Inquinamento atmosferico, l’Oms pubblica le stime nazionali di esposizione e salute

Nuove mappe interattive evidenziano le aree che non rispettano i limiti Oms: c’è l’Italia

[27 settembre 2016]

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Un nuovo modello della qualità dell’aria messo a punto dall’Organizzazione mondiale della sanità (Oms) conferma che «Il 92% della popolazione mondiale vive in luoghi dove i livelli della qualità dell’aria non rispettano i limiti fissati dall’Oms.

Le informazioni sono presentate su mappe interattive che mettono in evidenza delle aree specifiche all’interno dei vari Paesi che non rispettano i limiti dell’Oms, e tra queste in Europa spicca la Pianura Padana. Le mappe interattive forniscono informazioni sull’esposizione – ponderata in base alla popolazione – da particolato inferiore  a 2,5 micrometri (PM2,5) per tutti i Paesi. La mappa indica anche I dati delle centraline di controllo  per il PM10 e il PM2,5 in circa 300 città. I dati sono ulteriormente dettagliati Paese per Paese nel  rapporto “Ambient air pollution: A global assessment of exposure and burden of disease”.

La vic-direttrice generale dell’Oms, Flavia Bustreo, spiega che «Il nuovo modello dell’Oms mostra i Paesi nei quali si ritrovano delle zone a rischio in materia di inquinamento dell’aria e serve come base per controllare i progressi realizzati nella lotta contro questo fenomeno». L’Oms presenta anche i dati sanitari più dettagliati mai realizzati riguardanti l’inquinamento dell’aria indoor.

Un modello che si basa su dati satellitari, modelli del trasporto aereo e delle centraline a terra in oltre 3.000 siti, sia in ambiente rurale che urbano. Questa massa di dati è stata elaborata dall’Oms in collaborazione con l’università britannica di Bath.

Secondo il rapporto Oms, «Circa 3 milioni di decessi all’anno sono legati all’esposizione all’inquinamento dell’aria esterna. L’inquinamento dell’aria interna può rivelarsi altrettanto mortale. Nel 2012, secondo le stime, 6,5 milioni di decessi (cioè l’11,6% dei decessi nel mondo) erano associati all’inquinamento dell’airia indoor».

Ancora una volta a pagare il prezzo più alto sono i poveri: circa il 90% dei decessi legati all’inquinamento dell’aria avvengono nei Paesi a basso e medio reddito e circa 2 decessi su 3 si registrano nell’Asia del sed-est e nel Pacifico occidentale-

All’origine del 94% dei decessi ci sono malattie non trasmissibili, in particolare quelle cardiovascolari, cerebrali o bronco-pneumatiche croniche ostruttive e il cancro ai polmoni. L’inquinamento dell’aria aumenta anche il rischio di infezioni respiratorie acute.

La Bustreo sottolinea che «L’inquinamento dell’aria continua a pesare fortemente sulla salute delle popolazioni più vulnerabili, cioè le donne, i bambini e le persone anziane. Per essere in buona salute, bisogna respirare aria pura, dal primo all’ultimo respiro».

Tra le principali fonti di inquinamento dell’aria ci sono I mezzi di trasporto inefficaci, i combustibili utilizzati dalle famiglie, la combustione dei rifiuti, le centrali elettriche a carbone e le attività industriali. Ma non sono solo le attività antropiche ad inquinare l’aria: per s esempio, anche le tempeste di sabbia, in particolare nelle regioni vicine a deserti, possono influenzare la qualità dell’aria.

Il nuovo modello dell’Oms ha una risoluzione di 10 per 10 km e Maria Neira, direttrice del Dipartimento salute pubblica e determinanti sociali e ambientali della salute dell’Oms, conclude:«Questo nuovo modello costituisce una grande tappa per quel che riguarda la produzione di stime ancora più sicure sul carico mondiale considerevole di oltre 6 milioni di decessi – 1 decesso su 9 nel mondo – dovuti all’esposizione all’inquinamento dell’aria indoor e all’inquinamento dell’aria esterna. Ormai, sempre più città controllano l’inquinamento dell’aria, I dati satellitari sono più complete e sono stati compiuti progressi nella precisione delle stime sanitarie corrispondenti. E’ necessaria urgentemente un’azione rapida  per far fronte all’inquinamento atmosferico. Esistono delle soluzioni, in particolare dei sistemi di trasporto più vivibili, la gestione dei rifiuti solidi, l’utilizzo di stufe e combustibili puliti per le famiglie, così come le energie rinnovabili e la riduzione delle emissioni industriali». .