240 milioni di indiani non hanno accesso all’elettricità ed usano ancora legname e sterco di animali

In India l’aria inquinata uccide 1,1 milioni di persone all’anno

Con le politiche giuste, l’India potrebbe liberarsi dal carbone entro il 2050.

[15 febbraio 2017]

Inquinamento atmosferico India

Nei primi giorni di novembre 2016 una spessa coltre di smog venefico ha soffocato la capitale indiana New Delhi e l’intera megalopoli di Delhi, costringendo il governo a chiudere scuole e cantieri e a sospendere le operazioni nelle centrali elettriche a carbone. Nella capitale dell’India i livelli di particolato nell’aria erano così alti da non poter essere misurati con la maggior parte degli strumenti disponibili, ma si partiva da un minimo di 16 volte più di quello previsto dai permissivi limiti di sicurezza indiani.

Secondo il Centre for science and environment di Delhi si è trattato del peggior evento di inquinamento atmosferico deli ultimi 17 anni, ma non si tratta più di un fenomeno una tantum ma della nuova “normalità” in un Paese in rapido, incontrollato e inuguale sviluppo.

Il novo  studio “State of global air”, pubblicato da Health Effects Institute  e Institute for Health Metrics and Evaluation con la collaborazione di esperti dell’ University of British Columbia,  rivela che ogni anno in India ci sono 1,1 milioni di morti premature causate dell’inquinamento dell’aria, che ne fanno uno dei Paesi più letali del mondo in termini di qualità dell’aria. Nel 2015, in tutto il pianeta l’inquinamento atmosferico avrebbe causato  4,2 milioni di morti, pari a circa 7,6% dei decessi globali

Da sole, India e Cina registrano la metà dei morti per smog del mondo, circa 2,2 milioni di persone egualmente distribuite tra i due Paesi, ma secondo lo studio «Tra il 1990 e il 2015, le morti premature in India sono aumentate del 50%», numeri che rivaleggiano con quelli della  Cina, dove però i livelli del particolato nell’aria e delle morti premature si sono stabilizzati negli ultimi anni, anche se l’inquinamento resta una delle più grandi preoccupazioni per il governo comunista cinese.

Per l’Europa ci sarebbe un miglioramento complessivo, mentre in Italia l’esposizione media cresce dal 2010, pur rimanendo a 20 microgrammi per m3 di polveri ultrasottili, circa metà della media mondiale.

Il principale autore dello studio, Michael Brauer, che si occupa delle relazioni tra ambiente e salute all’università della British Columbia, ha detto al New York Times che «In India, la rapida industrializzazione, la crescita della popolazione e una popolazione anziana vulnerabile si combinano per rendere l’inquinamento atmosferico particolarmente letale. L’India ha visto anche un aumento del traffico di veicoli, così come dell’energia da fonti sporche come il carbone, il legname e lo sterco. Si può quasi pensare a questo come la tempesta perfetta per l’India».

L’India, come la Cina, si è data obiettivi ambiziosi, come quello di produrre il 60% della sua energia da fonti non fossili entro il 2027, cosa che gli emetterebbe di rispettar prima del previsto gli impegni presi con l’Accordo di Parigi del 2015 e ad abbattere lo smog che sta avvelenando le sue megalopoli.

Nel 2016 l’India ha ricevuto più di 20 milioni di dollari di investimenti nel solare fotovoltaico, ma ben 240 milioni di indiani non hanno accesso all’elettricità ed  usano ancora legname e sterco di animali  per scaldarsi e cucinare. Eppure, un recente studio dell’Energy and resources institute (Teri) di Delhi rivela che, se il costo delle energie rinnovabili continuerà a diminuire al ritmo attuale, l’India potrebbe essere coal-free entro il 20150 e, secondo il Financial Times, l’India dopo il 2015 potrebbe non avere più bisogno di costruire centrali a carbone. Questo permetterebbe al Paese destinato a diventare il più popoloso del mondo di ridurre le sue missioni di CO2 di circa 600 milioni di tonnellate, pari al 10%, dopo il 2030.  Sarebbe un’enorme spinta per gli obiettivi climatici globali.

Attualmente il carbone fornisce circa il 60% dell’energia elettrica Indiana e il governo della destra induista sta progettando di costruire altre centrali a carbone per produrre  65 GW, equivalenti a 20 grandi centrali nucleari.

Il Teri dice che per impedire che dopo il 2025 vengano costruite nuove centrali indiane a carbone bisogna non solo che continuino a calare i costi di rinnovabili e batterie per lo stoccaggio delle energie pulite, ma anche che il governo metta in atto politiche a favore delle rinnovabili e del risparmio energetico.