Guerra del Vietnam: erano contaminati gli aerei americani che spargevano l’Agente Arancio

[21 febbraio 2014]

Secondo uno studio pubblicato da  Environmental Research, edita da Elsevier, «i riservisti dell’aviazione militare che dal 1971 al 1982 hanno volato sui circa trentaquattro aeroplani contaminati da diossina nell’ambito dell’operazione Agente Arancio durante la Guerra del Vietnam e poi tornati negli Usa, a seguito della sospensione del programma, sono stati esposti a livelli di diossina maggiori di quanto riconosciuto in precedenza».  Le nuove prove smentiscono quanto dicevano l’Air Force Usa e dal dipartimento degli affari dei veterani perché dimostrano che il personale dell’aviazione americana è stato esposto a livelli rilevanti di diossina.

Secondo Peter A. Lurker, un ingegnere ambientale esperto di valutazione delle esposizioni ambientali nell’aviazione militare, «si tratta di una scoperta importante, perché riconosce una nuova fonte di esposizione alla diossina che ha importanti conseguenze sulla salute di chi ha preso parte alle operazioni militari guidando questi aerei».

Durante la guerra del Vietnam, nella famigerata operazione “Ranch Hand”, 34 aeroplani C-123 hanno nebulizzato sulle foreste e i campi del Paese asiatico  circa 20 milioni di galloni di erbicida, inclusi circa 10,5 galloni di Agente Arancio, contaminato da diossina. Dopo la sconfitta del gigante americano in Indocina, gli aerei sono tornati negli Usa e sono stati utilizzati dai riservisti dall’aviazione militare per le operazioni di trasporto. Per anni questi aerei non sono stati monitorati, ma poi dei test hanno rivelato la presenza di diossina.  Nel 2009 tutti gli aerei, tranne 3 , sono stati dismessi e fusi.

I ricercatori sottolineano che «in passato, sia l’Air Force sia il Dipartimento degli Affari dei Veterani hanno negato particolari benefici a questo personale. Infatti, le attuali policy prevedono che “residui essiccati e non biologicamente disponibili” di erbicidi chimici e diossina non hanno condotto ad alcuna esposizione significativa all’equipaggio di volo e al personale di manutenzione, che non sono pertanto idonei a ricevere benefici legati all’Agente Arancio o trattamenti ed esami medici».

Ma i ricercatori hanno analizzato il reale carico corporeo di diossina utilizzando degli algoritmi sviluppati dall’esercito Americano e i dati derivati dalla raccolta di campioni ricavati dalla superficie degli aeroplani utilizzati nell’Operazione Ranch Hand, poi hanno  confrontato le stime con le linee guida e le stime disponibili  e ne hanno valutato le implicazioni, nell’ambito delle attuali politiche dell’Air Force e del Dipartimento dei veterani. I modelli analizzati «rivelano che la potenziale esposizione alla diossina del personale che ha lavorato negli aeroplani nel post-Vietnam sia maggiore di quanto ritenuto precedentemente e che costoro siano stati probabilmente soggetti a fenomeni di inalazione, ingestione e assorbimento cutaneo.  L’esposizione cutanea e orale ha ecceduto gli standard fissati dal governo Americano. La contaminazione aerea ha superato gli standard tedeschi (gli unici disponibili)».

L’autrice dello studio, Jeanne Mager Stellman, che insegna Health Policy and Management alla Mailman School of Public Health della Columbia University, conclude: «Le nostre scoperte, risultato di tre diversi approcci teorici, sono in contrasto con le conclusioni, e le relative policy, dell’Aviazione e del Dipartimento Veterani. Il concetto di “residuo essiccato non biologicamente disponibile” non è coerente con le teorie diffusamente accettate sul comportamento dei residui di superficie. I passeggeri degli aerei sarebbero infatti stati esposti a polveri contaminate, oltre che esserne venuti a diretto contatto cutaneo, e i nostri modelli dimostrano che il livello di esposizione ha probabilmente superato molte delle linee guida disponibili».