Emergenza smog in tutta Europa, nelle città italiane allarme Pm10 e picchi ozono

Legambiente: «Il Governo s’impegni per l’approvazione del pacchetto Ue sulla qualità dell’aria»

[19 novembre 2014]

L’Agenzia europea dell’ambiente (Eea) ha presentato oggi il suo rapporto annuale “Air Quality 2014” che raccoglie i dati provenienti dalle stazioni di monitoraggio ufficiali in tutta Europa e che dimostra che «Quasi tutti gli abitanti delle città sono esposti a sostanze inquinanti a livelli ritenuti non sicuri dall’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS). Per alcuni inquinanti, più del 95% della popolazione urbana è esposta a livelli pericolosi».

Accanto al rapporto l’Eea  pubblica i dati sui livelli di inquinamento in quasi 400 città in tutta Europa e d dice che «Mentre molte grandi città hanno livelli relativamente bassi di inquinamento, altre hanno livelli di inquinamento superiori ai limiti Ue per una parte significativa dell’anno.

Presentando il rapporto il direttore esecutivo dell’eea, Hans Bruyninckx, ha detto che «L’inquinamento atmosferico è ancora alto in Europa. Questo porta a costi elevati: per i nostri sistemi naturali, per la nostra economia, per la produttività della forza lavoro europea  e, cosa ancora più grave, per la salute generale dei cittadini europei».

L’inquinante più pericoloso sono le polveri sottili, particelle in grado di penetrare in profondità nei polmoni e l’Eea avidenzia che «L’esposizione a lungo termine al particolato è responsabile della stragrande maggioranza delle morti premature provocate dall’inquinamento atmosferico in Europa nel 2011». Lo studio dimostra che «Anche alti livelli di ozono troposferico, anche con episodi brevi, hanno  causato un numero significativo di morti».

Nell’ultimo dcennio nell’Ue sono lievemente calati la maggior parte degli inquinanti atmosferici, compresi il l particolato e l’ozono, ma il biossido di azoto (NO2), non è diminuito alla velocità prevista, «Questo in parte perché i veicoli sono una fonte importante di NO2 e  le norme sulle emissioni dei veicoli non hanno sempre portato alle riduzioni previste». L’inquinante che è aumentato di  più negli ultimi 10  anni è il benzo(a)pirene (BaP): «Le concentrazioni atmosferiche di questo inquinante sono aumentate duii oltre un quinto tra il 2003 e il 2012, dato l’aumento dell’utilizzo urbano di stufe a legna e riscaldamento a biomassa- dice il rapporto – Nel 2012 quasi 9 abitanti su 10 delle città sono stati esposti a BaP sopra i livelli di riferimento Oms».ù

L’Eea ricorda che «Un numero crescente di ricerche scientifiche indicano che gli inquinanti atmosferici possono essere più dannosi di quanto si pensasse. L’effetto dell’inquinamento atmosferico sulle malattie respiratorie e le malattie cardiache è ben noto, ma nuovi studi hanno dimostrato che può anche incidere sulla salute in altri modi, dallo sviluppo fetale alle malattie in età avanzata. Mentre la maggior parte del danno deriva dall’esposizione a lungo termine, anche gli episodi a breve termine possono essere molto pericolosi. Ad esempio, Parigi all’inizio di quest’anno ha sperimentato un episodio prolungato di inquinamento atmosferico elevato, quando ancora il tempo permetteva n accumulo di particolato per diversi giorni».

Ma questi inquinanti hanno anche un effetto significativo sulla vita delle piante e degli ecosistemi, creando problemi come eutrofizzazione, acidificazione e danni alle piante, che però nell’Ue sono in diminuzione negli ultimi anni «Tuttavia, sono ancora molto diffuse – avverte l’Eea – per esempio, nel 2012 in Europa l’obiettivo a lungo termine per limitare l’ozono è stato superato nell’87% della superficie agricola».

Legambiente analizza il rapporto Air Quality 2014” guardandolo dalla situazione italiana e spiega che «Le situazioni più critiche per le polveri sottili e per l’Ozono si sono registrate nei Paesi Balcani, Bulgaria, Italia, Polonia, Slovacchia, Turchia, Repubblica Ceca, Romania mentre per gli ossidi di azoto ed il benzoapirene alle Nazioni citate precedentemente si aggiungono anche Austria, Germania, Francia e Regno Unito. Ma è l’Italia è il Paese con il più alto numero di morti premature dovute all’inquinamento da Ozono: con circa 3.400 vittime all’anno (dato relativo al 2011), precede la Germania, la Francia e la Spagna. Per quanto riguarda le morti premature dovute alle polveri sottili (Pm2,5), nello stesso anno l’Italia si attesta al secondo posto dietro solo alla Germania con circa 64.000 vittime».

Per il Cigno Verde i dati pubblicati a dall’Eea  «mostrano ancora una volta uno scenario inquietante, mettendo a nudo i cronici problemi legati allo stato di salute della qualità dell’aria nel nostro Paese, mettendo sotto la lente di ingrandimento gli inquinanti più pericolosi come le polveri sottili (Pm10 e Pm 2,5), il Monossido di Carbonio (CO), gli Ossidi di Azoto (NOx) e l’Ozono (O3). Per il monossido di carbonio, le 9 stazioni di misura in Europa che hanno superato il limite di legge, sono tutte ubicate in Italia».

Giorgio Zampetti, responsabile scientifico di Legambiente. Non ha dubbi: «I dati dell’Eea sono l’ulteriore conferma che tra le principali cause che minacciano la salute delle persone e la salvaguardia dell’ambiente c’è sicuramente l’inquinamento atmosferico. Una emergenza che colpisce il nostro Paese ormai da troppo tempo con l’area della Pianura Padana, ancora una volta tra le più critiche d’Europa. Alla luce di questi dati risulta inconcepibile il fatto che la nuova Commissione europea stia ipotizzando un possibile ritiro del “pacchetto sulla qualità dell’aria”, in discussione già da diverso tempo e su cui si era arrivati alla fase finale di approvazione. Si tratta di uno strumento fondamentale per aiutare i governi e ridurre l’inquinamento sul proprio territorio e a tutelare la salute dei cittadini, sul quale Legambiente sta lavorando insieme all’Eeb e altre Ong europee affinché vengano adottate misure restrittive più ambiziose e vincolanti sulla base delle recenti raccomandazioni fornite dall’Oms. La revisione del pacchetto sulla qualità dell’aria prevede, tra le altre cose, la riduzione delle emissioni degli inquinanti più pericolosi. Ritirandolo si renderebbe più difficoltoso il percorso verso il raggiungimento degli standard idonei di qualità dell’aria e per questo chiediamo al Governo Italiano di impegnarsi concretamente per una sua rapida approvazione».