Inquinamento atmosferico, qual è la qualità dell’aria che respiriamo? Chiedi a MonIQA

Da un progetto dell’università di Pisa una mappa per lo smog aggiornata in tempo reale

[8 febbraio 2016]

qualita_aria moniqa

Il traffico veicolare e il riscaldamento domestico rappresentano due dei principali elementi che contribuiscono all’inquinamento atmosferico (e all’emissione di gas serra) sul nostro territorio, fonte di grande preoccupazione negli ultimi mesi a causa dei continui picchi di smog. Ne sono una testimonianza le ordinanze con misure di contrasto e prevenzione adottate da numerose municipalità in Toscana, in particolare per contenere il riscaldamento a biomasse nelle abitazioni: una forma di riscaldamento certamente tradizionale, ma non sempre la più efficiente.

Si tratta di azioni volte a mantenere sotto controllo l’inquinamento atmosferico, ma probabilmente con scarse possibilità di giungere ad effetti concreti: «Alla Polizia municipale – ricorda l’Arpat – va il compito di verificare che quanto disposto sia rispettato, prevedendo anche una sanzione pecuniaria che va da 25 a 500 euro». Sarà interessante, ad allarme smog terminato, contare quante saranno le multe effettivamente comminate.

Nel mentre, diventa ancor più necessario disporre di dati aggiornati e dettagliati riguardo lo stato di salute dell’aria che respiriamo, in modo da indagarne l’evoluzione e le matrici inquinanti. Quesiti complessi, che un progetto realizzato dall’università di Pisa – utilizzando i dati delle Arpa di tutte le regioni tranne, al momento, Sicilia, Sardegna, Calabria, Campania e Molise – potrà adesso aiutare a dipanare.

È infatti on line MonIQA, il monitoraggio dell’indice della qualità dell’aria – spiega oggi l’ateneo toscano –,  un servizio realizzato dal gruppo di ricerca dell’università di Pisa coordinato da Giuseppe Anastasi, professore del dipartimento di Ingegneria dell’Informazione e direttore del Laboratorio nazionale Smart cities del Consorzio interuniversitario nazionale per l’informatica (Cini).

«Il servizio non ha ovviamente carattere di ufficialità, ma ha lo scopo di presentare i dati sulla qualità dell’aria in maniera facilmente comprensibile ai cittadini – spiega Anastasi – L’indice che abbiamo elaborato è una grandezza che esprime in maniera sintetica lo stato di qualità dell’aria, prendendo contemporaneamente in considerazione i dati di più inquinanti atmosferici, quali PM10, PM2.5, biossido e monossido di azoto, ozono, monossido di carbonio, biossido di zolfo e benzene».

I dati aggiornati raccolti da MonIQA – un progetto cui hanno lavorato, oltre ad Anastasi, anche alcuni studenti e ricercatori dell’Ateneo pisano, in particolare Luca Pardini, Francesca Righetti, Elena Lucherini e Simone Brienza – sono già accessibili per la consultazione sia attraverso un sito web sia tramite un’app per Android.

MonIQA  – dettagliano dall’ateneo pisano – utilizza i dati che giornalmente vengono forniti delle Agenzie regionali per la protezione ambientale e li traduce in un unico indice istantaneo al quale si associano 5 classi di giudizio, da buono a pessimo, caratterizzate da un colore diverso. Le classi buona e discreta indicano che nessuno degli inquinanti ha registrato superamenti degli indicatori di legge e che quindi non vi sono criticità. Le altre tre classi – mediocre, scadente e pessima – indicano invece che gli inquinanti considerati hanno superato il relativo indicatore di legge.