Obama ha autorizzato 1.200 pozzi di fracking offshore nel Golfo del Messico

Golfo del Messico: dopo il disastro della Deepwater Horizon il fracking offshore

Center for Biological Diversity: «Miliardi di galloni di inquinanti scaricati nel Golfo»

[4 luglio 2016]

Fraking Golfo del Messico 1

Secondo un rapporto  del Center for Biological Diversity (CBD) che si basa su documenti federali usa, dopo il disastro petrolifero della piattaforma offshore Deepwater Horizon della BP, nel periodo 2010 – 2014  nel Golfo del Messico il governo usa ha autorizzato «più di 1.200 fracks off-shore da parte delle compagnie petrolifere».

L’associazione ambientalista statunitense dice che le operazioni di fracking si sono verificate «in almeno 630 pozzi diversi al largo delle coste di Texas, Louisiana, Mississippi e Alabama e molte  hanno avuto luogo in habitat critici per la tartaruga marina Caretta caretta in pericolo. Nel 2014, alle compagnie petrolifere è stato anche consentito di scaricare più di 76 miliardi di galloni di fluidi di scarto».

Kristen Monsell, staff attorney del Center for Biological Diversity, denuncia:  «L’amministrazione Obama ha essenzialmente lasciato le compagnie petrolifere fare fracking a volontà negli ecosistemi del Golfo e scaricare miliardi di galloni di rifiuti oleosi nelle acque costiere. “Ogni frack offshore aumenta il rischio per la fauna selvatica e le comunità costiere, ma i funzionari federali per anni hanno fatto solo da passacarte per questa pratica tossica nel Golfo del Messico».

Il CBD ha ottenuto queste informazioni in seguito ad un accordo che ha messo fine a una causa contro il federal Bureau of Ocean Energy Management  e Bureau of Safety and Environmental Enforcement, accusati dagli ambintalisti di non aver resi noti i documenti sul fracking offshore così come previsto dal Gulf under the Freedom of Information Act .  L’associazione ambientalista statunitense sottolinea che «I documenti mostrano anche che il governo federale ha permesso il fracking offshore nel Golfo del Messico senza nessuna analisi sito-specifica delle minacce per le specie in pericolo o per l’ambiente, e anche senza il coinvolgimento dell’opinione pubblica. Il governo federale non ha ancora comunicato tutti i documenti, quindi l’intera portata del fracking offshore è probabile ancora più grande. Ad esempio, almeno uno dei pozzi collegati alla flow line coinvolta nella fuoriuscita di quasi 90.000 galloni di petrolio nel Golfo del Messico nello scorso mese era fracked, secondo i dati federali. Il governo federale ha approvato questo  frack job nel 2015».

Il Center for Biological Diversity ed altre associazioni ambientaliste sono particolamente preoccupate perché il fracking Offshore comporta l’iniezione di enormi volumi di acqua mista a sostanze chimiche tossiche sotto il fondo marino a pressioni abbastanza elevate da fratturare le rocce e rilasciare petrolio e gas. Una pratica che comporterebbe danni ambientali superiori a quelli delle trivellazioni petrolifere tradizionali – che hanno già causato il più grande disastro ambientale della storia Usa – «Aumentando l’inquinamento e il rischio di fuoriuscite di petrolio e terremoti», dicono al CBD.

Infatti, le compagnie petrolifere e gasier sono autorizzati a scaricare nelle acque del Golfo del Messico le sostanze chimiche del fracking mescolate con acque reflue. Una analisi del CBD dei documenti federali ha rivelato che «Le compagnie petrolifere che operano nelle acque federali al largo delle coste del Texas e della Louisiana nel solo 2014 hanno scaricano più di 76 miliardi di galloni di tali acque contenenti prodotti chimici».

«Il fracking è in gran parte ricoperto da un velo di segretezza. Si tratta di un’attività pericolosa che non ha posto nei nostri oceani o nel Golfo del Messico –  ha detto a ThinkProgress Miyoko Sakashita, direttore oceani del CBD – Anche i regolamentatori, fino a poco tempo fa, non erano veramente consapevoli di quel che stava accadendo. L’EPA non sapeva bene quali sostanze chimiche – e ancora non sa quali sostanze chimiche – vengono scaricate nel Golfo del Messico. Quando ho chiamato L’EPA … mi hanno risposto che fondamentalmente non ne tengono traccia [delle acque reflue di scarico] e non lo sanno». Le aziende compagnie petrolifere hanno limiti che riguardano solo la percentuale di idrocarburi contenuta nei reflui che scaricano a mare, ma per quanto riguarda le sostanze chimiche utilizzate nel fracking i dati sono  solitamente riservati.

Gulf Restoration Network, che conduce indagini mensili  lungo la costa del  Golfo e della Louisiana,  ha recentemente pubblicato le foto di un altro sversamento petrolifero, lungo 5 miglia e largo 400 piedi, proveniente da un pozzo che ha avuto continue perdite negli ultimi 12 anni. La Taylor Energy che gestisce la piattaforma offshore dice che è un problema che non si può risolvere. Secondo Raleigh Hoke, direttore di Gulf Restoration Network, ha detto a ThinkProgress che «E’ chiaro che l’industria non può operare in sicurezza in questa regione».

Almeno 10 dei prodotti chimici utilizzati comunemente nel fracking offshore possono uccidere o danneggiare una grande varietà di specie marine, tra cui le lontre di mare e i pesci. Ricerche scientifiche hanno scoperto che alcune sostanze chimiche utilizzate nel fracking sono tra le più tossiche al mondo per gli animali marini.

La Monsell conclude: «Il fracking offshore è un’attività intrinsecamente pericolosa che semplicemente non è adatta al Golfo del Messico. E il governo federale non ha certamente il diritto di dare all’industria petrolifera libero sfogo al fracking nei nostri oceani, o di mantenere comunità costiere in all’oscuro di questa attività industriale tossica»