Inquinamento in Cina: il governo chiude le acciaierie più inquinanti (VIDEO)

Effetto della nuova legge ambientale e delle proteste della popolazione

[9 marzo 2015]

Ora che finalmente anche la televisione e la stampa italiana sembrano essersi accorte del film “Under the Dome – Investigating China’s Smog”  (pubblicato il 3 marzo da greenreport.it) girato dalla regista ed ex giornalista ambientale, Chai Jing, che è stato visto in Cina da centinaia di milioni di persone, ci si rende conto che la nuova legge ed il nuovo ministro per la protezione dell’ambiente, Chen Jining, stanno facendo sul serio e colpiscono duro l’inquinamento in Cina dove nessuno prima aveva mai osato: l’industria siderurgica che fin dai tempi di Mao è stata il fiore all’occhiello della crescita comunista e poi iper-neo-capitalista cinese.  La nuova legge, entrata in vigore il primo gennaio,  da al governo maggiori poteri per sanzionare  chi viola le norme ambientalii.

Dopo l’entrata in vigore della legge, Linyi, una città industriale dello Shandong dove si erano tenute manifestazioni contro l’inquinamento, ha dovuto chiudere diverse fabbriche, comprese alcune che producevano acciaio e nickel.

Intervenendo alla sessione annuale del Congresso Nazionale del Popolo (il Parlamento cinese)  a Pechino, ha detto che il governo farà di tutto per lottare contro l’inquinamento e nel mirino c’è sicuramente l’industria dell’acciaio ad alta intensità energetica della Cina. Il governo centrale di Pechino è alla fine arrivato davanti al dilamma della crescita infinita: come ridurre lo smog che sta avvelenando le megalopoli senza mettere in pericolo l’economia?  Infatti, rispettare gli standard più stringenti sull’0inquinamenmto della nuova legge potrebbe portare ad un aumento dei costi per i produttori di acciaio che già sono in sofferenza per una riduzione della domanda.

La settimana scorsa gli ispettori del ministero della protezione ambientale hanno chiesto ai due sindaci di  Linyi e Chengde, nell’Hebei, di far chiudere le compagnie che violano le leggi ambientali.

Secondo un responsabile della Linyi Yuansheng Casting Co Ltd, a Linyi la maggioranza delle acciaierie avrebbero interrotto la produzione e non si parla di riprenderla. Alla Linyi Jiangxin Steel Co Ltd confermano che la loro acciaieria ha cessato ogni attività, ma si rifiutano di fornire dettagli alla stampa, probabilmente per non irritare il governo.

A Linyi  si producevano dai 7 agli 8 milioni di tonnellate all’anno, poco rispetto alla produzione nazionale cinese di 1,2 miliardi di tonnellate, ma secondo Cheng Xubao, un analista della Custeel, è il primo caso di quel che potrebbe accadere nell’intera Cina: «La lotta di Pechino contro l’inquinamento farà aumentare i costi per le acciaierie ed obbligherà quelle che non sono competitive a mettere la chiave sotto lo zerbino».

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  • Chai Jing's review: Under the Dome – Investigating China’s Smog