Realacci: «Una bella giornata per chi ama l’Italia». Esultano Green Italia e SEL

Ecoreati, il Senato approva definitivamente. I commenti

Legambiente e Libera: «Dopo 21 anni eco-giustizia è fatta». Ma Bonelli contesta

[20 maggio 2015]

Ecogiustizia

«Per noi oggi è una giornata storica: dopo 21 anni gli ecoreati entrano finalmente nel Codice penale: eco-giustizia è fatta. Da ora in poi gli ecomafiosi e gli ecocriminali non la faranno più franca: grazie ad una norma come questa sarà possibile colpire con grande efficacia chi fino ad oggi ha inquinato l’ambiente in cui viviamo contando sull’impunità». È questo il commento di Legambiente e Libera, presenti oggi nella tribuna aperta al pubblico dell’Aula del Senato. Le due associazioni, che hanno promosso l’appello “In nome del popolo inquinato” sottoscritto da altre 23 sigle associative di cittadini, medici, studenti e di categoria, hanno poi brindato davanti a Palazzo Madama subito dopo il voto favorevole del Senato che ha approvato senza modifiche e quindi definitivamente il disegno di legge sui delitti ambientali nel Codice penale.
«Questo provvedimento, frutto del lavoro parlamentare congiunto di PD, M5S e SEL, è migliorato nel tempo grazie ad una serie di integrazioni nate dal confronto con magistrati, forze dell’ordine, giuristi e associazioni, e costituisce una pagina memorabile della storia del nostro Paese. D’ora in poi si apre, infatti, una nuova epoca per la tutela dell’ambiente, della salute e della parte sana dell’economia e dell’industria. L’approvazione di questa legge non può che far pensare a chi, come Mimmo Beneventano, ha pagato con la vita nel 1980 il proprio impegno in difesa dell’ambiente e contro la camorra e alle tante persone che hanno accompagnato le nostre associazioni in questo lungo percorso iniziato nel 1994, alcune delle quali non ci sono più, come Roberto Mancini, Natale De Grazia, Ilaria Alpi, Miran Hrovatin, Federico Bisceglia. Anche a loro va il nostro ringraziamento per aver contribuito a raggiungere questo obiettivo straordinario per il nostro Paese».

Soddisfatti gli esponenti di Green Italia Roberto Della Seta e Francesco Ferrante: «Dopo 20 anni di attesa da parte delle associazioni impegnate sul fronte dell’ambiente e della legalità, da Legambiente a Libera, e dopo due decenni in cui la politica ha fatto poco e niente, oggi finalmente il nostro Paese vede introdotti nel codice penale i reati ambientali. E’ una legge che è stata avversata da nemici potenti e anche da frange di benaltristi, ma che pone finalmente l’Italia al livello dei maggiori stati europei in materia di salvaguardia dell’ambiente e della salute pubblica. Troppi imprenditori hanno calpestato per anni il diritto alla salute dei cittadini, e troppo spesso gli ecomafiosi hanno avuto gioco facile nel condurre i loro sporchi affari in un contesto di sostanziale vuoto normativo. Da oggi questo popolo inquinato, avvelenato dall’amianto e dalla diossina, potrà continuare a contare su chi in questi anni coraggiosamente e seriamente si è schierato al suo fianco – magistratura, forze dell’ordine, associazioni ambientaliste – sapendo che ora la legge è esplicitamente dalla sua parte».

Ma nel movimento ambientalista c’è anche una voce dissonante, quella del coportavoce dei Verdi Angelo Bonelli 8che sarebbe alleato di Green Italia), scondo il quale, «Con grande creatività il Parlamento italiano e con una maggioranza che va dall’Ncd di Alfano fino al Movimento 5 Stelle introduce nel nostro ordinamento il reato di disastro ambientale solo se cagionato “abusivamente” come se vi fossero reati ambientali che non sono abusivi. Chi dice che questo avverbio era un problema secondario perché non lo ha cancellato dalla legge sugli ecoreati?. Non lo hanno cancellato perché con questo avverbio (inserito nell’articolo 452 quater) si garantisce un’ombra di incertezza che può portare all’impunità per quelle grandi industrie che, da Priolo a Taranto fino a Trieste, inquinano a norma di legge, ovvero con una autorizzazione. Sia chiaro, noi Verdi vogliamo una legge sugli ecoreati e questa legge sarà un passo avanti per contrastare le ecomafie; ma esiste un’illegalità rappresentata da quelle industrie che inquinando con autorizzazione avranno, di fatto, un possibile salvacondotto penale. Con l’introduzione del disastro ambientale “abusivo” si è fatto un compromesso drammatico per salvaguardare gli interessi di un’industria che inquina e che, grazie al decreto 91/2014 del ministro dell’Ambiente Galletti, continuerà a scaricare a mare ancora più inquinanti».

Esulta invece Ermete Realacci, presidente della Commissione ambiente della Camera: «Una bella giornata per chi ama l’Italia, l’ambiente e il futuro: possiamo finalmente brindare al varo della legge sugli ecoreati. Un provvedimento a lungo atteso che cambia in meglio l’Italia e ricorderemo nei prossimi anni. La legge sugli ecoreati consentirà infatti di contrastare l’illegalità in campo ambientale con nuovi e più efficaci strumenti, a tutto vantaggio di ambiente e salute dei cittadini. Siamo finalmente arrivati alla meta grazie ad un lavoro ampio e comune di tutto il Parlamento e alla mobilitazione di venticinque associazioni guidate da Legambiente e Libera. La legge che introduce i reati ambientali nel nostro codice penale è un provvedimento importante che alza l’asticella della legalità e aiuta l’economia pulita. Grazie al quale sarà più facile evitare disastri come quelli di Bussi, dell’Eternit di Casale Monferrato, o della Terra dei Fuochi».

E’ d’accordo con Realacci e gli ambientalisti anche il senatore di SEL Massimo Cervellini, vice presidente della Commissione Lavori pubblici, che sottolinea: «Con il voto favorevole di SEL, M5S e PD abbiamo sconfitto i tentativi di boicottaggio, soprattutto da parte di FI. L’approvazione della legge sugli ecoreati è la conclusione di un percorso iniziato oltre vent’anni fa, fatto delle nostre battaglie, insieme alle associazioni ambientaliste e ai cittadini. Finalmente l’inquinamento, l’omessa bonifica, l’impedimento dei controlli, il traffico di materiale radioattivo, il disastro ambientale saranno veri e propri delitti: chi inquina paga. Finisce inoltre lo scandalo dei processi bloccati per decorrenza dei termini, perché raddoppiano i tempi della prescrizione.  Molto lavoro resta ancora da fare, soprattutto per la bonifica di gran parte del territorio del nostro Paese e per il contrasto alle ecomafie. Confidiamo nel percorso intrapreso con questa legge, in direzione di un sistema basato sulla tutela dell’ambiente, sull’eco-legalità e l’eco-giustizia».

Articolata la posizione di Alfonso Fimiani, presidente dei Circoli dell’Ambiente: «Salutiamo con favore, anzi, con gioia e tripudio l’approvazione della Legge sugli eco-reati: al di là della sostanza, è un segnale importante, seppur sia arrivato con trent’anni di ritardo. L’Italia è un Paese assolutamente arretrato dal punto di vista del diritto ambientale: basti pensare che non è stato ancora elevato a rango costituzionale in maniera netta e precisa il principio della tutela dell’Ambiente e dell’Ecosistema. Se pensiamo che Nazioni come la Francia hanno addirittura dedicato alla problematica una complessa normativa costituzionale come la “Charte de l’Environnement” ci rendiamo conto che il percorso è ancora lunghissimo e noi siamo a pochi passi dal punto di partenza. C’è da dire, però, che in una Legislatura in cui l’Ambiente non è stato di certo al centro dell’azione dei due Governi che si sono succeduti, la norma ‘in materia di delitti contro l’ambiente’ sembra dare rinnovato vigore al tema della eco-tutela, il cui primo pilastro è riconosciuto a livello internazionale essere proprio la lotta agli inquinamenti. È importantissimo aver introdotto i delitti di “inquinamento” e “disastro ambientale”, peraltro ponendo un argine ad una deriva giustizialista che rischiava non di punire i delinquenti, ma di bloccare, attraverso un sistema di processi, sequestri e confische “facili”, anche l’attività delle aziende del settore per errori umani dei dipendenti: è in questo senso, ad esempio, che mi sento di interpretare l’avverbio ‘abusivamente’ introdotto al Senato nel nuovo art. 452-bis del Codice Penale. Da giurista ed avvocato, mi è stato chiesto se il testo è migliorabile. Quale norma non lo è? Credo che questo testo lasci ancora una eccessiva discrezionalità ai magistrati, ma il diritto vivente saprà orientare anche modifiche che, negli anni a venire, ci dovranno essere necessariamente e con una certa frequenza».