Glifosato, Europarlamento: divieto totale entro il 2022. StopGlifosato: «Non tiene conto dell’interesse dei cittadini»

Ma Greenpeace Europe Unit è soddisfatta: la proposta del Parlamento è un soffio d'aria fresca

[25 ottobre 2017]

Oggi gli Stati membri dell’Unione europea hanno votato la proposta della Commissione Ue per rinnovare l’autorizzazione all’immissione in commercio di glifosato per 10 anni, a partire dal 15 dicembre di quest’anno, data di scadenza della licenza attuale, ma ieri, con 355 voti favorevoli, 204  contrari e 111 astensioni, il Parlamento europeo ha chiesto  con una risoluzione non vincolante il divieto totale entro dicembre 2022 degli erbicidi a base di glifosato e restrizioni immediate sull’uso della sostanza prodotta da Monsanto.

L’Europarlamento si è quindi opposto alla proposta della Commissione europea e secondo gli eurodeputati, «L’Unione dovrebbe innanzitutto eliminare la sostanza partendo con un divieto per l’uso domestico e un divieto per quello agricolo non appena saranno a disposizione alternative biologiche (ad esempio i cosiddetti sistemi di difesa integrata) sufficienti per il controllo delle erbe infestanti. L’obiettivo finale deve essere un divieto totale nell’Ue entro il 15 dicembre 2022, con le necessarie restrizioni intermedie».

In una nota l’Europarlamento sottolinea che «Il processo comunitario di valutazione dei rischi, da effettuare prima di rinnovare la licenza della sostanza, desta preoccupazione, poiché l’Agenzia per i tumori dell’Onu e le Agenzie dell’Ue per la sicurezza alimentare e per i prodotti chimici sono arrivate a conclusioni divergenti per quanto riguarda la sua sicurezza». Inoltre, i deputati europei sottolineano che «i documenti interni della Monsanto – l’azienda proprietaria e produttrice del Roundup, di cui il glifosato è la principale sostanza attiva – che sono stati resi pubblici, hanno fatto sorgere dubbi in merito alla credibilità di alcuni studi utilizzati dall’Ue ai fini della valutazione della sicurezza del glifosato. La procedura di autorizzazione comunitaria, inclusa la valutazione scientifica delle sostanze, dovrebbe basarsi unicamente su studi soggetti a revisione paritetica e su studi indipendenti pubblicati e commissionati dalle autorità pubbliche competenti. Le agenzie dell’Ue dovrebbero essere dotate di risorse sufficienti per consentire loro di lavorare in questo modo».

Un’iniziativa cittadina europea (Ice), che chiede un divieto dell’erbicida, ha raggiunto più di un milione di firme in meno di un anno e sarà quindi discussa a novembre in un’audizione pubblica all’Europarlamento. Proprio da chi ha promosso l’Ice in Italia, la Coalizione #StopGlifosato, che raccoglie 45 associazioni. Arriva un duro commento sul voto di ieri: «Il Parlamento europeo non ha colto la richiesta che viene dalla società».  Secondo la portavoce della Coalizione, Maria Grazia Mammuccini, «È una maggioranza che non ha ascoltato le preoccupazioni degli europei, quella che si è espressa a Bruxelles  La Commissione Ambiente aveva approvato nei giorni scorsi un documento in cui si chiedeva una fase di eliminazione delle scorte, fissata da qui al 2020. Andare oltre questa ipotesi non è accettabile. Cinque anni di proroga sono quelli su cui l’industria chimica conta per mettere a tacere i problemi. Abbiamo visto, in questi mesi, le pressioni e addirittura i documenti interni delle multinazionali contrabbandati come studi scientifici indipendenti. La risoluzione del Parlamento europeo va ben oltre il tempo limite, per un prodotto di cui sono riconosciuti gli effetti sulla salute umana e sull’ambiente, Ora la parola passa ai governi che  si confrontano al tavolo del Comitato tecnico cibo e alimentazione (Paff). Ai ministri Martina e Lorenzin, che hanno assicurato in questi giorni che la posizione italiana è quella dello stop  immediato dell’autorizzazione, chiediamo di far sentire chiara e forte la loro voce, e di salvaguardare gli interessi dei cittadini e dell’agricoltura italiana di qualità».

Anche se Greenpeace Italia fa parte della Coalizione #StopGlifosato, questo giudizio negativo non è condiviso da Greenpeace European Unit, secondo la quale il Parlamento europeo ha chiesto  gran voce per porre fine all’uso di glifosato entro il 2022 e ricorda che «La risoluzione richiede un bando. Dal 16 dicembre 2017 devono essere vietati questi utilizzi: Uso del  glifosato da parte di non professionisti.  Utilizzo in o nei pressi di parchi pubblici, parchi giochi pubblici o giardini pubblici.  Utilizzarlo per asciugare chimicamente le colture prima della raccolta.  Uso agricolo dove i sistemi integrati di gestione dei parassiti sono sufficienti per la necessaria gestione delle erbe necessarie. Dal 16 dicembre 2022 devono essere esclusi tutti i restanti utilizzi. Questo è un importante cambiamento nella posizione del Parlamento. Mentre il voto di oggi (ieri, ndr) è per un divieto, nel 2016 il Parlamento aveva votato per una licenza di sette anni accoppiata a restrizioni sugli usi del glifosato».

Franziska Achterberg, direttrice di Greenpeace per la politica alimentare dell’Ue, ha dichiarato che «Il Parlamento  ha chiaramente affermato che il glifosato deve andarsene. Anche se i periodi di eliminazione sono più lunghi di quelli tecnicamente necessari, la proposta del Parlamento è un soffio d’aria fresca. Più di un milione di europei e ora il Parlamento chiedono il divieto di questa sostanza chimica pericolosa. E’  giunto il momento per la Commissione e i governi nazionali ascoltino questo messaggio».

Commentando il nuovo piano della Commissione europea per  dare una licenza di 5 o 7 anni per il glifosato,  la Achterberg aveva già avvertito i ministri dei Paesi Ue chiamati a decidere detto: «Quello che conta è quanto  glifosato viene utilizzato e come viene utilizzato, non per quanto tempo è la licenza. Il Parlamento europeo e gli europei vogliono il  bando, non una balla che non modifica nulla rispetto a quanti sono esposti e quanto l’ambiente è contaminato».

Ma per  la Coalizione #StopGlifosato, «La decisione di tirare per le lunghe l’eliminazione del glifosato è in contraddizione con la posizione espressa sempre nella risoluzione approvata dall’Europarlamento, in cui si esorta a procedere all’autorizzazione di sostanze chimiche solo sulla base di studi scientifici “soggetti a revisione paritetica e su studi indipendenti pubblicati e commissionati dalle autorità pubbliche competenti. Le agenzie dell’Ue dovrebbero essere dotate di risorse sufficienti per consentire loro di lavorare in questo modo”. In altre parole, occorre cambiare rotta rispetto alle modalità seguite da Efsa ed Echa per superare il parere dello IARC, l’istituto di ricerca sul cancro. Le valutazioni di quest’ultimo, infatti erano basate esclusivamente su studi indipendenti, mentre le due agenzie europee hanno deciso anche in base a ricerche delle multinazionali produttrici».

La Mammuccini conclude: «Una giusta richiesta, che appare però a maggior ragione un palliativo rispetto alla decisione di non fermare subito il glifosato. I media di tutto il mondo hanno dimostrato attraverso la pubblicazione dei Monsanto Papers, che c’è una interconnessione tra agenzie di regolamentazione e ricerca guidata dalle multinazionali che va oltre il lecito scambio di pareri. Occorre avere il coraggio di tirare le giuste conclusioni politiche».