Emissioni delle navi da crociera, non ci siamo: le grosse compagnie inquinano di più

La classifica 2017 Nabu e Cittadini per l’Aria sulle prestazioni ambientali delle navi da crociera

[5 settembre 2017]

Nonostante l’impegno profuso da alcune compagni di navigazione per campagne di salvaguardia della fauna, riduzione delle emissioni inquinanti, avvistamento di cetacei e il varo di quelle che vengono definite nuove navi verdi e pulite,  secondo l’Ong tedesca Nabu e Cittadini per l’Aria, che collaborano al progetto “Facciamo respirare il Mediterraneo” che punta ad ottenere l’istituzione di un’area a basse emissioni navali nel Mediterraneo, non ci siamo per niente: «l’inquinamento causato dalle navi da crociera è ancora enorme».

A dimostrarlo c’è la classifica delle navi da crociera 2017 pubblicata oggi da Nabu e Cittadini per l’Aria, che «mostra quanto scarsi siano stati i progressi compiuti dalle compagnie nella riduzione dell’inquinamento atmosferico. Tutti gli operatori utilizzano ancora olio combustibile pesante per alimentare le loro navi – un combustibile sporco e solforoso che emette fumi tossici durante la combustione».

Le due Ong sottolineano che le migliori in classifica sono le compagnie Hapag-Lloyd e TUI  «grazie all’installazione di catalizzatori per gli ossidi di azoto, piccolo ma importante passo verso navi meno inquinanti». Però Nabu e Cittadini per l’Aria denunciano che «I leader del settore – Costa, MSC e Royal Caribbean – offrono ben poco per dimostrare di preoccuparsi per l’ambiente e la salute di persone che vivono nelle città di porto, lavorano o vanno in vacanza su queste navi».

Una nave da crociera di medie dimensioni brucia fino a 150 tonnellate di carburante al giorno, emettendo un numero di particelle paragonabile a un milione di automobili e  le due associazioni ricordano che «Le emissioni dei motori diesel come quelli impiegati sulle navi da crociera sono classificate cancerogene dall’Organizzazione mondiale della sanità. Queste emissioni causano inoltre diverse gravi malattie polmonari, cardiovascolari e danni al sistema neurologico. Recenti misurazioni dell’inquinamento a bordo delle navi da crociera hanno poi dimostrato i potenziali pericoli a cui sono esposti i passeggeri. Troupe televisive europee hanno registrato, a bordo delle navi, livelli di particolato ultrafine fino a 200 volte superiori a quello presente nell’aria pulita».

L’amministratore delegato di Nabu, Leif Miller, sottolinea: «Nonostante si dichiari che sempre più navi da crociera sono più pulite ed ecologiche, l’attenzione del settore verso l’ambiente rimane scarsa. La mancanza di interventi da parte di Costa, MSC e Royal Caribbean per migliorare le prestazioni ambientali della loro attività mette a rischio i loro stessi clienti, i residenti delle città di porto e il clima. Siamo anche delusi dal greenwashing messo in atto da Aida Cruises. Non sono riusciti mantenere la loro promessa di investire in filtri per il particolato per l’intera flotta».

IL responsabile della politica dei trasporti di Nabu, Dietmar Oeliger,aggiunge: «L’anno scorso il settore aveva fatto sapere che 23 navi avrebbero installato filtri per il particolato carbonioso (black carbon), mentre risulta che neppure un singolo filtro sta attualmente funzionando».

Cittadini per l’Aria chiede un divieto generale di utilizzo di olio combustibile pesante, il passaggio a carburanti più puliti e norme che impongano l’installazione di filtri di particolato e catalizzatori SCR su tutte le navi.

Anna Gerometta presidente di Cittadini per l’aria, rincara la dose: «Purtroppo il disprezzo del settore crociere per la salute dei suoi clienti e dei cittadini portuali è evidenziato dal fatto che – come riferisce Nabu – nessuna delle compagnie di crociera ha risposto al semplice questionario stilato e inviato loro per accertare i progressi ambientali in questo settore mentre Clia, l’Associazione internazionale dell’industria crocieristica,  ha risposto con un commento vago affermando di aver preso in seria considerazione il problema. A riprova, purtroppo, di un atteggiamento di rifiuto del dialogo e scarsa trasparenza».

Cittadini per l’Aria, che ha da poco lanciato il concorso fotografico #unmaredifumo per contribuire a visualizzare il problema delle emissioni nel Mediterraneo e nelle città di porto italiane e che si concluderà il 30 settembre, è preoccupata per «la scarsa ambizione ambientale di questo settore che ha fra i suoi principali componenti tante compagnie italiane». La Gerometta conclude: «Migliorare drasticamente le prestazioni ambientali delle navi deve diventare un obiettivo prioritario per il nostro paese, per la salute dei cittadini e la competitività internazionale di questo settore industriale. Basti riflettere sul fatto che a Civitavecchia è stato stimato un incremento del 51% del rischio di morte per malattie neurologiche e del 31% per tumore al polmone fra la popolazione residente entro i 500 metri dal perimetro dal porto per comprendere quanto grave sia il problema nel nostro paese, costellato da città di porto di importanza primaria in Europa».

Sulla scia del progetto portato avanti dalle due associazioni ambientaliste, il comune di Civitavecchia ha scritto al Presidente del Consiglio Paolo Gentiloni chiedendogli di attivarsi per l’istituzione di una zona ECA (Emissions Control Area) nel Mediterraneo e ha invitato tutti i sindaci delle città portuali italiane a fare altrettanto