La Cina rossa cresce meno, ma sarà più verde e sogna il cielo blu

Meno carbone e acciaio e smog. «Il governo traccerà rapidamente una linea rossa in materia di conservazione ecologica»

[6 marzo 2017]

Il primo ministro cinese, Li Keqiang, si è impegnato a «Proseguire le riforme al fine di raggiungere l’obiettivo di crescita del Pil del 6,5% quest’anno, malgrado le sfide». Si tratta  del tasso di crescita più basso degli ultimi due decenni e la previsione è contenuta nel Rapporto di attività del governo, presentato da Li durante la seduta di apertura della sessione annuale dell’Assemblea popolare nazionale (Apn, il Parlamento cinese).  Si tratta del primo rapporto del genere da quando  Xi Jinping è stato confermato a capo del Comitato centrale del Partito comunista cinese (Pcc) ed è diventato presidente della Cina. Il 2017 riveste un’importanza particolare per il Paese, perché il Pcc  convocherà il suo XIX congresso nella seconda metà dell’ano per eleggere una nuova direzione per i prossimi 5 anni (che è probabile, come da prassi, che resterà la stessa).

Nel 206 il Pil cinese ha raggiunto i  74.400 miliardi di  yuan (10.800 miliardi di dollari), con un aumento del 6,7%, che rappresenta il  30% della crescita mondiale. Il premier cinese ha definito il Pil al più 6,5% nel 2017 un obiettivo «realista e in accordo con i principi economici». In realtà si tratta di una pesante battuta d’arreso della rapida crescita infinita cinese – che comunque resta una delle più alte del mondo – ma potrebbe risultare salutare, visto che obbliga il governo comunista a rivedere la sua strategia economica, andando in direzione opposta a quella fossile dell’altra grande potenza economica mondiale: gli Usa di Donald Trump.

Li ha detto che «Questo obiettivo aiuterà a guidare e a stabilizzare le aspettative, a realizzare degli aggiustamenti e ad arrivare alla costruzione di una società moderatamente prospera  in tutti i suoi aspetti entro il 2020». Il primo ministro ha anche promesso che «Nel 2017, il Paese manterrà l’aumento dell’indice dei prezzi al consumo intorno al 3% e creerà più di 11 milioni di posti di lavoro urbani, limitando il tasso di disoccupazione nelle zone urbane al 4,5%».

Per tenere a galla la sua economia la Cina punta sull’accelerazione delle misure per disinquinare la sua economia e il suo ambiente: Li ha annunciato che «Il Paese ridurrà anche il suo consumo energetico per unità di Pil di almeno il  3,4%. Mantenere una crescita regolare ha l’obiettivo di assicurare il lavoro e migliorare le condizioni di vita della popolazione».

La Cina così ridurrà le emissioni dei principali inquinanti. Nel  2016 il consumo di energia per unità di Pil era diminuito del 5%. La Cina nel 2020 punta a consumare 5 miliardi di tonnellate equivalenti di carbone, cioè  una riduzione del 15% del consumo di energia per unità di Pil.

Il rapporto di attività del governo cinese dice che  «La Cina proverà i suoi sforzi per lottare contro la sovra-produzione  nei settori siderurgico e minerario, avendo per obiettivo quello di ridurre la produzione la capacità di produzione dell’acciaio intorno a 50 milioni di tonnellate e quella del carbone di almeno 150 milioni di tonnellate».

La lotta contro la sovra-produzione impegna il governo cinese fin dal 2015 e l’anno scorso la Cina ha  eliminato più di 65 milioni di capacità produttiva di acciaio e 290 milioni di tonnellate di carbone, superando gli obiettivi annuali che si era dato il governo. L’agenzia ufficiale Xinhua spiega che «Da anni. Un gran numero di industrie cinesi, tra cui l’acciaio, il cemento, l’alluminio, il vetro e il carbone, conoscono una sovra-capacità, diventata un freno per l’economia».

La frenata economica e una società moderatamente prospera  richiedono di sanare l’0avvelenamento causato da una crescita sfrenata e «Nel 2017, la Cina si impegna ad abbassare fortemente la densità di PM2,5 nelle principali regioni  – si legge nel rapporto governativo – Le emissioni di biossido di zolfo e di ossido di azoto saranno ridotte del 3% quest’anno, nel quadro degli sforzi per rendere di nuovo il cielo blu. La Cina dispiegherà maggiori sforzi per lottare contro l’inquinamento dovuto alla combustione di carbone. Saranno prese delle misure globali per rimpiazzare il carbone con l’elettricità e il gas naturale in più di 3 milioni di famiglie. Tutte le piccole caldaie a carbone nei quartieri istituiti nelle città a liveòllo di prefetture o superiore, verranno chiuse nel 2017».

Ma la dipendenz cinese dal carbone è ancora molto alta e il governo annuncia che «La Cina aumenterà i suoi sforzi in favore della modernizzazione delle centrali a carbone per pervenire a emissioni estremamente basse  e a risparmiare energia. La modernizzazione sarà avviata quest’anno nell’est del Paese, l’anno prossimo nel centro ed entro il 2020 nell’ovest. Tutte le maggiori fonti di inquinamento saranno messe sotto controllo online 24 ore su 24. La Cina rafforzerà anche la ricerca sulle cause dello smog, per migliorare la base e la precisione scientifica delle misure adottate».

Ma la Cina punta a diventare più verde anche come territorio: «Quest’anno, più de 800.000 ettari di terreni abusivamente disboscati saranno ricoperti di foreste o praterie – assicura il rapporto di attività – La Cina avvierà dei progetti pilota miranti a migliorare le foreste e a ripristinare gli ecosistemi lungo la cintura economica del fiume Yangtze. La Cia lancerà il secondo gruppo di progetti sperimentali miranti a preservare gli ecosistemi delle aree montane, delle foreste, delle terre arabili, dei fiumi e del laghi. Il governo traccerà rapidamente una linea rossa in materia di conservazione ecologica. Inoltre, il grado  di inquinamento espresso in Dco (domanda chimica di ossigeno) e il volume delle emissioni di azoto ammoniacale dovranno entrambi calare del 2% per rafforzare la lotta contro l’inquinamento dell’aria e del suolo».