Inquinamento del mare da microplastiche: per il ministro dell’Ambiente il progetto italiano Sauro è prematuro

Galletti risponde a Realacci, riconosce il problema ma gli mancano alcuni dati (e i soldi)

[8 settembre 2015]

Sauro Luiss

A febbraio Il presidente della Commissione ambiente della Camera, Ermete Realacci, aveva  presentato al ministro dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare ed a quello dello sviluppo economico una interrogazione parlamentare a risposta scritta sul disinquinamento marino che prendeva  esplicitamente spunto anche dagli articoli di greenreport.it sul nuovo dispositivo antinquinamento “Sauro”, brevettato dal Dipartimento della Protezione Civile, in grado di realizzare interventi bonifica a mare sia in caso di inquinamento da idrocarburi, sia in caso di inquinamento da microplastiche e rifiuti in genere.

La lettura della risposta, arrivata quasi 6 mesi dopo la presentazione dell’interrogazione di Realacci, chiarisce alcune cose ma su altri aspetti lascia davvero interdetti.

Ecco cosa si legge nella risposta del ministro dell’ambiente a Realacci:

In occasione della risposta all’atto di sindacato ispettivo n. 4-05455, presentato dal medesimo interrogante, è stato adeguatamente sottolineato come il problema dell’enorme quantitativo di rifiuti presenti nelle acque marine – in superficie, nella colonna d’acqua e sui fondali – in particolar modo per quello che riguarda le plastiche, appaia particolarmente complesso in considerazione della estrema difficoltà di operare in mare per la loro rimozione.

1) Anche in presenza di un efficace sistema di raccolta, infatti, e di trasporto e conferimento sulla terraferma, che già di per sé dovrebbe comportare l’impiego di un elevato numero di mezzi navali, c’è da considerare che il materiale così raccolto dovrà essere adeguatamente trattato o smaltito. Da qui, gli elevatissimi costi, con difficoltà logistiche e operative in proporzione, derivanti dalla realizzazione di tutte le fasi della operazione.

2) l Ministero dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare ha da sempre prestato una grandissima attenzione alla tematica dei rifiuti marini e delle microplastiche. In tal senso ha finanziato alcuni dei primi studi condotti a livello mondiale sugli impatti delle microplastiche sugli ecosistemi marini e sugli organismi viventi, e tra questi, in particolare, il primo studio che assevera la presenza di effetti direttamente ascrivibili alle microplastiche sui cetacei presenti nell’area del mar Ligure.

3) La necessità di fronteggiare l’inquinamento marino da microplastiche e rifiuti solidi in genere, è stata tenuta concretamente presente da questo Ministero, portando avanti, in tempi passati, attraverso la convenzione con la «S.C.p.A. Castalia», oltre alla consueta attività di recupero degli idrocarburi sversati in mare, anche la raccolta di tale «ulteriore» categoria di rifiuti nei tratti di mare prospicienti le proprie coste, grazie ad una continua attività di pattugliamento. È già stato riferito che al momento, tale attività non è operativa a causa degli ingenti e non sostenibili costi che una costante attività di pattugliamento comporta. Oggi, nel limite delle risorse disponibili, il Ministero dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare ha in campo una flotta di 35 unità, in modalità stand-by nei porti nazionali, che opera «on demand» solo per la raccolta di idrocarburi mediante l’impiego di skimmer tradizionali. Per quanto attiene più specificamente al sistema recentemente presentato dal dipartimento della Protezione civile, denominato SAURO, quale acronimo dell’inglese Sea Antipollution Unit for Rapid Off-shore drainage, si tratta di un dispositivo utilizzato per le bonifiche delle acque (skimmer) in grado di separare e recuperare sia rifiuti solidi che liquidi, anche contemporaneamente. All’atto della sua illustrazione, è stato precisato trattarsi di un sistema piuttosto semplice dal punto di vista tecnologico, realizzato con costi contenuti e molto versatile, da poter essere utilizzato da diversi modelli di nave. In grado di recuperare, altresì, materiali di varie dimensioni: da particelle sub millimetriche fino ad oggetti misurabili in metri. Da potersi utilizzare anche con condizioni meteo marine avverse e a velocità superiori a quelle dei normali skimmer. Secondo i ricercatori che l’hanno sviluppato, il recupero dei materiali non si limita solo a quelli che galleggiano in superficie, ma si spinge fino ad alcuni metri in profondità.

4) Sulla base degli elementi informativi acquisiti dalla competente struttura tecnica del Ministero, sembra che allo stato sia disponibile, tuttavia, solo un prototipo in scala ridotta, privo di brevetto e in attesa di finanziamenti per una sua possibile realizzazione in dimensioni reali, tali da poter essere sottoposto ad un test di efficacia sul campo.
Ad oggi, dunque, ogni iniziativa da parte ministeriale risulta prematura, mancando qualsiasi elemento di conoscenza utile per una valutazione del progetto, specie per la sua funzionalità in condizioni meteo avverse o con correnti marine particolarmente difficoltose.

In ragione, tuttavia, delle potenzialità offerte da un sistema del genere per la lotta all’inquinamento marino, e tenuto conto che risulta essere stato perfezionato uno specifico accordo tra la Marina militare e il dipartimento della Protezione civile finalizzato a studiare e sviluppare congiuntamente tale iniziativa, il Ministero dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare, nell’ambito delle proprie competenze istituzionali, seguirà con attenzione gli sviluppi del progetto, anche mediante un coinvolgimento, se richiesto, in proprio o per tramite dell’ISPRA.
Il Ministro dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare: Gian Luca Galletti.

 

Greenreport.it  ha seguito con interesse il progetto Sauro fin dal suo inizio e per questo troviamo abbastanza sconcertante che un ministro che dovrebbe applicare la Marine Strategy dell’Unione europea, che vede nella prevenzione, recupero, smaltimento e riciclo dei rifiuti marini uno dei suoi pilastri, dica più o meno che gli studi li abbiamo eseguiti, le microplastiche ci sono, ma è troppo costoso fare il recupero e lo smaltimento. Anche perché a livello internazionale sono in atto grossi progetti (quello della Adidas per tutti) che puntano proprio al riciclo della plastica raccolta in mare per produrre scarpe e abbigliamento sportivo o altri prodotti industriali, un accordo con progetti di questo tipo da parte del governo italiano non solo eviterebbe di dover trattare, smaltire, riciclare e riutilizzare le plastiche raccolte in mare, ma sarebbe di grande prestigio e stimolerebbe l’innovazione, a cominciare da quella della flotta anti-inquinamento che, come dice lo stesso ministro, è sotto-utilizzata per mancanza di fondi. Poi, come ci confermano gli esperti che abbiamo sentito,  il conferimento a bordo delle plastiche marine è semplicissimo in quanto pressandolo si riduce enormemente di volume.

Al ministero dell’ambiente sembrano mancare i dati su alcuni sviluppi del progetto Sauro, forse perché non ha mai partecipato  ( e ci risulta non abbia mai neppure risposto agli inviti mandati dalla Protezione Civile  e dalla Marina Militare) alle presentazioni ed ai test del modello realizzato dall’università di Firenze. Anche dire che il progetto  è prematuro perché è a scala di modello – ma comunque già pronto ad essere montato su una nave militare, magari una di quelle in via di dismissione –  è abbastanza strano, dato che quel progetto per diventare operativo e a scala reale avrebbe bisogno del via libera proprio dei finanziamenti del governo.

Fino ad oggi il recupero di pastiche a mare avviene  con reti o retini a mano che catturano soltanto le macroplastiche e lasciano in mare le microplastiche, fino ad ora nessuno si è praticamente mai occupato della raccolta di  microplastiche e neppure di piccoli frammenti. Così sui giornali e sui social network si magnificano come risolutive invenzioni straniere basate su reti e in grado di funzionare solo in alcuni ambiti marini e con mare calmo e poi in Parlamento si dice che si seguirà con attenzione un progetto italiano già testato in vasca, lasciandolo di fatto in un limbo, anche se si riconosce  che ha la potenzialità (anche economica) di risolvere il problema anche in condizioni di mare non ideali.

Inoltre, nella risposta di Galletti si dice che Sauro è privo di brevetto, mentre ci risulta che l’Ufficio Marchi e Brevetti del Ministero dello sviluppo economico  abbia concesso il brevetto, rilasciandolo e registrandolo  l’8 agosto 2014, e che in base a questo sia stata  anche depositata domanda di brevetto internazionale. Il prototipo è stato realizzato, perfettamente funzionante in scala 1 a 50 dai Dipartimenti di scienze della terra e di ingegneria dell’Università di Firenze dopo le prove nella loro vasca navale, è stato testato davanti ai tecnici dallo Stato Maggiore della Marina, dopo l’esito favorevole dei test ai quali è stato sottoposto, visto le potenzialità operative, la Marina Militare ha deciso di mettere a disposizione una sua unità per installarci il nuovo sistema anti-inquinamento made in Italy. Poi, a fine maggio di quest’anno, Sauro è stato presentato a “Way into the future”, il primo TEDxLuiss, coordinato dal Center for Ethics and Global Politics dell’università Luiss, un evento che è anche una piattaforma che «permetta alle menti più brillanti di ispirare e, al contempo, essere ispirate. Un nodo di scambio di idee e informazioni che spaziano dai nuovi modelli di business, alla scienza, passando per i diversi approcci e le nuove tecnologie. Un primo, imprescindibile, passo verso il futuro».

Un passo verso il futuro che il ministro Galletti non sembra essere disposto a fare, anche perché nella sua risposta a Realacci  non ha parlato delle potenzialità di Sauro per quanto riguarda le bonifiche degli sversamenti dalle trivellazioni petrolifere offshore, argomento espressamente trattato nell’Interrogazione del presidente della Commissione ambiente della Camera.