbraio, L’OEFA aveva ordinato Petroperu a sospendere le operazioni e di riparare o sostituire le sezioni deteriorati dell’oleodotto, ma Petroperu non ha rispettato le scadenze l’agenzia ha provveduto a sanzionare in alcun modo la compagnia petrolifera che pure rischia multe per più di 25 milioni di diollari per i danni che ha causato all’ambiente e alle comunità.

In un comunicato del 25 giugno Petroperu ammette solo un piccolo sversamento avvenuto nel corso di una riparazone effettuata sull’oleodotto nei pressi di Jaen, ad est del sito di Chiriaco. Ma intanto il greggio è stato trasortato dai fiumi fino a Cuninico, circa 150 chilometri più a valle, che deve ancora riprendersi dall’altro sversamento del giugno 2014 e dove nelle urine degli abitanti del villaggio sono stati riscontrati alti livelli di mercurio e cadmio. Gli esperti sanitari peruviani hanno consigliati la popolazione di non bere acqua dell fiume e di non mangiare alcune specie di pesci.

Alle operazioni di bonifica dei continui sversamenti petroliferui partecipano anche alcuni uomini e donne delle comunità colpite, che guadagnano circa 20 dollari al giorno, una fortuna in un luogo dove la paga giornaliera media era di appena 3 dollari, ma lavorano in condizioni di sicurezza terribili e i prezzi delle case e dei generi di prima necessità sono schizzati verso l’alto.

Ma quando verrà conclusa la bonifica tutto tornerà come prima e nessuno sa davvero quali saranno le conseguenze a medio e lungo termine sull’ambiente e la salute umana.

Il Marañón era la tradizionale e sicura fonte di cibo ed  acqua, il luogo dove si lavavano i piatti e i panni e si faceva il bagno, ma ora nessuno si fida più di quelle acque inquinate dal petrolio e chi beve la sua acqua ha subito diarrea e mal di stomaco. Ormai le popolazioni locali bevono solo acqua piovana raccolta con bacinelle e secchi di plastica.

Ora è emergenza sanitaria e il governo e Petroperu stanno fornendo acqua potabile e derrate alimentari alle  comunità lungo i fiumi Chiriaco e Morona, ma i residenti si chiedono quanto dureranno questi aiuti.

Gli abitanti delle comunità lungo tutti i fiumi colpiti dagli sversamenti petroliferi dicono che ora devono spostarsi molto più monte di cacciare e pescare, spedizioni che richiedono più tempo e benzina per motori delle loro piccole barche e dicono che con il petrolio  la loro vita è cambiata in peggio: «Quello che abbiamo ora è l’incertezza».