I piani di risanamento acustico arrivano dopo le zone cuscinetto

[8 gennaio 2015]

I piani di risanamento acustico possono essere imposti solo se non è possibile prevedere zone acustiche cuscinetto. Lo ricorda il Tribunale amministrativo della Lombardia (Tar) in riferimento al piano di azzonamento acustico comunale, al piano di risanamento acustico del Comune di Fombio, al regolamento di attuazione del Piano comunale di classificazione acustica. Atti contestati dalla Sezione di Tiro A Segno Nazionale di Codogno

Il Comune di Fombio ha creato una zona in classe V, in adempimento del divieto di contatto diretto di aree aventi grado acustico non immediatamente consecutivo. Questa zona cuscinetto è stata creata per la realizzazione di un manufatto antirumore da parte dei privati lottizzanti, ma risulterebbe di dimensione “troppo contenute”. Tale fascia anche se evita di non violare la normativa con riferimento alla classificazione progressiva, non è sufficiente a ridurre concretamente il rumore provocato dal poligono là situato.

La previsione di zone cuscinetto dichiaratamente insufficienti, con obblighi a carico dei lottizzanti ritenuti non adeguati a soddisfare le esigenze di mitigazione del rumore, “costituisce un evidente aggiramento degli obblighi normativi, al solo scopo di imporre alle attività preesistenti obblighi di risanamento acustico a favore di terzi che intendano svolgere nelle aree limitrofe attività difficilmente compatibili con quelle presistenti”.

E’ la legge quadro sull’inquinamento acustico che prevede il divieto di contatto diretto di aree, anche appartenenti a comuni confinanti, “quando tali valori si discostano in misura superiore a 5 dBA di livello sonoro equivalente misurato secondo i criteri generali…” Qualora nell’individuazione delle aree nelle zone già urbanizzate non sia possibile rispettare tale vincolo a causa di preesistenti destinazioni di uso, si prevede l’adozione dei piani di risanamento…”

Ne consegue che è illegittimo prevedere obblighi di risanamento acustico a favore di aree non ancora urbanizzate, imponendo alle attività preesistenti di farsi carico di rendere fattibile la trasformazione urbanistica delle aree limitrofe.