7 punti monitorati su 9 hanno evidenziato cariche batteriche oltre i limiti consentiti

Goletta Verde: in Abruzzo la mancata depurazione continua a danneggiare il mare

Mare Monstrum, in Abruzzo 4,9 reati per ogni chilometro di costa

[4 agosto 2016]

Goletta Verde Abruzzo

Il bilancio dei prelievi eseguiti in Abruzzo tra il 25 e il 26 luglio dall’equipe tecnica di Goletta Verde non è positivo: «Le coste abruzzesi continuano a subire la minaccia della mancata depurazione: su nove punti monitorati da Goletta Verde ben sette presentavano cariche batteriche elevate». Nel mirino della storica imbarcazione ambientalista ci sono sempre fossi e foci di fiumi che continuano a riversare in mare scarichi non adeguatamente depurati.

Ecco in dettaglio i risultati delle analisi di Goletta Verde:

Tre i campionamenti eseguiti in provincia di Chieti, tutti con cariche inquinanti oltre i limiti di legge. Sono stati giudicati fortemente inquinati i campioni prelevati alla foce del fosso San Giovanni in località La Penna a Fossacesia e alla foce del fiume Moro in località Acquabella-San Donato nel comune di Ortona. Inquinato il giudizio per il campione prelevato alla spiaggia in corrispondenza del fosso del Diavolo in località Dragoni a Torino di Sangro.

Dei quattro campionamenti eseguiti in provincia di Teramo, invece, due sono risultati fortemente inquinati: alla foce del fiume Vibrata in località Villa Rosa, al confine tra i comuni di Martinsicuro e Alba Adriatica; alla foce del fiume Cerrano a Silvi Marina e alla foce del torrente Calvano a Pineto Marina. In quest’ultimo comune è risultato, invece, nella norma il prelievo effettuato alla spiaggia in corrispondenza di via Liguria.

A Pescara è risultato fortemente inquinato il campionamento alla foce del fosso Vallelunga. Infine, sempre nella città capoluogo, è stato eseguito un ulteriore prelievo alla spiaggia in corrispondenza di piazza I maggio (piazza Mediterraneo): i livelli di carica batterica erano di poco inferiori ai limiti di legge, e per questo giudicati nella norma, ma che denotano criticità che vanno costantemente monitorate per non compromettere la balneabilità anche di quei luoghi.

Gli ambientalisti sottolineano che «Le criticità rispetto al sistema depurativo regionale si ritrovano anche nel quadro delineato dall’ultima procedura d’infrazione aperta dall’Unione Europea nei confronti dell’Italia che comprende anche 26 agglomerati urbani abruzzesi (che si aggiungono ai due già condannati in passato).Condanne e procedure che, stando alle stime dell’unità di missione del Governo Italia Sicura costerebbero all’Abruzzo, a partire già da quest’anno e fino al completamento degli interventi di adeguamento richiesti, 8 milioni di euro».

Secondo Giuseppe Di Marco, presidente di Legambiente Abruzzo, «Per risolvere queste criticità sono stati già affidati interventi per circa 170 milioni di euro La Regioni e le amministrazioni comunali ora hanno il compito di monitorare questi investimenti e i relativi appalti, affinché già dal prossimo anno i risultati siano sotto gli occhi di tutti. Occorre però far partire su tutto il territorio regionale un’azione di tutela e riqualificazione dei corsi d’acqua, che deve devono coinvolgere, fin dalle prime fasi di stesura, i diversi attori (pubblici e privati, istituzioni, associazioni, cittadini, tecnici ed esperti del settore) con l’obiettivo di ridurre i prelievi e i carichi inquinanti. Serve per questo una legge certamente diversa da quella proposta dalla Regione e ferma in commissione. In questa direzione devono andare anche i Contratti di Fiume e cogliamo l’occasione per ribadire la richiesta dell’istituzione di un tavolo di coordinamento regionale  che la nostra associazione chiede da tempo».

A conferma di una situazione da tenere sotto controllo ci sono anche i dati del dossier Mare Monstrum di Legambiente sul “mare illegale”: «I reati ai danni del mare che le forze dell’ordine e le Capitanerie di porto hanno intercettato in Abruzzo nel corso del 2015 sono stati 611 (in crescita del doppio rispetto ai 301 dello scorso anno) con 599 persone arrestate e denunciate e 161 sequestri: in pratica 4,9 reati per ogni chilometro di costa. A fare la parte del leone sono proprio le infrazioni relative alla cattiva depurazione e agli scarichi selvaggi che sono state 266 (con 262 persone denunciate e 98 sequestri). A seguire i reati relativi alla pesca di frodo dove le forze dell’ordine hanno scoperto 158 infrazioni (con 123 persone denunciate e arrestate e 41 sequestri) e quelli legati al ciclo del cemento, con 156 infrazioni accertate, 183 persone denunciate e 21 sequestri. Infine, i reati relativi alla navigazione fuorilegge: 31 i reati contestati, con altrettante persone denunciate».

La portavoce di Goletta Verde, Katiuscia Eroe, conclude: «E’ necessario rafforzare il sistema dei controlli, non solo lungo la costa ma anche su fiumi, fossi e scarichi nell’entroterra, per individuare scarichi illegali non depurati o impianti mal funzionanti, che continuano a immettere in mare carichi inquinanti non più tollerabili -. I dati del dossier Mare Monstrum dimostrano l’importante lavoro svolto nell’ultimo anno da investigatori e inquirenti che dal maggio dello scorso anno hanno a disposizione un nuovo strumento, la legge 68/205 che inserisce i reati ambientali nel codice penale. Tra i delitti previsti nella riforma ci sono i reati di inquinamento e disastro ambientale, norme utilizzate ora per colpire anche gli illeciti connessi con il settore depurativo.  Un passo avanti fondamentale per scovare e punire finalmente chi continua a devastare i nostri mari. Non si tratta solo di difendere l’ambiente, il problema depurativo è una criticità che probabilmente è alla base del decremento delle presenze turistiche registrato in questa e altre regioni italiane e che rischia quindi di compromettere irrimediabilmente una delle maggiori risorse di questo territorio e l’economia ad esso collegata».