Inquinamento atmosferico, l’assunzione di vitamine B può ridurre gli effetti epigenetici

Lo studio realizzato su un campione ridotto. Urgente ripeterlo a Pechino, in India o in Messico

[14 marzo 2017]

Secondo il  nuovo studio “B vitamins attenuate the epigenetic effects of ambient fine particles in a pilot human intervention trial”, pubblicato su Pnas da un folto team internazionale di ricercatori, statunitensi, cinesi, svedesi, britannici, messicani, canadesi e di singapore, guidato da Jia Zhong della Mailman school of public health della Columbia University, «le vitamine B possono svolgere un ruolo fondamentale nel ridurre l’impatto dell’inquinamento atmosferico sulla epigenoma», cioè le  modificazioni ereditabili che variano l’espressione genica pur non alterando la sequenza del DNA,   dimostrando così ulteriormente gli effetti epigenetici dell’inquinamento atmosferico sulla salute».

Lo studio è stato sostenuto da: National institutes of health, Environmental protection agency Usa, ; Environment Canada, AllerGen NCE e National natural science foundation della Cina.

Alla Mailman school of public health sottolineano che «Questo è il primo studio di dettaglio di un percorso di ricerca per lo sviluppo di interventi per prevenire o minimizzare gli effetti negativi dell’inquinamento» e che «Rivela come la prevenzione a livello individuale possa essere utilizzata per controllare i potenziali percorsi alla base degli  effetti negativi del particolato PM2,5, particelle con diametro aerodinamico <2,5 micron. Questi risultati potrebbero avere un significativo beneficio per la salute pubblica nelle regioni del mondo con frequenti picchi di PM2.5».

Andrea Baccarelli, che insegna scienza della salute alla Mailman school, spiega che «Le basi molecolari degli effetti sulla salute dell’inquinamento dell’aria non sono pienamente compresi, e la mancanza di opzioni di prevenzione a livello individuale hanno rappresentato un gap di conoscenza critico. Il nostro studio lancia una linea di ricerca per lo sviluppo di interventi preventivi per ridurre al minimo gli effetti negativi dell’inquinamento atmosferico sui potenziali marcatori meccanicistici. A causa del ruolo centrale svolto dalle e modificazioni epigenetiche nel mediare gli effetti ambientali, i nostri risultati potrebbero molto probabilmente essere estesi ad altre sostanze tossiche e  a delle malattie ambientali».

Secondo l’Organizzazione mondiale della sanità, il 92% della popolazione mondiale vive in luoghi dove vengono superati i livelli di inquinamento dell’aria ritenuti sostenibili di 10 μg/m3. Il PM2.5 è uno degli inquinanti atmosferici più importanti perché si deposita nelle vie respiratorie, con conseguente sia per i  polmoni che di infiammazione sistemica e stress. Se negli ultimi decenni c’è stato un sostanziale abbassamento de i livelli di PM2.5  grazie alle  politiche di controllo delle emissioni su vasta scala, vengono però ancora registrati picchi di esposizione, con conseguenze negative per la salute.

La Zhong spiega a sua volta che gli effetti sulla salute dell’inquinamento atmosferico coinvolgono questioni molto complesse: «Fino a quando non saremo in grado di affrontare il problema a livello individuale, saremo molto lontani dall’affrontare appieno le sue sfide per la salute pubblica».

Durante la sperimentazione, i ricercatori hanno somministrato ogni giorno a 10 adulti di età tra i 18 e i 60 anni, un placebo o vitamina B (2,5 mg di acido folico, 50 mg di vitamina B6, e 1 mg di vitamina B12).  Per partecipare ai test i volontari dovevano essere non fumatori, sani e che non aver assunto farmaci o integratori vitaminici.

Le analisi effettuate sui volontari prima e dopo l’assunzione di placebo o vitamina B hanno dimostrato che la vitamina B «Ha aumentato significativamente le concentrazioni plasmatiche mediane di acido folico, vitamina B6 e vitamina B12. Per coloro che hanno preso il placebo per 4 settimane, le concentrazioni plasmatiche mediane erano simili a prima».

Il particolato è stato prelevato accanto a una strada molto trafficata nel centro di Toronto, dalla quale transitano più di 1.000 veicoli all’ora è ed è stato fatto inalare ai volontari con una maschera facciale “tipo di ossigeno”. I campioni di sangue sono stati raccolti e valutati utilizzando Infinium Human Methylation 450K BeadChip.

Gli stessi autori dello studio avvertono che, mentre si osserva un effetto reale, la ricerca ha diversi limiti: oltre al piccolo numero di partecipanti, ci sono poche informazioni sulla dose B vitamina che ha suscitato la risposta e riconoscono che si è trattato di uno studio pilota per testare un’ipotesi e di non essere in grado di effettuare alcuna deduzione sul fatto se le vitamine del gruppo B potrebbero essere utilizzate nella pratica clinica come mezzo di protezione contro l’inquinamento atmosferico.

Baccarelli precisa: «Mentre il controllo e la regolamentazione delle emissioni sono  la spina dorsale della prevenzione, le elevate esposizioni sono, purtroppo, ancora la regola in molte megalopoli di tutto il mondo. Come individui, abbiamo limitate opzioni per proteggerci dall’inquinamento atmosferico. Sono urgentemente necessari studi futuri, soprattutto nelle aree fortemente inquinate, per convalidare i nostri risultati e, alla fine, sviluppare interventi di prevenzione con vitamine del gruppo B, per contenere gli effetti sulla salute dell’inquinamento atmosferico».

La Zhong  conclude; «Credo che le vitamine B siano una speranza, è probabile che le si possano potenzialmente utilizzare come trattamento individualizzato per integrare i regolamenti relativi alle politiche  per ridurre al minimo l’impatto dell’inquinamento atmosferico. E’ urgente uno studio più sofisticato a Pechino o in India o in Messico, anche  solo per vedere se l’effetto protettivo può essere ancora efficace in coloro che sono esposti cronicamente».