Filtri a base di meduse per liberarsi delle microplastiche in mare

Con le meduse si possono produrre anche mangime per pesci, fertilizzanti e cosmetici

[23 ottobre 2018]

Cordis il bollettino scientifico della Commissione europea si chiede: «Cosa hanno in comune i filtri per microplastiche, i fertilizzanti e il mangime per pesci?» La risposta è che «Possono essere tutti prodotti usando le meduse!»

E’ quello che il team di ricerca del progetto GoJelly – A gelatinous solution to plastic pollution, del quale fanno parte l’Istituto di Scienze delle Produzioni Alimentari (Ispa-Cnr) e la Sanpietro società di cooperazione agricola di Ostuni, sta cercando di dimostrare ,nel tentativo di scoprire come ridurre i rifiuti di plastica nei nostri mari e oceani.

I ricercatori sottolineano che «La qualità dei nostri mari e oceani si sta deteriorando a un ritmo allarmante. Uno dei problemi principali è l’inquinamento dovuto alla plastica. In base alle stime, oltre 150 milioni di tonnellate di plastica si sono già accumulate negli oceani del mondo e ogni anno a questa quantità si aggiungono fino a 12,7 milioni di tonnellate. Per di più, i nostri ambienti marini devono combattere con l’innalzamento delle temperature dell’acqua, l’acidità degli oceani e l’eccessivo sfruttamento della pesca, tutti fattori che influenzano la vita marina».

Un disastro che sembra favorire le meduse che prosperano e si radunano grandi fioriture, masse di meduse che sono diventate un problema per turismo, acquacoltura, imprese ittiche e per la prosperità delle comunità costiere.
Il progetto GoJelly, finanziato dall’Unione europea e che ha preso l’avvio quest’anno, sta affrontando in contemporanea i problemi dell’inquinamento causato dalla plastica e delle fioriture di meduse con un approccio ingegnoso: «Si tratta di usare un problema, ossia la proliferazione delle meduse, per risolvere un secondo problema, ossia i rifiuti di microplastica negli oceani del mondo».

I ricercatori spiegano ancora: «Le particelle di microplastiche, minuscole particelle di plastica di dimensioni inferiori a 1 mm, provengono da due fonti principali. Sono prodotte a livello industriale per essere utilizzate in prodotti di consumo o si suddividono e si frammentano a partire da elementi di plastica di grandi dimensioni. Il processo di degrado può avvenire in mare o sulla terra e anche tramite l’uso naturale di prodotti di plastica. Nell’ambiente marino, le plastiche dense affondano nel fondo del mare, il che ne rende più difficile la rimozione. Ad aggravare ulteriormente il problema, persino le microplastiche che galleggiano (in realtà più del 90 % di esse) finiscono sul fondo del mare. Vengono ingerite da altri organismi e trasferite sul fondo oceanico, oppure vengono recuperate da altre particelle e trasportate lì».

GoJelly punta a mitigare il problema dell’inquinamento da microplastiche utilizzando il muco prodotto dalle meduse. Utilizzando la capacità del muco delle meduse di legare le microplastiche, i ricercatori di GoJelly prevedono di utilizzarlo per «sviluppare un filtro per microplastiche da destinare all’utilizzo commerciale e pubblico. Il biofiltro creato verrà utilizzato negli impianti di trattamento delle acque reflue e nelle fabbriche dove viene prodotta la microplastica. Ciò potrebbe contribuire a impedire che gran parte delle particelle di microplastica entrino nei sistemi marini».

Oltre a utilizzare il loro muco per sviluppare un biofiltro, i partner del progetto  . imprese e istituti di ricerca di Germania, Cina, Norvegia, Francia, Portogallo, Italia e Slovenia – stanno anche ricercando altri modi per utilizzare le meduse in modo sostenibile e dicono che «Le opzioni includono utilizzarle come mangime per pesci nell’acquacoltura, come fertilizzanti agricoli e impiegare il loro collagene nella produzione di prodotti cosmetici. Le meduse possono persino essere utilizzate come alimenti, impiego che il progetto GoJelly intende promuovere pubblicando un libro di cucina con piatti preparati utilizzando le meduse».

Le prossime fasi di GoJelly prevedono la verifica di varie particelle di plastica e la raccolta di meduse dal mare. Una volta sviluppati, i biofiltri GoJelly saranno testati e dimostrati da una vasta platea di stakeholder, compresi pescatori professionisti e partner del settore, nel Mar Mediterraneo, in Norvegia e nel Baltico.

Il coordinatore del progetto, Jamileh Javidpour del GEOMAR Helmholtz-Zentrum für Ozeanforschung Kiel, conclude: «Finora, le meduse sono state considerate fastidiose, se non pericolose. Il progetto GoJelly, ha lo scopo di cambiare questa percezione e di indagare sull’idoneità degli organismi come filtri per le microplastiche, fertilizzanti o mangimi per pesci. Speriamo non solo di ampliare le nostre conoscenze sulle meduse e sulla loro vita, ma anche di preparare il terreno per nuovi prodotti innovativi ed ecocompatibili che alla fine creeranno nuovi posti di lavoro».