Inquinamento radiattivo del lago svizzero di Biel, Greenpeace chiede un’indagine

[15 luglio 2013]

Un gruppo di geologi dell’università di Ginevra ha fatto una scoperta molto preoccupante: un picco di cesio 137 nel lago di Biel (o Bienne). Analizzando i sedimenti del lago svizzero hanno trovato che dal 2000 c’è una quantità di radioattività superiore al normale.  Il giornale svizzero Matin Dimanche ha chiesto al laboratorio cantonale di chimica di Basilea Città di rifare gli stessi test e scrive che «il picco del cesio è chiaramente confermato. Secondo gli esperti viene a colpo sicuro dalla centrale nucleare di Mühleberg».

La cosa è molto preoccupante perché la città di Biel pompa quasi il 70% della sua acqua potabile direttamente dal lago.

L’Ufficio federale della sicurezza nucleare (Ifsn) ha però immediatamente detto che la salute pubblica non è minacciata e specialisti del nucleare si sono affrettati a confermare la cosa. «Ma – scrive Matin Dimanche – delle serie questioni si pongono ugualmente:  come hanno fatto le autorità a non accorgersi di nulla? La centrale comunica i suoi sversamenti in maniera trasparente? L’Ifsn, l’autorità di sorveglianza in materia nucleare, prende il suo ruolo sul serio?».

La risposta che si dà il giornale svizzero non è affatto tranquillizzante: «La nostra inchiesta dimostra che non c’è nessun sistema di allarme precoce per la radioattività nell’acqua potabile. Ed il sistema attuale, che permette di rilevarla solo una volta al mese, è totalmente inoperante. I suoi tubi si intasano regolarmente».

Werner Zeller, a capo della divisione radioprotezione dell’Ufficio federale della sanità pubblica, ha detto: «Abbiamo riconosciuto questa mancanza» e vuole studiare l’installazione di un sistema di misurazione della radioattività dell’acqua in continuo.

Dal dossier pubblicato da Matin Dimanche emerge che:

1) La centrale di Mühleberg  in seguito a lavori di manutenzione o incidenti ha scaricato nel fiume Aar acque di lavaggio con basse quantità di materiali radioattivi diverse volte. Questi “sversamenti controllati” sono autorizzati dal governo federale svizzero.

2) Trasportati dall’Aar, una piccola parte dei  radionuclidi si deposita sul letto del fiume e può restare nei sedimenti. Il resto prosegue il suo viaggio.

3) Dopo 3 ore, le acque contaminate raggiungono il lago, dove il 30% dei radionuclidi si deposita sul fondo. Il resto esce dal lago insieme all’Aar in direzione Basilea, per arrivare fino al mare. La Svizzera misura la radioattività una volta al mese ma il sistema ha dei vistosi “buchi”.

4) La città di Biel pompa il 68% della sua acqua potabile nel lago al largo di Ipsach, ma la radioattività non viene testata.

Il cesio 137 di Mühleberg si deposita quindi sul fondo del lago  e solo il recente carotaggio  ha permesso di analizzare i sedimenti con picchi di radioattività negli anni  ’70, nel 1986 e 2000.

Greenpeace Svizzera ha detto che «le informazioni pubblicate sul giornale Sonntagszeitung e  Matin Dimanche sugli scarichi radioattivi dalla centrale nucleare Mühleberg, sono preoccupanti. Ovviamente, la centrale nucleare di Mühleberg  potrebbe rilasciare grandi quantità di cesio nell’Aar, senza che le autorità se ne siano accorte».

Secondo gli ambientalisti, «il lago di Bienne è una discarica di scorie  nucleari. Il Berner Staatsanwaltschaft deve identificare e chiarire in quali circostanze la Bkw ha immesso la radioattività nel fiume Aare». L’Ifsn deve spiegare «perché non sapeva né fornisce il motivo per cui non ha informato l’opinione pubblica  dell’incidente». All’Ifsn Greenpeace Svizzera chiede di «rivelare e mettere sul tavolo tutte le informazioni in suo possesso che si riferiscono alle emissioni radioattive dall’Akw Mühleberg.  L’affermazione dell’Efsn che alcuni dati sono stati persi, è molto dubbia. La scoperta dimostra ancora una volta che la centrale nucleare di  Muhlenberg è in una posizione critica. Un incidente che coinvolga il rilascio di radioattività non solo contaminerebbe l’agglomerato di Berna, ma rendere inutilizzabile in modo permanente anche l’acqua potabile di milioni di persone. Solo una sua chiusura eliminerà il rischio».