Il disastro chimico in West Virginia è molto più esteso si quanto si pensasse (FOTO)

[13 gennaio 2014]

Oggi in West Virginia arriva un team del Chemical Safety Board (Csb) per avviare il lungo processo di valutazione della causa dello sversamento di sostanze chimiche dall’impianto della Freedom Industries che ha inquinato il fiume Elk. Il Csb è un’agenzia federale indipendente che ha la competenza di indagare sugli incidenti chimici industriali. L’agenzia emette raccomandazioni per la prevenzione di futuri incidenti

Mentre in West Virginia più di 300.000 persone affrontano il quinto giorno senza poter utilizzare l’acqua che fuoriesce da rubinetti e docce, i responsabili ambientali dello Stato Usa ora dicono che nell’Elk sono finiti almeno 7.500 galloni di 4-metilcicloesano metanolo (Crude MGHM), una sostanza chimica utilizzata per togliere e impurità dal  carbone, le prime stime parlavano di 2.000 o al massimo 5.000 galloni fuoriusciti da un serbatoio da 40.000 galloni.

Lo sversamento di Crude MGHM era stato segnalato il 9 gennaio, quando ormai era arrivato ad una grande pompa di adduzione dell’acqua della più grande utility idrica dello Stato, la West Virginia American Water Company, solo a 1,5 a valle dall’impianto della Freedom Industries.

Fino a ieri la Federal Emergency Management Agency (Fema) aveva distribuito 3 milioni di galloni d’acqua ai residenti nelle 9 contee, compresa la capitale dello Stato Charleston. Solo sabato, con l’aiuto della West Virginia Army National Guards, la Fema ha distribuito 75 tir di bottiglie di acqua.

Secondo il New York Times l’11 gennaio erano state almeno 122 le persone che si sono rivolte agli ospedali locali lamentano  nausea, vomito ed irritazioni cutanee o oculari.

Il pomeriggio del 10 gennaio, durante una conferenza stampa, il presidente della West Virginia American Water, Jeff McIntyre, ha dovuto smentire le previsioni rosee che i suoi uomini avevano fatto venerdì ed ha ammesso che ci vorranno alcuni giorni prima che l’acqua che esce dai rubinetti  nelle nove contee colpite diventi nuovamente potabile, per ora può essere usata solo negli scarichi dei gabinetti.

L’US Center for Disease Control and Prevention ha fissato in un parte per milione (Ppm) il limite di sicurezza della  concentrazione di Crude MGHM nell’acqua potabile e i test devono verificare che questi livelli restino al di sotto di questa soglia per più di 24 ore, e solo allora la società di distribuzione dell’acqua potrà riconsentire l’apertura dei rubinetti.

L’ufficio di Earl Ray Tomblin, il governatore democratico della West Virginia, l’11 gennaio ha pubblicato i primi risultati dei campionamenti dell’acqua: alcuni test erano vicini alla soglia di sicurezza, ma il sistema è ancora lontano dall’essere pulito: 8 dei 18 test sono risultati superiori ad una Ppm ed alcuni mostrano concentrazioni più in alte di 3 Ppm.

«Crediamo che la ragione per la quale i numeri stanno calando sia perché c’è sempre meno materiale nell’acqua – ha dichiarato Mike Dorsey, a capo dell’homeland security and emergency response le Dipartimento della protezione ambientale della West Virginia – Abbiamo interrotto la perdita alla fonte:  il serbatoio. C’è ancora del materiale nel calcestruzzo e nel terreno. Abbiamo preso misure aggressive nella  linea di riva sotto il sito».

Il Wall Street Journal rivela un rapporto della West Virginia dal quale emerge che nel 2013 la Liberty Industries aveva informato le autorità statali che nell’impianto erano stoccati 10 prodotti chimici industriali. Secondo il rapporto, «Le imprese con prodotti chimici pericolosi sulle loro proprietà sono tenute dalla legge federale a comunicare annualmente un elenco alle di autorità statali e locali per la pianificazione dell’emergenza. Non è tuttavia chiaro quel che è stato fatto con l’informazione o se la company che gestisce l’impianto di depurazione  della company colpita dallo sversamento, la West Virginia American Water Co., era conosciuto nel documento. La società ha detto che è stato colto alla sprovvista quando il MCHM, che viene utilizzato nella preparazione del carbone, è comparso giovedì nell’acqua che fornisce».

Fred Millar, un attivista ambientale di Washington ed una delle bestie nere dell’industria chimica statunitense, ha detto alla Gazette-Mail di Charleston  che «La mancanza di una pianificazione migliore è l’esempio di come il Emergency Planning and Community Right to Know Act federale non venga applicato correttamente in tutto il Paese. Ovviamente, l’intera idea dei rapporti sugli inventari chimici è quello di informare adeguatamente i funzionari locali per l’emergenza sui  tipi di materiali con i quali potrebbero avere a che fare. E proprio come infilare la testa nella sabbia per ignorare questo tipo di minaccia».