L’inquinamento atmosferico può danneggiare le funzioni cognitive e provocare ictus

Uno studio rivela che il PM2.5 fa invecchiare prima il cervello e aumenta i rischi di demenza

[24 aprile 2015]

Da tempo è stato riconosciuto che l’inquinamento atmosferico, anche a livelli moderati, è un fattore che aumenta il rischio di ictus, ma ora il nuovo studio “Long-Term Exposure to Fine Particulate Matter, Residential Proximity to Major Roads and Measures of Brain Structure”, pubblicato su Stroke, da un team di ricercatori statunitensi e israeliani, suggerisce che «L’esposizione a lungo termine può causare danni alle strutture cerebrali e ed alterare la funzione cognitiva negli adulti di mezza età ed anziani».

I ricercatori che hanno studiato più di 900 partecipanti al Framingham Heart Study hanno scoperto prove di una struttura del cervello più piccola e di infarti cerebrali ignoti, un tipo di ictus “silenzioso” derivante da un blocco nei vasi sanguigni che irrorano il cervello.

Lo studio ha valutato quanto i partecipanti vivessero lontano vivevano dalle strade principali e utilizzate immagini satellitari per valutare l’esposizione prolungata a ambienti con  polveri sottili, il PM2.5, emesse da diverse fonti, comprese  centrali elettriche, fabbriche, mezzi di trasporto e combustione del legno e carbone. Il particolato può arrivare in profondità nei polmoni ed altri studi lo hanno collegato all’aumento del numero di ricoveri ospedalieri per attacchi di cuore e ictus.

La leader del team di ricerca, Elissa H. Wilker della Cardiovascular Epidemiology Research Unit, del dipartimento di medicina del Beth Israel Deaconess Medical Center di Boston, sottolinea che «Questo è uno dei primi studi a guardare al rapporto tra inquinamento atmosferico e struttura del cervello. I nostri risultati suggeriscono che l’inquinamento atmosferico è associato ad effetti insidiosi sull’invecchiamento cerebrale strutturale, anche in individui senza demenza ed ictus».

Infatti ai partecipanti allo studio, tutti sopra i 60 anni e senza casi di demenza e ictus, è stato misurato: il volume cerebrale totale, un marker di dell’atrofia cerebrale legata all’età; il volume dell’ippocampo, che riflette i cambiamenti in questa area del cervello che controlla la memoria; il volume dell’iperintensità della materia bianca, che può essere usato come misura della patologia e dell’invecchiamento; e gli infarti cerebrali nascosti. Lo studio ha scoperto che «Un aumento di solo 2μg per metro cubo nel PM2,5, un livello comunemente osservato in tutte le regioni metropolitane del New England e a New York, era associato ad una maggiore probabilità di avere infarti cerebrali nascosti ed ad un volume cerebrale più piccolo, pari a circa un anno di invecchiamento cerebrale».

Secondo la Wilker, «Questi risultati sono un passo avanti  importante per aiutarci a capire cosa sta succedendo nel cervello. I meccanismi attraverso i quali l’inquinamento dell’aria può influenzare l’invecchiamento del cervello rimangono poco chiari, ma l’infiammazione sistemica derivante dal deposito di polveri sottili nei polmoni è probabile importante».

Anche Sudha Seshadri, che insegna neurologia alla Boston University School of Medicine ed è ricercatore senior del Framingham Study, è preoccupato: «Questo studio dimostra che con un aumento di 2 microgrammi per metro cubo di aria di PM2.5, un livello comunemente osservato nelle principali città degli Usa, in media i partecipanti che vivono nelle aree più inquinate hanno il volume del cervello di qualche anno più vecchio dei partecipanti che vivevano in zone meno inquinate. Hanno anche un rischio del 46% più elevato di ictus nascosti  alla risonanza magnetica- Questo è preoccupante poiché sappiamo che gli ictus silenti aumentano il rischio di ictus palesi e di sviluppare demenza, problemi di deambulazione e depressione. Ora abbiamo in programma di indagare di più sull’impatto dell’inquinamento atmosferico durante un periodo più lungo, sul suo effetto sulle misurazioni  magnetic resonance imaging  più sensibili, sul restringimento del cervello nel corso del tempo ed altri rischi, tra i quali  ictus e demenza».