Gli Usa hanno usato uranio impoverito in Siria, nei raid contro i camion del petrolio (VIDEO)

Attacchi contro soft targets, gravi rischi per le popolazioni civili

[15 febbraio 2017]

Secondo la prestigiosa rivista statunitense Foreign Policy, «Gli Stati Uniti hanno utilizzato uranio impoverito in Siria. Gli attacchi aerei su camion che trasportano petrolio nelle aree controllate dallo Stato islamico hanno impiegato il materiale tossico, che viene accusato di causare il cancro e malformazioni alla nascita.

Il portavoce dell’ U.S. Central Command (Centcom), il generale Josh Jacques, ha confermato a Foreign Policy   che, il 16 novembre e 22 novembre 2015, nel deserto orientale della Siria, aerei degli  Stati Uniti hanno lanciato 5.265 proiettili anticarro contenenti uranio impoverito contro i camion petroliferi dello Stato Islamico/Daesh.

E’ dal 2003, dall’epoca dell’invasione dell’Iraq, dove le armi all’uranio impoverito furono utilizzate abbondantemente , che gli Usa non ammettevano l’utilizzo di proiettili all’uranio impoverito. L’agenzia iraniana Pars Today sottolinea che «L’uso di questa sostanza pericolosa ha causato grande indignazione tra le comunità locali, che hanno denunciato questa materiale tossico moltiplicato i casi di cancro e malformazioni nei neonati. All’inizio della campagna militare della sedicente coalizione anti Isis, guidata dagli Stati Uniti, i funzionari Usa hanno detto che tali munizioni non dovevano essere utilizzate in operazioni contro i terroristi.

Infatti, nel marzo 2015 il portavoce della coalizione John Moore, dichiarò che «Gli Stati Uniti e gli aerei da guerra della coalizione non usano ricorrere all’uso di munizioni all’uranio impoverito in Iraq e in Siria». Quello stesso mese,  un rappresentante del Pentagono  disse che gli A- 10s dispiegati nella regione non avevano accesso alle munizioni perforanti contenenti uranio impoverito,  perché lo Stato islamico non possedeva i carri armati. Secondo il Pentagono, gli attacchi con proiettili all’uranio impoverito hanno avuto luogo vicino alla città siriana di  Al-Bukamal, nella provincia di Deir al-Zur, tra la città di Al-Hasaka e Deir al-Zur, e «hanno distrutto i camion cisterna».

Era stata la radio-televisione internazionale iraniana Irin News  a segnalare per prima, nell’ottobre 2016, l’utilizzo dell’uranio impoverito in Siria  ma sia servizio di notizie degli affari umanitari dell’Onu, che il Centcom  e l’US Air Force avevano negato, per poi dare versioni differenti.  Ora si viene a sapere che l’uranio impoverito era stato usato già un anno prima.

Come fa notare Foreign Policy, i militari statunitensi, nonostante avessero giurato di non utilizzare armi all’uranio impoverito sul campo di battaglia in Iraq e in Siria, «Verso la fine del 2015, hanno sparato migliaia di colpi con queste munizioni nel corso di due raid di alto profilo contr camion petroliferi nella  Siria controllata dallo Stato Islamico. Gli attacchi aerei segnano il primo uso confermata di queste armi dall’invasione del 2003 in Iraq, quando furono utilizzate centinaia di migliaia di volte».  Jacques ha detto che nei due raid sono stati distrutti circa 350 veicoli.

Foreign Policy, che presenta le prove dei raid all’uranio impoverito anche con i due video che pubblichiamo,  gli  sottolinea che «Non è chiaro se gli attacchi del novembre 2015 si siano verificati nei pressi di aree popolate. Nel 2003, centinaia di migliaia di colpi sono stati sparati in aree densamente abitate durante l’invasione americana, il che ha portato  a un profondo risentimento e alla paura tra i civili iracheni e alla rabbia ai più alti livelli di governo a Baghdad». Nel 2014, il governo iracheno a guida sciita aveva espresso profonda preoccupazione per gli effetti negativi dell’uranio impoverito perché «rappresenta un pericolo per l’uomo e per l’ambiente» e chiese all’Onu «studi approfonditi sui suoi effetti».  Gli Usa ribattono di avere il diritto di usare armi all’uranio impoverito, anche se gli esperti ne denunciano un uso improprio contro i veicoli non blindati del Daesh, come le colonne di camion che contrabbandano il petrolio in Turchia.

I raid statunitensi facevano parte dell’operazione “Tidal Wave II” che puntava a distruggere le infrastrutture petrolifere che fruttavano milioni di dollari al Daesh. I militari Usa ci tengono a precisare che i raid sono avvenuti tutti in territorio siriano, senza mai interessare il vicino territorio dell’Iraq sotto controllo dello Stato Islamico, una precisazione che è dettata dal fatto che ogni utilizzo di uranio impoverito in territorio iracheno avrebbe gravi ripercussioni politiche, viste le proteste sollevate dal suo precedente utilizzo.

Foreign Policy  sottolinea che alla fine anche le accuse iraniane sono state confermate e che è ormai chiaro che armi all’uranio impoverito sono state utilizzate anche durante i raid di Tidal Wave II.

L’uranio impoverito (Du) è un prodotto di scarto dell’arricchimento dell’uranio 235 e viene impiegato sia per penetrare bersagli corazzati sia per blindare i carri armati contro il fuoco nemico. Anche se meno radioattivo dell’uranio, l’Environmental protection agency Usa considera l’uranio impoverito un «pericolo radioattivo per la salute quando è all’interno del corpo». Militari e civili entrano in contatto con le particelle di uranio radioattivo inalandole vicino a dove sono state utilizzate queste armi. Molti militari ammalati di cancro, anche in Italia, dicono di essere stati esposti all’uranio impoverito e sia medici che attivisti anti-nucleari dicono che i militari non hanno fatto abbastanza ricerche per dimostrare gli effetti sulla salute dell’uranio impoverito e le soglie di esposizione per gli esseri umani. Quello che è certo è che nelle aree di guerra dove è stato utilizzato aumentano i casi di cancro e di malformazioni alla nascita e che l’International atomic agency nel 2014 ha chiesto di non utilizzare armi all’uranio impoverito in aree abitate da  popolazioni civili perché «Ha un potente effetto psicologico, causando disagio e ansia grave»

Ma a livello internazionale l’uranio impoverito è in quella che Foreign Policy definisce «una zona grigia legale. E non è esplicitamente vietato dalle convenzioni dell’Onu come quelle che limitano le mine o le armi chimiche. E, anche se gli Stati Uniti applicano restrizioni nazionali alla movimentazione di queste armi, non ne regolano l’uso all’estero nelle aree civili con la stessa cautela.

«Credo che questo sia un settore del diritto umanitario internazionale che ha bisogno di molta più attenzione – ha detto a Foreign Policy Cymie Payne, un giurista e professore di ecologia alla Rutgers University che ha studiato l’uranio impoverito – Dato che negli ultimi anni ci siamo concentrati di più sul periodo post-conflitto e nel pensare alla costruzione della pace … abbiamo bisogno di un ambiente pulito così che la gente possa utilizzarlo».

Il portavoce del Centcom  ammette che alla fine l’utilizzo di munizioni all’uranio impoverito in Siria è stato autorizzato perché avevano «Una maggiore probabilità di distruzione degli obiettivi», ma i camion che trasportano petrolio non sono blindati e non ci volevano munizioni “speciali” per farli esplodere.

Anche se i proiettili all’uranio impoverito sono stati sparati in altri teatri di guerra – compresa la ex Yugoslavia –  è l’Iraq il Paese più colpito, si stima che ne siano stati sparati almeno un milione durante la prima guerra del Golfo e durante l’invasione Usa del 2013. Un recente studio dimostra che la maggior parte degli attacchi con proiettili all’uranio impoverito in Iraq è avvenuto contro  cosiddetti soft targets, come ad esempio veicoli o truppe e non contro  carri armati e veicoli blindati, come previsto invece dalle linee guida del Pentagono che risalgono almeno al 1975 e la più recente Law of War Manual.

Ma i camion cisterna colpiti in Siria nel novembre 2015 non erano blindati ed erano guidati da civili e non da miliziani dello Stato Islamico/Daesh, anche se gli aerei statunitensi prima di colpire avevano lanciato volantini che avvertivano dell’attacco imminente, per evitare vittime civili.

Doug Weir, a capo dell’ International coalition to ban uranium weapons, sottolinea che «L’uso di munizioni all’uranio impoverito contro tankers (i camion cisterna, ndr)  sembra difficile da giustificare militarmente, sulla base degli argomenti utilizzati dagli Stati Uniti per sostenere il loro uso,  che è per la distruzione di bersagli corazzati. I tankers sono chiaramente non corazzati  e l’alternativa dei no-Du Hei [high-explosive incendiary] sarebbe stato probabilmente sufficiente per quel compito».

E’ molto improbabile che il Daesh si sia occupato di bonificare le aree dell’attacco e i rottami dei camion, così come è certo che i civili che guidavano  i camion sono stati esposti all’uranio impoverito e che gli abitanti del posto saranno a rischio per molti anni. Wim Zwijnenburg, un ricercatore dell’Ong olandese Pax, si chiede: «Che cosa accadrà con i veicoli distrutti? Di solito finiscono in cantieri di demolizione, vengono spogliati di parti e componenti di valore e poi buttati in discarica. Questo mette chi lavora i rottami di metallo, molto probabilmente civili locali, a rischio  esposizione».

Foreign Policy  conclude: «Se ci sono alcune idee su a cosa somiglierà il governo post-Stato Islamico nella Siria orientale, non ce ne sono affatto su come gestire in modo sicuro l’uranio impoverito che la coalizione guidata dagli Stati Uniti ha immesso nell’ambiente».

La giusta conclusione per un’inchiesta che è anche una dura accusa alla guerra siriana del Premio Nobel per la Pace Barack Obama, che aveva tracciato la linea rossa invalicabile contro l’uso di armi chimiche da parte del regime di Bashir al-Assad e che poi, proprio in Siria, ha autorizzato i suoi militari a sparare proiettili tossici contro obiettivi non blindati.

Videogallery

  • Nov 16: Coalition strike destroys 116 ISIL fuel trucks near Abu Kamal

  • Nov. 22: Coalition destroys 283 Da’ish oil trucks (2/2)