Il misterioso aumento delle emissioni proibite di CFC che distruggono lo strato di ozono

Noaa: probabilmente provengono da una nuova produzione non dichiarata in Asia orientale

[17 maggio 2018]

I clorofluorocarburi, o CFC, un tempo erano considerati un trionfo della chimica moderna: sostanze chimiche stabili e versatili che venivano utilizzate in centinaia di prodotti, dagli armamenti  militari alla lacca per capelli.

Fino a che, nel 1987, un team internazionale di scienziati dimostrò che questa famiglia di sostanze chimiche stava danneggiando lo strato protettivo dell’ozono della Terra e creando un gigantesco buco nello strato di ozono che si forma ogni settembre sull’Antartide. Nello stesso anno venne firmato il Protocollo di Montreal con il quale la comunità internazionale si impegnò a eliminare gradualmente l’uso di CFC e a chiudere completamente la produzione del secondo clorofluorocarburo più abbondante, il CFC-11 entro il 2010.

Ma il nuovo studio “An unexpected and persistent increase in global emissions of ozone-depleting CFC-11”, pubblicato su Nature da un team internazionale guidato dalla  National oceanic and atmospheric administration Usa (Noaa), che analizza le misurazioni atmosferiche a lungo termine, dimostra che «le emissioni della sostanza chimica CFC-11 stanno aumentando di nuovo, molto probabilmente provenienti da una nuova produzione non dichiarata da una fonte non identificata in Asia orientale».

il principale autore dello studio, Stephen Montzka,della Global monitoring division dell’Earth system research laboratory della Noaa, sottolinea: «Stiamo lanciando un allarme alla  comunità globale per dirle: ‘Questo è quello che sta succedendo, e ci sta allontanando  dal recupero tempestivo dello strato di ozono'”. Sono necessari ulteriori lavori per capire esattamente perché le emissioni di CFC-11 sono in aumento e se si può fare qualcosa al più presto».

Le scoperte di Montzka e del suo team di ricercatori del Cooperative institute for research in environmental Sciences (Cires – una partnership Noaa e università del Colorado. Boulder), Regno Unito e Olanda rappresentano la prima scoperta  di un aumento di emissioni e per un periodo prolungato di uno dei tre CFC più abbondanti da quando i controlli sono entrati in vigore i controlli sulla loro produzione alla fine degli anni ’80.

Il CFC-11 è il secondo gas mangia-ozono più abbondante nell’atmosfera a causa della sua lunga vita e delle continue emissioni da un grande stock di questa sostanza chimica presente nelle schiume isolanti per gli  edifici in schiuma e negli elettrodomestici fabbricati prima della metà degli anni ’90. Una quantità minore di CFC-11 esiste ancora oggi nei frigoriferi e nei congelatori più vecchi.

Alla Noaa evidenziano che «Il Protocollo di Montreal è stato efficace nel ridurre i gas che impoveriscono l’ozono nell’atmosfera perché tutti i Paesi del mondo hanno accettato di controllare legalmente la produzione della maggior parte dei gas prodotti dall’uomo noti per distruggere l’ozono. Di conseguenza, le concentrazioni di CFC-11 sono diminuite del 15% rispetto ai livelli massimi misurati nel 1993».

Montzka aggiunge che «Sebbene le concentrazioni di CFC-11 nell’atmosfera stiano ancora diminuendo, stanno diminuendo più lentamente di quanto non sarebbe se non ci fossero nuove fonti».

I risultati della nuova analisi delle misurazioni atmosferiche realizzate dalla Noaa spiegano il perché: «Dal 2014 al 2016, le emissioni di CFC-11 sono aumentate del 25% rispetto alla media misurata dal 2002 al 2012».

Gli scienziati avevano previsto che entro la seconda metà del secolo, l’abbondanza di gas che riducono lo strato di ozono sarebbe scesa ai livelli dei nei primi anni ’80, prima che iniziasse a comparire il buco dell’ozono dell’Antartide.

Secondo Montzka, «La nuova analisi non può spiegare in modo definitivo perché le emissioni di CFC-11 sono in aumento, ma nel documento, il team ne discute le potenziali ragioni. Alla fine, abbiamo concluso che è molto probabile che qualcuno stia producendo il CFC-11 che sta fuoriuscendo nell’atmosfera. Non sappiamo perché potrebbero farlo e se è stato creato per uno scopo specifico, o inavvertitamente come prodotto secondario di qualche altro processo chimico. Se la fonte di queste nuove emissioni può essere identificata e controllata presto, il danno allo strato di ozono dovrebbe essere minore, In caso contrario, tuttavia, potrebbero verificarsi notevoli ritardi nel recupero dello strato di ozono».