Goletta Verde, in Campania il disastro della depurazione non risparmia nessuno

«Fuorilegge 21 punti monitorati sui 31. Procedure di infrazione Ue per 115 agglomerati urbani»

[4 luglio 2014]

Più scende a sud e più Goletta Verde si trova a disegnare un quadro a tinte fosche della depurazione italiana. In Campania non si salva nessuna delle tre province che si affacciano sul Tirreno renica. «Ben 21 punti sui 31 monitorati hanno evidenziato la presenza di scarichi non trattati adeguatamente con presenze di valori di Escherichia coli e enterococchi intestinali al di sopra dei valori consentiti dalla normativa vigente – dicono quelli di Legambiente – Per 18 di questi punti il giudizio è addirittura di “fortemente inquinato”».

Quella della depurazione è una sfida che la Campania non sembra essere ancora in grado di affrontare nel modo giusto. «Tutto questo – dicono ancora gli ambientalisti –  mentre anche l’Unione Europea ci chiede di fare presto: la nuova procedura di infrazione arrivata nei mesi scorsi coinvolge addirittura 115 agglomerati urbani campani, pari a circa 3.500.000 abitanti equivalenti, praticamente la regione italiana con il maggior numero di “anomalie” riscontrate dalla Ue. Questi agglomerati risultano non conformi all’art.4 in quanto non è stato dimostrato che tutto il carico generato riceve un adeguato trattamento secondario».  Per questo Legambiente chiede alla Regione «Di attivarsi immediatamente per “avviare“ i servizi idrici integrati».

In provincia di Napoli sono stati monitorati 19 punti, 6 a Ischia e Procida: 10 sono risultati con cariche batteriche oltre i limiti. Fortemente inquinanti i prelievi a Pozzuoli (sia allo sbocco del canale di Licola sia canale di sbocco del depuratore di Cuma); a San Giovanni a Teduccio (foce dell’Alveo Volla); a Ercolano (foce lagno Vesuviano); in due tre punti di Castellammare di Stabia (alla foce del fiume Sarno e alla spiaggia antistante il lungomare Garibaldi – angolo via Ettore Tito) e a Barano d’Ischia (alla foce del Torrente Olmitello). Sono state giudicate “inquinate”, invece, le acque prelevate a Napoli (Mappatella Beach sul Lungomare Caracciolo); a Torre Annunziata (spiaggia presso Lungomare Marconi) e a Lacco Ameno (spiaggia libera a destra del porto in località Fundera). Entro i limiti di legge  Bacoli (canale di sbocco Lago Fusaro); Torre del Greco (spiaggia sulla litoranea, in località Ponte della Gatta); Portici (spiaggia Mortelle, località ex Bagno Rex); l’altro punto monitorato a Castellammare di Stabia (spiaggia Marina di Stabia); a Meta di Sorrento (spiaggia in località Alimuri/Punta Gradelle).

In provincia di Caserta “fortemente inquinato” per tutti i 4 punti di campionati a Mondragone (sia alla foce del torrente Savone che sul Lungomare Vespucci, all’altezza del civico 48, in località Fiumarella –Rivo); e a Castel Volturno (spiaggia a sinistra della foce dell’Agnena e alla foce del fiume Regi Lagni).

Critica la situazione anche in provincia di Salerno, con 7 degli  punti monitorati “fortemente inquinati”: a Salerno (spiaggia antistante via Mantegna sul Lungomare Marconi e alla foce del fiume Irno sul Lungomare Marconi); a Pontecagnano Faiano (Foce del torrente Asa, in via Mare Jonio – lungomare Magazzeno); a Battipaglia (canale di scarico idrovora, presso fine via Mimbelli in località Lido Lago); a Capaccio (foce del fiume Capodifiume, in località Torre di Paestum-Licinella); ad Agropoli (presso la foce del fiume Solofrone); a Castellabate (foce del rio Arena di Ogliastra Marina). Unico punto nella norma quello della Torre Saracena di Amalfi.

Giorgio Zampetti, responsabile scientifico di Legambiente, ha ricordato che «L’obiettivo del nostro monitoraggio è quello di mettere in luce le situazioni critiche che ancora permangono lungo la costa, prelevando i nostri campioni nei tratti di mare con maggiore afflusso di bagnanti o proprio laddove intravediamo un rischio più elevato di inquinamento, così come viene indicato anche dal decreto legislativo 116/2008. Il nostro fine è quindi diverso da quello delle autorità preposte, alle quali non vogliamo sostituirci, ed è indirizzato a scovare le criticità di un sistema depurativo che in Campania, cosi come nel resto del Paese, funziona a singhiozzi ed è ancora del tutto insufficiente per tutelare la salute del mare e dei cittadini. La fotografia scattata da Goletta Verde in Campania raffigura una regione in evidente difficoltà sul fronte della depurazione. E questo non lo diciamo solo noi ma anche l’Europa che con l’ennesima procedura di infrazione accusa oltre 100 agglomerati campani di non trattare i propri reflui in maniera efficiente. E di questo siamo preoccupati, da un lato per le salate multe che potrebbero incombere su questa regione e dall’altro per la mancata lungimiranza politica verso tutela di un territorio meraviglioso che potrebbe fare del turismo e della sostenibilità una carta vincente per superare la crisi».

Anche i dati ufficiali disponibili per la Campania evidenziano criticità riconducibili soprattutto alla “inadeguata” organizzazione e governance dei servizi idrici. Gli ultimi report disponibili del 2012 e vedono la regione con una “quota di popolazione equivalente urbana servita da depurazione” pari al 60,2%, corrispondente a 5.220.855 di abitanti equivalenti serviti su un totale di 8.670.751, con quindi 3.449.896 di abitanti equivalenti non serviti. Gli stessi controlli sugli impianti di depurazione svolti dall’Arpac nel corso del 2012 hanno evidenziato una percentuale di non conformità superiore al 50%.

Come evidenzia Giancarlo Chiavazzo, responsabile scientifico di Legambiente Campania, «La Campania, purtroppo, da anni è gravata da una pesante carenza depurativa, tant’è che figura tra le regioni che hanno procurato ad oggi l’avvio di ben tre procedure d’infrazione da parte dell’Unione Europea. Per far fronte alla carenza depurativa la Regione Campania ha programmato la realizzazione di una serie di specifici Grandi Progetti per investimenti complessivi pari ad oltre 500 milioni di euro. Sebbene siano condivisibili gli intenti, siamo molto perplessi sulla efficacia e coerenza degli interventi proposti. Infatti, la Regione Campania non dispone ad oggi di alcuni strumenti che costituiscono una precondizione fondamentale per affrontare correttamente la problematica e cioè il Piano di Tutela delle Acque e i Piani di Ambito Territoriale Ottimale (questi ultimi in realtà esistenti ma non aggiornati da oltre un ventennio), né ha ancora provveduto alla riorganizzazione dei Servizi Idrici con apposita legge regionale pur essendo stati soppressi dal 2013 gli Enti d’Ambito Territoriale Ottimale. I ritardi accumulati nella spesa dei fondi comunitari hanno fatto perdere di vista l’esigenza di assicurare la stessa qualità e coerenza degli interventi. È tempo, invece, di passare dalle parole ai fatti. A fronte delle criticità che ormai evidenziamo da anni serve una svolta verso la qualità e coerenza degli interventi strutturali e della riorganizzazione della governance dei Servi Idrici in Campania».

Nonostante il disastro della depurazione segnalato da Goletta Verde, difficilmente in Campania ci d saranno le polemiche che hanno accompagnato la pubblicazione dei risultati dei prelievi, come avvenuto nel Lazio, infatti gli stessi dati dell’Arpac, l’ente preposto alle analisi ufficiali, confermano l’inefficienza depurativa della regione: su ben il 20% della costa campana vige il divieto di balneazione. Inoltre il 12% della costa, pari a circa 60 dei 490 Km, risulta permanentemente esclusa dal monitoraggio e dalla balneazione, per la presenza di foci inquinate e di porti ed in minima parte di aree marine protette. Un ulteriore 8% della costa Campana, pari a circa 41 Km, risulta invece vietata alla balneazione a causa dell’inquinamento.