Goletta Verde: in Calabria depurazione ancora ferma al palo

Situazione critica alle foci di fiumi, canali e torrenti lungo tutta la costa calabra

[20 luglio 2017]

Il bilancio dei prelievi fatti da Goletta Verde nel mare della Calabria non è buono: «Nove dei ventiquattro punti monitorati lungo le coste calabresi presentano cariche batteriche elevate, in prossimità di foci di fiumi e torrenti dove molto spesso gli ignari bagnanti continuano a fare il bagno, visto che sono molto rari se non inesistenti i cartelli di divieto di balneazione e quelli obbligatori per legge sulla qualità delle acque. Con situazioni critiche ormai non più sostenibili che si ripetono anche da sette anni. È il caso ad esempio della spiaggia libera a destra del castello nel comune di Isola di Capo Rizzuto, dove anche al passaggio dei nostri tecnici si è registrata la presenza di numerosi bagnanti. Una situazione alla quale va posto rimedio al più presto per tutelare la stessa salute dei cittadini, prima ancora che l’ecosistema marino. Ricevono un giudizio di fortemente inquinato per l’ottavo anno consecutivo anche la foce del torrente Caserta, la foce del fiume Mesima e la foce del torrente Ruffa. E quest’anno più che gli interventi sui sistemi depurativi, ancora fermi al palo, i calabresi paradossalmente sono costretti a ringraziare il lungo periodo di siccità che ha ridotto l’apporto idrico, e di conseguenza l’immissione a mare, di molti degli storici punti critici presenti lungo le coste».

Ecco il dettaglio del monitoraggio eseguito dalla squadra di tecnici di Legambiente tra l’11 e il 14 luglio:

In provincia di Reggio Calabria dei sei punti monitorati tre presentano cariche batteriche oltre i limiti di legge e ricevono un giudizio di “fortemente inquinato”: due a Reggio Calabria, alla foce del torrente Caserta al lido comunale e alla foce del fiume Menga in località Sabbie bianche; alla foce del fiume Mesima a San Ferdinando.

In provincia di Vibo Valentia, bocciati due dei cinque campionamenti. Fortemente inquinato il giudizio per il prelievo effettuato alla foce del torrente Ruffa a Ricadi; inquinato quello alla foce del torrente Britto a Marina di Nicotera.

Cinque i punti campionati anche in provincia di Cosenza, di cui uno fortemente inquinato, quello alla foce del canale del Pescatore a Villapiana Lido. Qui c’è da segnalare il prelievo effettuato alla foce del fiume Crati

a Cassano allo Jonio. I parametri monitorati rientrano nei limiti di legge per un soffio. È quindi evidente che esiste ancora una criticità e per questo Legambiente chiede alle autorità competenti di non abbassare la guardia.

Quattro i punti campionati in provincia di Catanzaro: per uno di questi è stato evidenziato un carico inquinante superiore a quello consentito, con un giudizio di inquinato alla foce del torrente Spilinga.

Quattro, infine, anche i prelievi effettuati in provincia di Crotone, due dei quali con cariche batteriche oltre i limiti: fortemente inquinati, come già detto, quello alla spiaggia libera a destra del castello, in località Le Castella, del comune di Isola di Capo Rizzuto, e quello alla foce del torrente Passovecchio a Crotone.

Mariateresa Imparato, portavoce di Goletta Verde, ricorda che «Il nostro monitoraggio non vuole sostituirsi ai controlli ufficiali, ma punta a scovare le criticità ancora presenti nei sistemi depurativi regionali per porre rimedio all’inquinamento dei nostri mari. Una fotografia che anche quest’anno presenta diverse criticità anche qui in Calabria. Parliamo non a caso di malati cronici, situazioni che segnaliamo addirittura da otto anni, ma per le quali evidentemente nulla è stato fatto. Un problema, quello della cattiva depurazione che affligge purtroppo tantissime zone dell’Italia, visto che nel nostro Paese circa il 25% delle acque di fognatura viene scaricato in mare, nei laghi e nei fiumi senza essere opportunamente depurato, nonostante siano passati oltre dieci anni dal termine ultimo che l’Unione Europea ci aveva imposto per mettere a norma i sistemi fognari e depurativi. Ritardi che si ripercuoto anche sulle tasche dei cittadini, visto che le inadempienze dell’Italia nell’attuazione della direttiva comunitaria hanno portato a procedure di infrazione, in alcuni casi seguite da condanne che si tramutano in multe salatissime».

E la Calabria pesa moltissimo in queste procedure di infrazione Ue: «Solo considerando la procedura di infrazione del 2014, in questa regione sono sotto accusa ben 129 agglomerati che rappresentano il 15% di tutti quelli coinvolti a livello nazionale (883 in totale). Gli agglomerati già condannati, invece, sono in totale 18».

Luigi Sabatini, direttore di Legambiente Calabria, aggiunge: «I nostri monitoraggi sono stati sicuramente condizionati dalle condizioni metereologiche, visto che molti dei punti critici, foci di fiumare e torrenti, erano a secco a causa della siccità. Il carico inquinante che di solito arriva da queste acque quindi non veniva riversato a mare come normalmente avviene Le segnalazioni che continuano ad arrivarci dai cittadini dimostrano però che la situazione in tante aree della nostra regione è diventata insostenibile e rischia di compromettere anche l’economia turistica. I soldi per risolvere queste criticità erano già pronti, ma come spesso accade a mancare all’appello sono stati progetti concreti e immediatamente realizzabili a cui destinare i fondi. La depurazione è quindi ferma al palo e nel 60% dei casi, come confermato dallo stesso dirigente regionale, non funziona correttamente. È necessario portare a termine la vera grande opera pubblica di cui necessita la Calabria: uscire dall’emergenza depurativa che rischia di compromettere irrimediabilmente una delle maggiori risorse di questo territorio».

E anche in Calabria non si può certo dire che i bagnanti vengano informati a dovere: «La cartellonistica in spiaggia è inesistente qui in Calabria, anche se obbligatoria da tre anni per i comuni costieri: in nessuno dei 24 punti campionati, i tecnici di Goletta Verde hanno avvistato i cartelli informativi previsti dalla normativa, che hanno la funzione di divulgare al pubblico la classe di qualità del mare (in base alla media dei prelievi degli ultimi 4 anni), i dati delle ultime analisi e le eventuali criticità della spiaggia stessa. Anche quelli di divieto di balneazione sono merce rara: solo in un caso rispetto ai nove dove non vengono eseguiti campionamenti da parte delle autorità competenti, o è stato disposto il divieto temporaneo alla balneazione, sono presenti cartelli per informare i bagnanti. Si tratta di un problema che non va minimamente sottovalutato, perché mette a rischio la stessa salute dei bagnanti. In molti punti giudicati critici dai tecnici di Goletta Verde, infatti, viene spesso registrata la presenza di bagnanti nel punto preso in esame o nelle immediate prossimità dello stesso».

Per quanto riguarda il marine litter, soltanto in 7 punti su 24 punti monitorati, i tecnici di Legambiente non hanno trovato rifiuti: «C’è di tutto, ma a farla da padrona resta la plastica, presente nel 90% dei casi; segue il vetro, ma anche carta e rifiuti vari».