Goletta Verde: in Veneto fortemente inquinata la foce del Po delle Tolle

Legambiente: confluisce nel Parco del Delta del Po, patrimonio Unesco dell’umanità. Le criticità dei depuratori una minaccia per natura ed economia venete

[9 agosto 2018]

Il bilancio dei prelievi effettuati dai tecnici di Goletta Verde il 2 e 3 agosto in Veneto è buono: «Su undici campionamenti effettuati lungo le coste del Veneto, in corrispondenza delle foci di fiumi e nei pressi di scarichi di depuratori, soltanto uno è risultato fuori dai limiti di legge».

Ecco in dettaglio i dati delle analisi di Goletta Verde:

In provincia di Rovigo: a Porto Tolle, in località Barricata, alla foce del Po delle Tolle, risultato fortemente inquinato; e a Rosolina Mare, alla foce del fiume Adige.

Nove i prelievi effettuati in provincia di Venezia, tutti risultati entro i limiti di legge ovvero a Chioggia, in località Isola Verde, alla foce del fiume Brenta; a Cavallino Treporti, in località Punta Sabbioni, alla spiaggia presso Punta Sabbioni, al punto di uscita della laguna, alla fine del lungomare Dante Alighieri e alla spiaggia a sud del fiume Sile; a Lido di Jesolo, alla foce del fiume Piave, a Eraclea Mare, alla spiaggia presso laguna del Mort, a Caorle, alla spiaggia presso piazza Marco Polo, e Porto Falconera, alla bocca di Porto Falconera, e alla Spiaggia della Brussa, alla foce del canale dei Lovi.

Va mdeno bene sul fronte dell’informazioni ai bagnanti: solo in due casi su undici è stata riscontrata la presenza della cartellonistica informativa – priva però della tabella riportante i relativi parametri – che è obbligatoria da anni per i comuni, e che dovrebbe avere la funzione di divulgare al pubblico la classe di qualità del mare. Stesso discorso per i cartelli col divieto di balneazione, presenti solo in due casi su undici e assenti persino nel punto risultato fortemente inquinato, ovvero alla foce del Po delle Tolle

Legambiente sottolinea che «A fronte di una situazione generalmente positiva, fatto determinato anche dall’assenza di piogge, nei confronti dei cosiddetti “malati cronici”, ovvero i casi dove la mancata depurazione resta un problema irrisolto da troppi anni, come i casi che riguardano il Delta del Po, Legambiente valuterà l’ipotesi di presentare degli esposti alle autorità competenti al fine di mantenere alta la guardia sul fronte della depurazione utilizzando, laddove necessario, i nuovi strumenti repressivi previsti dalla legge 68 del 2015 sugli Ecoreati per definire le cause che compromettono lo stato di salute dei mare e fiumi».

Luigi Lazzaro, presidente di Legambiente Veneto, evidenzia che «Per quanto su undici punti monitorati solo uno sia risultato fortemente inquinato, ovvero la foce del Po, è necessario mantenere alta la guardia su un tema importante, spesso sottovalutato, che determina la qualità delle nostre acque. Considerando che il Parco del Delta del Po è patrimonio Unesco dell’Umanità per la sua prestigiosa riserva di biosfera Mab mondiale è opportuno lavorare a livello territoriale affinché questa realtà venga preservata e non subisca minacce da parte del comparto depurativo. Ecco perché chiediamo alla Regione e alle amministrazioni comunali, in particolar modo dell’entroterra, di non abbassare la guardia sul fronte della depurazione e di utilizzare, laddove necessario, gli strumenti repressivi previsti dalla Legge 68 del 2015 sugli Ecoreati in caso di scarichi illeciti, per esempio. Per questo Legambiente, alla denuncia pubblica sullo stato delle acque valuterà di procedere anche attraverso un’azione giuridica, presentando esposti alle autorità competenti per chiedere di verificare le cause delle criticità ancora presenti».

Katiuscia Eroe, portavoce di Goletta Verde, conclude ricordando che «Quella scattata da Goletta Verde è una fotografia puntuale che, senza volersi sostituire ai controlli ufficiali, punta a scovare le criticità ancora presenti nei sistemi depurativi per porre rimedio all’inquinamento dei nostri mari. Il problema dell’inquinamento alle foci di fiumi e torrenti è diffuso e spesso li trasforma in fogne a cielo aperto. Ci piace pensare che un giorno questi luoghi possano tornare ad essere balneabili e soprattutto non presentino più le criticità che, in alcuni casi, si presentano da anni, rischiando di compromettere tutto il sistema depurativo di una regione. Purtroppo la mancata depurazione affligge ancora in maniera drammatica il nostro Paese ma è arrivato il momento di dire basta ad ogni forma di alibi, è necessario intervenire immediatamente anche per non incorrere ulteriormente nelle multe che sono a carico della collettività, come quella che siamo stati condannati a pagare all’Ue da 25 milioni di euro, più ulteriori 30 milioni ogni sei mesi finché l’Italia non si metterà in regola. Si tratta di soldi che si sarebbero potuti spendere diversamente, per esempio per aprire nuovi cantieri per la depurazione e realizzare sistemi efficienti e moderni, creando nuovi posti di lavoro».