I dati dei 40 monitoraggi fuori dalle scuole di Roma, Palermo, Torino e Milano

Greenpeace: «I veleni dei diesel, una nube da Palermo a Milano»

Smog: domani ultima chance per l’Italia prima del deferimento Ue alla Corte europea

[29 gennaio 2018]

Con i rilevamenti effettuati nelle ultime settimane a Palermo, Greenpeace ha ultimato una serie di monitoraggi della qualità dell’aria che comprendono anche Milano, Torino, Roma, cioè le  quattro città italiane più colpite dall’inquinamento da biossido di azoto (NO2). L’associazione ambientalista spiega che, a partire dall’ottobre 2017, ha realizzato 40 monitoraggi in 40 giorni in altrettanti istituti scolastici (asili o elementari) delle 4 città e che «39 monitoraggi su 40 hanno rilevato concentrazioni di NO2 superiori ai40 microgrammi per metro cubo (μg/m3), valore individuato dall’Organizzazione mondiale della sanità per la protezione della salute umana».

Il report “Ogni respiro è un rischio” ricorda che «Il biossido di azoto – che negli ambienti urbani proviene per il 70-80 per cento dal settore dei trasporti, e in massima parte dai diesel – è classificato tra le sostanze certamente cancerogene. I suoi effetti patogeni sono principalmente a carico delle vie respiratorie, del sistema sanguigno, delle funzioni cardiache. È inoltre particolarmente nocivo sui bambini, cosa che spiega la tipologia di monitoraggio realizzata da Greenpeace. A causa dei ripetuti sforamenti dei valori massimi di concentrazione sia di particolato che proprio di biossido di azoto, l’Italia è attualmente sotto procedura d’infrazione da parte della Commissione europea. Domani il ministro dell’Ambiente Galletti sarà a Bruxelles per un confronto in extremis con Karmenu Vella, Commissario europeo per l’ambiente, prima che il nostro Paese venga deferito alla Corte Europea».

Andrea Boraschi, responsabile della Campagna energia e clima di Greenpeace Italia, sottolinea che «La situazione riscontrata a Palermo, con concentrazioni al di sopra della soglia Oms nei pressi di nove scuole su dieci all’orario della prima campana, conferma un quadro che appariva già evidente: da nord a sud, le città italiane sono assediate dai veleni dei diesel. E i bambini, che sono i più colpiti dagli effetti patogeni di queste sostanze, sono tutto fuorché al riparo. Quanto evidenziato da Greenpeace, peraltro in linea con i valori delle reti di monitoraggio ufficiali, segnala non solo un grave problema di qualità dell’aria, quanto un’emergenza sanitaria diffusa che esige soluzioni urgenti».

Anche Greenpeace – come fatto oggi dal dossier Mal’aria di Legambiente – dice che «La situazione peggiore appare quella registrata a Torino e Milano: da una media dei rilevamenti svolti in queste due città si ottengono valori superiori agli 80 μg/m3, più che doppi rispetto alla soglia sanitaria individuata dall’Oms. Palermo e Roma, per contro, mostrano una situazione appena meno grave: la prima con valori medi prossimi ai 70 μg/m3, la seconda con valori medi di poco inferiori ai 60 μg/m3».

Greenpeace evidenzia che, da quando ha iniziato a effettuare questa campagna di monitoraggi, ha incontrato rappresentanti dei governi delle quattro città, «per chiedere di adottare presto provvedimenti radicali per abbattere l’inquinamento da NO2, prevedendo un percorso di progressiva limitazione alla circolazione dei diesel, fino al loro bando a partire dal 2021».

Boraschi conclude:«Dal disinteresse ostinato della giunta Raggi per i problemi che segnaliamo, alla sincera preoccupazione degli assessori di Torino per le condizioni della loro città; dalla disponibilità del sindaco di Palermo Orlando ai piani ambiziosi di Milano in materia di mobilità, le città con le quali ci stiamo confrontando hanno sfide enormi davanti a loro, che richiedono coraggio e che non possono più essere rinviate. Al momento nessuna tra queste sembra orientata a fare quanto stanno facendo altre città europee: dare una data di “scadenza” ai diesel, oltre la quale questi veicoli non potranno più circolare nei centri urbani. Questo sarebbe il modo più efficace per dimezzare in breve tempo l’inquinamento da NO2»,