Goletta Verde: in Veneto inquinate le foci del Brenta e del Piave

Legambiente: la depurazione in Veneto ha due facce

[9 agosto 2017]

Dal monitoraggio svolto dall’equipe tecnica di Goletta Verde il 3 e 4 agosto, con 10  campionamenti eseguiti lungo le coste del Veneto,  in corrispondenza delle foci di fiumi e nei pressi di scarichi di depuratori, risultano due dati fuori dai limiti di legge: «La foce del fiume Brenta, in località Isola

I tecnici di Goletta Verde hanno campionato due punti in provincia di Rovigo: alla foce del Po delle Tolle, in località Barricata, a Porto Tolle, e presso la spiaggia libera di Caleri in località Marina di Caleri, nel comune di Rosolina, entrambi risultati “entro i limiti”. Otto, invece, i campionamenti effettuati in provincia di Venezia: di questi, due sono risultati “inquinati”, ovvero la foce del fiume Brenta, in località Isola Verde, a Chioggia, e la foce del fiume Piave, presso Lido di Jesolo, a Jesolo. Giudizio positivo, invece, per tutti gli altri punti campionati, di cui cinque sulle spiagge: a Punta Sabbioni e a sud del fiume Sile, nel comune di Cavallino Treporti, sulla spiaggia presso Laguna del Mort, in località Eraclea Mare, nel comune di Eraclea, sulla spiaggia presso via Lepanto, in località Porto Santa Margherita, a Caorle, e sulla spiaggia Brussa, in località Porto Baseleghe; “entro i limiti” anche il giudizio emerso dai campionamenti effettuati nel punto di uscita della laguna, alla fine di lungomare Dante Alighieri, in località Punta Sabbioni, nel comune di Cavallino Treporti.

La portavoce di Goletta Verde, Katiuscia Eroe, precisa: «Il nostro monitoraggio, che ribadiamo non vuole sostituirsi ai controlli ufficiali, punta a scovare le criticità ancora presenti nei sistemi depurativi regionali per porre rimedio all’inquinamento dei nostri mari –Il problema della cattiva depurazione affligge purtroppo tantissime zone dell’Italia, visto che nel nostro Paese circa il 25% delle acque di fognatura viene scaricato in mare, nei laghi e nei fiumi senza essere opportunamente depurato. A puntare il dito contro alcune criticità del sistema depurativo regionale, è bene ricordarlo, è stata anche l’Unione europea che da oltre dieci anni ci ha imposto la messa a norma dei sistemi fognari e depurativi. Si tratta di un ritardo che si ripercuote anche sulle tasche dei cittadini, visto che le inadempienze dell’Italia nell’attuazione della direttiva comunitaria hanno portato a procedure di infrazione, in alcuni casi seguite da condanne che si tramutano in multe salatissime. L’Italia, infatti, è soggetta a tre procedure di infrazione emanate dalla Commissione Europea nel 2004, nel 2009 e nel 2014; le prime due delle quali sono già sfociate in condanna. Per la procedura di infrazione 2004/2034 la sanzione prevista è di 62,7 milioni di euro, una tantum a cui si aggiungono 347 mila euro per ogni giorno (61 milioni di euro a semestre) sino a che non saranno sanate le irregolarità. Le criticità rispetto al sistema depurativo regionale si ritrovano anche nel quadro delineato dall’ultima procedura d’infrazione aperta dall’Unione Europea nei confronti dell’Italia che comprende anche 34 agglomerati urbani del Veneto».

Anche in Veneto si conferma una situazione comune alle altre Regioni: «La cartellonistica in spiaggia è per lo più inesistente anche qui in Veneto, nonostante sia obbligatoria da tre anni per i comuni costieri – denunciano a Goletta Verde – soltanto in tre dei sei punti campionati abbiamo avvistato i cartelli informativi previsti dalla normativa, che hanno la funzione di divulgare al pubblico la classe di qualità del mare (in base alla media dei prelievi degli ultimi 4 anni), i dati delle ultime analisi e le eventuali criticità della spiaggia stessa. Anche quelli di divieto di balneazione sono merce rara: solo in un caso rispetto ai quattro dove non vengono eseguiti campionamenti da parte delle autorità competenti, era presente il cartello per informare i bagnanti. Esempio lampante presso Bocca di Porto Falconera, a Caorle, dove è stata rilevata la presenza di un cartello con divieto di balneazione permanente, risalente al 1995, ma completamente illeggibile, situazione che rischia di indurre i bagnanti a immergersi in acque non sicure. Si tratta di un problema che non va minimamente sottovalutato, perché mette a rischio la stessa salute dei bagnanti. In alcuni punti giudicati critici dai tecnici di Goletta Verde, infatti, è stata registrata la presenza di bagnanti, soprattutto bambini, nel punto preso in esame o nelle immediate prossimità dello stesso.

Per quanto riguarda la presenza di rifiuti sulla costa, in Veneto, nell’ambito dell’indagine sul beach litter (compiuta dai volontari di Legambiente tra aprile e maggio 2017), sulla spiaggia della Brussa (Valle Vecchia), nel Comune di Caorle, su un’area monitorata pari a 4.000 metri quadri, sono stati trovati 252 rifiuti ogni 100 metri di spiaggia. «In particolare – spiegano a Legambiente Veneto – i rifiuti provenienti dalle attività produttive di pesca e acquacoltura raggiungono il 9% di tutti i rifiuti trovati nella spiaggia monitorata: sono state trovate 17 reti per mitili nei 100 metri esaminati, poco più della media nazionale di 14 reti ogni 100 metri. Oltre a queste reti, tra i rifiuti provenienti da attività di pesca, è stata riscontrata anche la presenza di galleggianti per reti da pesca e corde di diametro inferiore al cm».

Andrea Ragona, della segreteria regionale di Legambiente Veneto, conclude: «Nella nostra regione insiste la problematica legata alla presenza di rifiuti in mare derivante dalle attività della pesca Il marine litter è un problema troppo spesso sottovalutato. È arrivato il momento di mettere in campo, una volta per tutte, serie strategie di prevenzione, non solo limitando l’ingresso dei rifiuti in mare ma anche stringendo accordi con le associazioni di pescatori affinché collaborino al recupero di materiali quali reti per mitili, galleggianti per reti da pesca che rappresentano un serio problema per lo stato di salute delle acque e che invece possono diventare una risorsa. Attraverso un coordinamento tra i soggetti istituzionali, gli operatori del mare e mediante la definizione di un criterio regionale unico per l’assimilazione agli urbani dei rifiuti prodotti o pescati dai motopescherecci, che non sono soggetti ad alcun piano portuale, oltre che attraverso la costituzione di un consorzio che tuteli i pescatori, si può contribuire a ridurne il fenomeno. Per ciò che riguarda, invece, le criticità legate al comparto depurativo, sarebbe bene che i Comuni rivieraschi vigilino sull’efficacia degli impianti di depurazione, considerato il costante aumento delle presenze turistiche rispetto alla capacità di ciascun impianto per abitanti equivalenti. Sul fronte della depurazione il Veneto ha due facce: a fronte di una fascia costiera e di quella immediatamente alle spalle che hanno molto investito nel sistema della depurazione, ve n’è un’altra, quella pedemontana e delle prime risorgive, che invece è in grave ritardo, come nel caso di Treviso. Ecco perché chiediamo alla Regione e alle amministrazioni comunali, in particolar modo dell’entroterra, di non abbassare la guardia sul fronte della depurazione e di utilizzare, laddove necessario, i nuovi strumenti repressivi previsti dalla Legge 68 del 2015 sugli Ecoreati in caso di scarichi illeciti, per definire le cause che compromettono lo stato di salute di mare e fiumi».