Inquinamento dell’aria, le reazioni al deferimento dell’Italia alla Corte europea

M5S: L’Italia potrebbe pagare una multa di circa 1 miliardo di euro. L'Italia deferita anche per le scorie radioattive e per la Xilella

[17 maggio 2018]

Il deferimento dell’Italia da parte della Commissione Ue alla  Corte europea era atteso ma non ha mancato ugualmente di suscitare reazioni preoccupate

Tranchant l’ex president di Legambiente e attuale deputata di LIberi e Uguali Rossella Muroni: «Smog-Xylella-rifiuti radioattivi: l’Italia non affronta la situazione e finisce nel mirino di Bruxelles. Più che scrivere la storia avremmo bisogno di qualcuno che faccia il presente e costruisca il futuro».

Molto polemico anche il gruppo parlamentare europeo del Movimento 5 Stelle: « Come avevamo annunciato, grazie alla vecchia politica, l’Italia è stata deferita dalla Corte di Giustizia europea per aver violato le leggi sullo smog. Questo potrebbe portare ad una multa di circa 1 miliardo di euro, e a pagare, anche questa volta, saranno i cittadini!»

Preoccupato Giovanni Fini, del Coordinamento tecnico UI qualità ambientale dl Comune di Bologna: «Il Deferimento alla Corte di Giustizia ci preoccupa moltissimo. La città di Bologna paga già oggi due volte il prezzo dell’inquinamento: in termini di impatto sulla salute delle persone e di limitazioni che dobbiamo imporre alla mobilità locale, nonostante le emissioni locali siano solo una parte del problema, generato anche dalla conformazione del bacino padano che impedisce la dispersione degli inquinanti, come mostrano chiaramente le mappe europee sull’inquinamento. Con l’applicazione delle sanzioni ci troveremo a pagare una terza volta. Le città e le regioni del bacino Padano stanno lavorando intensamente con il Governo per trovare soluzioni strutturali e di larga scala. Non è mai stato un problema di cattiva volontà ma di complessità della situazione. Gestire situazioni complesse a colpi di denunce e sanzioni è inefficace e ci allontana dallo spirito di cooperazioni che le istituzioni locali e la Commissione Europea devono avere».

Invece per  il presidente Leghista della Regione Veneto, , Luca Zaia  «Siamo di fronte ad un’Europa che fa da padre-padrone e pensa di governare i suoi figli con le infrazioni. Non dobbiamo accettare supinamente tutto quello che questi signori dicono. Questa é un’Europa in mano ai burocrati e le infrazioni sono un ulteriore elemento per valorizzare la loro vita. Noi siamo attenti all’ambiente,ma viviamo in un territorio come la Pianura Padana che geograficamente è un catino e trattiene più inquinanti di quello che una prateria aperta potrebbe contenere. Ricordiamoci anche che questa è l’area del Pil del Paese e dell’Europa, il Veneto ha 150 miliardi di Pil e 600mila imprese. Se poi vogliamo chiuderle tutte basta che l’Europa ci dica di cosa dobbiamo vivere. Sottolineo comunque che non c’è meno inquinamento nelle metropoli europee e avremmo qualcosa da ridire anche sull’uniformità dell’atteggiamento della Commissione nei confronti dei diversi Stati membri».

Roberto Romizi, presidente di Isde Italia, e Agostino Di Ciaula, presidente del comitato scientifico di Isde Italia hanno sottolineato che «L’odierno rinvio dell’Italia alla Corte di Giustizia dell’Ue dovrebbe essere un campanello d’allarme per il nuovo Governo italiano; dovrebbe, infatti, individuare tra le sue priorità politiche quelle di mettere in atto una serie di azioni efficaci per combattere l’inquinamento atmosferico. L’elevato costo della salute italiana a causa dell’inquinamento atmosferico è inaccettabile e completamente prevenibile. Si stima che circa 90.000 persone ogni anno muoiano prematuramente a causa dell’esposizione al particolato e all’ozono. Come Medici, pensiamo che il Governo, le Regioni e i Comuni italiani abbiano un’occasione unica: quella di dare la priorità a tutte le misure che saranno benefiche non solo per la qualità della nostra aria, ma anche per affrontare il cambiamento climatico e migliorare la nostra salute in generale».

Andrea Minutolo,  dell’ufficio scientific di Legambiente, ha ricordato che «Come ribadiamo da anni, non servono misure sporadiche e poco efficaci nella lotta all’inquinamento, ma è urgente mettere in atto interventi strutturali e azioni ad hoc sia a livello nazionale che locale. Le aree urbane devono essere il cuore di questo cambiamento che deve ripartire da un diverso modo di vivere e pensare le città, con investimenti nella mobilità collettiva, nella riconversione sostenibile dell’autotrazione e dell’industria, nella riqualificazione edilizia, nel riscaldamento coi sistemi innovativi e nel verde urbano.Le proposte presentate dal ministero dell’ambiente riguardano diversi settori che vengono trattati in compartimenti stagni e gestiti in maniera disomogenea mentre occorrerebbe integrarle tutte insieme in un Piano Nazionale che fissi già da subito obiettivi e limiti ambiziosi, per la salvaguardia della salute delle persone».

Il responsabile della campagna Trasporti di Greenpeace Italia, Andrea Boraschi, ha detto che

«Il provvedimento adottato dalla Commissione europea non sorprende nessuno. Era annunciato da tempo e l’Italia ha fatto di tutto o quasi per meritarlo. È la conseguenza lineare dell’inazione dei governi succedutisi negli ultimi anni, e della marginalità delle politiche ambientali e sanitarie nel nostro Paese. L’Italia è indietro su molti fronti, quanto a tutela della qualità dell’aria. Ma certamente quello dei trasporti mostra le maggiori criticità. Abbiamo un livello di motorizzazione significativamente più alto degli altri Paesi dell’Unione, mentre la mobilità sostenibile stenta a crescere. Un sistema che si basa sul mezzo privato a benzina o gasolio è un sistema patogeno, oltre che antitetico agli accordi sul clima»

Greenpeace ricorda che «Oltre al PM10, in Italia resta da affrontare seriamente il grave impatto causato dal biossido di azoto, un inquinante tipico del settore trasporti e dei diesel in particolare. Questo inquinante, in Italia, è responsabile di oltre 17 mila morti premature l’anno e sul biossido di azoto è aperta una ulteriore procedura di infrazione contro l’Italia. Il nostro Paese ha rappresentato negli ultimi anni uno dei mercati più floridi per le auto a gasolio, mentre la penetrazione della mobilità elettrica è molto più bassa rispetto ai Paesi del nord Europa. Secondo l’organizzazione ambientalista è ragionevole attendersi che, in assenza di provvedimenti radicali da parte dei prossimi esecutivi, anche la procedura d’infrazione per il biossido d’azoto possa concludersi con un deferimento dell’Italia alla Corte di Giustizia».

Per Giorgio Zampetti, direttore generale di Legambiente «Il deferimento dell’Italia alla Corte di Giustizia Europea per tre gravi emergenze ambientali del nostro Paese, smog, rifiuti radioattivi e xylella, non è purtroppo una sorpresa. L’inefficacia dell’azione, oggi confermata anche dalla valutazione della Commissione europea, non solo mette in pericolo la salute dei cittadini e dell’ambiente, ma ora c’è il rischio concreto di pagare pesanti multe per queste inadempienze. Siamo di fronte a tre sfide che il prossimo Governo deve assolutamente affrontaresenza tentennamenti, a partire da un Piano nazionale contro lo smog, che fissi subito obiettivi ambiziosi, e con l’approvazione del programma nazionale di gestione dei rifiuti radioattivi».

Legambiente, insieme a Cittadini per l’Aria eall’European Environmental Bureau (EEB), aveva già denunciato nei mesi scorsi come «le misure antismog sottoposte dal ministero dell’ambiente al giudizio dell’Ue non coprivano tutti i settori in cui bisognerebbe intervenire in maniera drastica, con un’applicazione stringente per essere efficaci e risolutive». E  il  Cigno Verde sottolinea che «Nel frattempo l’emergenza smog non conosce tregua: da gennaio ad oggi sono già tre i capoluoghi di provincia che hanno superato, almeno in una stazione ufficiale di monitoraggio di tipo urbano, il limite annuale di 35 giorni per le polveri sottili con una media giornaliera superiore a 50 microgrammi/metro cubo:a Torino(stazione di rilevamento Rebaudengo) ci sono già stati 51 i giorni di aria off-limits; la centralina di Frosinonescalo ha già contato 40 superamenti; quella di Padova-Arcella(Tu) 38. Prossimi al superamento delle soglie di legge anche le città di Venezia (centralina Tagliamento, 34 superamenti); Asti (Bussano, 31), Milano (Senato, 30) e Lodi (viale Vignati, 30)».

Legambiente, e oggi lo conferma la Commissione europea, da tempo sostiene che «Non sono sufficienti misure sporadiche contro lo smog, ma è urgente mettere in atto interventi strutturali e azioni ad hoc sia a livello nazionale che locale. Le aree urbane devono essere il cuore di questo cambiamento che deve ripartire da un diverso modo di vivere e pensare le città, con investimenti nella mobilità collettiva, partendo da quella per i pendolari; nella riconversione sostenibile dell’autotrazione e dell’industria, del trasporto marittimo, nella riqualificazione edilizia, nel riscaldamento con i sistemi innovativi e nel verde urbano. Le soluzioni ci sono, servono però scelte chiare, condivise e stringenti»

Gli ambientalisti commentano  anche delle altre due procedure di infrazione: «Anche sul fronte dello smaltimento di rifiuti radioattivi l’Italia è ancora troppo indietro – dice Legambiente – Dopo la chiusura delle centrali nucleari, nel nostro Paese sono rimasti 90mila metri cubi di scorie radioattive, di cui il 60% derivanti dallo smantellamento delle centrali nucleari e il restante 40% dalle attività medico industriali, che continueranno a produrre rifiuti radioattivi anche in futuro. Sul totale sono, poi, 15mila metri cubi di scorie ad alta radioattività che devono essere smaltite all’estero. Oggi i rifiuti a bassa e media radioattività sono raccolti, seppur in maniera temporanea, in depositi spesso non idonei e a rischio come accade ad esempio a Saluggia, in provincia di Vercelli, in Piemonte, dove nel centro Eurex sono custoditi l’85% dei rifiuti nucleari italiani. Come ricorda anche l’Europa, l’approvazione del programma nazionale di gestione dei rifiuti è un passo imprescindibile da affrontare al più presto. Purtroppo da quando si è conclusa la consultazione pubblica, a settembre scorso, del programma si sono purtroppo perse le tracce».

Infine, per quanto riguarda la Xylella, l’Italia è stata deferita per non aver ottemperato alle indicazioni di abbattimento degli ulivi colpiti e il Cigno Verde evidenzia che «Su questo l’associazione ha più volte ricordato che occorre intervenire in maniera efficace e immediata per non compromettere il futuro dell’olivicoltura in primo luogo della Puglia ma anche dell’intero territorio nazionale. L’abbattimento delle piante infette, che costituiscono evidentemente una fonte di contagio, è una misura che va presa in considerazione e attuata con determinazione laddove necessario, per cercare di arginare la diffusione sempre crescente di questa vera e propria epidemia. Al contempo è fondamentale continuare l’attività di monitoraggio che consente di verificare la presenza della xylella individuando le piante colpite e al tempo stesso lo sviluppo dell’insetto vettore. Occorre inoltre adottare pur in un’ottica sostenibile, le buone pratiche agricole e gli strumenti di lotta a nostra disposizione considerando l’estrema gravità del fenomeno che dobbiamo contrastare».