Goletta Verde: in Friuli Venezia Giulia inquinati 3 campionamenti su 8

La cartellonistica informativa completamente assente nei punti monitorati

[11 agosto 2017]

La tappa finale della crociera di Goletta Verde è stato il Friuli Venezia Giulia dove la situazione non cambia molto rispetto a quanto riscontrato nel resto dell’Italia, Infatti, dai prelievi e dalle analisi di Goletta Verde eseguiti dal laboratorio mobile di Legambiente il 4 e 5 agosto emerge che «Sono tre su otto i punti monitorati in Friuli Venezia Giulia che superano il limite di inquinamento previsto dalla legge e corrispondono alla foce del canale in via Battisti, nel comune di Muggia, in provincia di Trieste, e alla foce del fiume Stella a Precenicco, in provincia di Udine, entrambi risultati “fortemente inquinati”. “Inquinato”, invece, il giudizio emerso dal monitoraggio effettuato sulla spiaggia libera nei pressi di via delle Giarrette, in località Marina Julia, a Monfalcone, in provincia di Gorizia».

I tecnici di Goletta Verde hanno campionato quattro punti in provincia di Trieste: alla foce del canale in via Battisti (incrocio largo Caduti per la libertà), nel comune di Muggia, è risultato “fortemente inquinato”; “entro i limiti”, invece, il giudizio emerso dai campionamenti effettuati sulla spiaggia presso il lungomare Fratelli Bandiera, a Trieste; su quella in viale Miramare, tra i due pennelli di massi, in località Barcola, a Trieste; sulla spiaggia di Sistiana a sinistra del porto turistico, in località Sistiana Castelreggio, nel comune di Duino Arisina. In provincia di Gorizia, due i punti campionati, uno risultato “entro i limiti”, ovvero sulla spiaggia presso viale del Sole (incrocio con via Svevo), a Grado, l’altro, sulla spiaggia libera presso il parco giochi in via delle Giarrette, in località Marina Julia, a Monfalcone, risultato “inquinato”. Infine, due i punti monitorati dai tecnici in provincia di Udine: alla foce del fiume Stella, a Precenicco, emerso “fortemente inquinato”, e sulla spiaggia presso lungomare Trieste (incrocio via Gorizia), a Lignano Sabbiadoro, “entro i limiti”.

Katiuscia Eroe, portavoce di Goletta Verde, ha sottolineato un altro aspetto: «Purtroppo in nessuno degli otto punti campionati nell’ambito del nostro monitoraggio, che come ripetiamo sempre non vuole sostituirsi ai controlli ufficiali, ma punta a scovare le criticità ancora presenti nei sistemi depurativi regionali– i nostri tecnici hanno avvistato i cartelli informativi previsti dalla normativa, che hanno la funzione di divulgare al pubblico la classe di qualità del mare (in base alla media dei prelievi degli ultimi 4 anni), i dati delle ultime analisi e le eventuali criticità della spiaggia stessa. Anche quelli di divieto di balneazione sono completamente assenti: in nessuno dei punti monitorati dove non vengono eseguiti campionamenti da parte delle autorità competenti, era presente il cartello per informare i bagnanti. Si tratta di un problema che non va minimamente sottovalutato, perché mette a rischio la stessa salute dei bagnanti. In alcuni punti giudicati critici dai tecnici di Goletta Verde, infatti, è stata registrata la presenza di bagnanti, soprattutto bambini, nel punto preso in esame o nelle immediate vicinanze dello stesso».

Si tratta di un problema che si aggiunge a quello della cattiva depurazione che affligge purtroppo tantissime zone dell’Italia, visto che nel nostro Paese circa il 25% delle acque di fognatura viene scaricato in mare, nei laghi e nei fiumi senza essere opportunamente depurato, nonostante siano passati oltre dieci anni dal termine ultimo che l’Unione Europea ci aveva imposto per mettere a norma i sistemi fognari e depurativi. Nel quadro delineato dall’ultima procedura d’infrazione aperta dall’Unione Europea nei confronti dell’Italia che comprende anche 7 agglomerati urbani del Friuli.

Per quanto riguarda l’inquinamento da marine litter, Gloria Catto di  Legambiente Friuli Venezia Giulia, ha ricordato che «Nella nostra regione  tra aprile e maggio i volontari del circolo Legambiente di Trieste hanno monitorato la spiaggia di Canovella de’ Zoppoli, nel Comune di Duino Aurisina, nell’ambito dell’indagine sul beach litter. È stato sconcertante riscontrare la presenza, su un’area monitorata pari a 1.200 metri quadri, di 665 rifiuti ogni 100 metri di spiaggia. In particolare, ciò che più ha colpito è stata la percentuale di rifiuti provenienti da attività produttive di pesca e acquacoltura, pari a circa il 44%, ben al di sopra rispetto al dato nazionale (14%). Il 97% di questi rifiuti è costituito da reti per mitili: se ne sono trovate in media 27 ogni 10 metri. Sulla spiaggia friulana esaminata sono state trovate anche diverse corde e una boa. Ciò significa che sul nostro territorio grava ancora la problematica legata ai rifiuti prodotti dalle attività della pesca o pescati accidentalmente dagli operatori del mare. Per fronteggiare tale fenomeno, che penalizza gli stessi pescatori, sarebbe necessario attivare una serie di azioni concrete da parte di tutti gli attori coinvolti, che puntino non solo alla prevenzione del rifiuto e alla raccolta, ma anche al riciclo e alla sperimentazione di nuovi materiali, dando così una seconda vita a tutti quei rifiuti che, sebbene catalogati come speciali, aspetto che ne rende complicata anche la gestione ordinaria, in realtà sono riciclabili. Bisogna, quindi, intervenire anche sulla normativa e, parallelamente, spronare la ricerca e lo sviluppo del riciclo di questi materiali, che dimostra di essere una realtà già per tante aziende. Sul fronte della depurazione, invece, chiediamo alla Regione che il Piano di Tutela delle Acque giunga a conclusione del suo iter in questa legislatura. È un tema troppo importante e strategico perché rimanga impaludato senza dare regole certe utili per la gestione delle acque, dalla depurazione delle acque reflue alla tutela di quelle di balneazione, dalla gestione dei pozzi alla tutela dei corsi idrici in genere».